Domande a Siae e politici

Dal Network Frontiere Digitali (www.frontieredigitali.net).

Indice

Libertà degli autori di scegliere una licenza

Sono un autore esordiente iscritto regolarmente alla Siae e vorrei pubblicare alcune mie opere sotto una "licenza con alcuni diritti riservati" (ad esempio Creative Commons o Gnu-Fdl) che permetta a chi vuole utilizzare il mio lavoro per scopi non commerciali di usufruirne gratuitamente (ossia senza pagare le dovute royalty). Nel contempo gradirei che la Siae riscuotesse le suddette royalty nel caso in cui una società o un singolo utilizzassero la mia opera a scopo di lucro.
So che attualmente ciò non è possibile. Sono convinto che questa possibilità possa contribuire alla diffusione delle mie opere, a farmi conoscere e, quindi, ad accrescere le mie future possibilità di guadagno. E' nelle intenzioni della Siae offrire questa possibilità ai propri soci? Se la risposta dovesse essere no, potreste illustrarmi chiaramente i motivi di questa vostra scelta?

Sono un cantautore affermato, regolarmente iscritto alla Siae, e vorrei pubblicare tutti i miei testi e spartiti sotto una licenza che ne permetta la libera copia, la distribuzione e la modifica. Contemporaneamente vorrei mantenere tutti i diritti d'autore sulle registrazioni delle mie esecuzioni e gradirei che la Siae riscuotesse le dovute royalty sulle loro riproduzioni. Sono dell'idea che la musica debba essere un bene comune condiviso che qualsiasi altro musicista può inserire nel proprio repertorio o modificare. Nel contempo credo che un autore debba comunque garantirsi un equo compenso: nel mio caso gli introiti derivanti dai concerti e dalla vendita delle mie esecuzioni sono sufficienti, quindi non vedo il motivo di imporre ulteriori restrizioni alla condivisione della conoscenza. La Siae potrebbe soddisfare questo mio desiderio? Se la risposta dovesse essere no, potreste illustrarmi chiaramente i motivi di questa vostra scelta?

Sono un autore affermato, regolarmente iscritto alla Siae, ogni cui nuova opera raggiunge buone posizioni nelle classifiche, garantendomi un compenso soddisfacente. Sono convinto che l'attuale durata del diritto d'autore fino a 70 anni dopo la morte dell'ultimo autore che ha contribuito all'opera sia eccessiva e che ostacoli la circolazione del sapere e della conoscenza, che io ritengo fondamentale. Potrei rinunciare volontariamente ai diritti d'autore sulle mie opere passati 14 anni dalla loro prima pubblicazione? Se ciò fosse possibile, trascorso questo periodo, la Siae interromperebbe la riscossione delle royalty come da mia volontà? Se la risposta dovesse essere no, potreste illustrarmi chiaramente i motivi di questa vostra scelta?

La copia non è un furto

Premesso ciò, ritenete giusto equiparare la copia illegale di un'opera intellettuale sotto forma di file digitale al furto di un bene materiale? In caso di risposta affermativa, potreste gentilmente argomentare in modo chiaro la vostra opinione?

Una tassa non equa

Acquisto regolarmente dei cd vergini per copiare le mie fotografie, i documenti che scrivo per lavoro, i filmati delle mie vacanze che realizzo con la mia videocamera, le copie di sicurezza di opere acquistate legalmente (il diritto di backup è sancito dai diritti di giusto utilizzo [fair use]) ecc. Non sto violando alcun diritto d'autore eppure sono costretto a pagare una tassa alla Siae che viene applicata su tutti i supporti vergini. Il compenso per 'copia privata' "si applica a tutti i supporti di registrazione vergini, analogici e digitali, dedicati (audio e video) e non dedicati comunque idonei alla registrazione di fonogrammi e videogrammi" . Questa tassa, in quanto generalizzata a tutti i supporti vergini, si applica ingiustamente anche alle copie di opere di pubblico dominio, a opere per le quali é liberamente consentita la copia (ad esempio il software libero), a copie di backup o archiviazione consentite dai diritti di giusto utilizzo (fair use), alle copie di opere di effettuate dallo stesso autore dell'opera (che ne detiene i diritti patrimoniali) ecc.

Vorrei fosse chiaro che non tutto ciò che viene copiato su un supporto vergine è protetto da diritti d'autore. Se non ho problemi a pagare una tassa allo Stato, consapevole del fatto che contribuirà alla realizzazione di opere per la comunità, ho grandi problemi a versare i miei soldi per contribuire all'arricchimento di autori ed editori, al soddisfacimento degli interessi di singoli individui e di società private.
La scelta di tassare tutti i supporti vergini a causa di un impraticabile controllo delle sole copie illecite è, a mio parere, una soluzione che avvantaggia poche persone a discapito di una maggioranza che acquista cd e dvd per semplice archiviazione di dati, senza violare alcun diritto d'autore.
Perchè allora non avvantaggiare questa maggioranza eliminando questa tassa?

(da riassumere e suddividere in più punti)

Una delle più contestate misure sul diritto d'autore italiano, che impatta enormemente sui produttori di CD e DVD vergini e sulle libertà dei consumatori, E' tornata prepotentemente al centro dell'attenzione dopo l'annuncio secondo cui uno dei maggiori produttori di settore ha deciso di chiudere uno stabilimento in Italia. Secondo l'industria, il nostro paese per la sua politica sull'equo compenso sta distruggendo l'intero comparto produttivo. La denuncia arriva da ASMI, l'Associazione dei produttori di supporti multimediali, che spiega come uno dei maggiori riferimenti produttivi, la Computer Support Italcard, abbia deciso di chiudere lo stabilimento di Sulbiate, nei pressi di Milano, a causa delle notevolissime imposizioni sui CD e DVD vergini in Italia.
Come noto, il meccanismo dell'equo compenso, stigmatizzato in queste ore anche da un post sul blog di Beppe Grillo, prevede una "tassa" sui supporti vergini in vendita pensata per compensare autori e detentori del diritto d'autore per la copia privata di opere che i consumatori potrebbero decidere di realizzare su quegli stessi supporti. Una sorta di prelievo preventivo su comportamenti "possibili" ma non accertati che fa lievitare i prezzi dei supporti in Italia, tanto che ormai da lungo tempo sono moltissimi quelli che si servono da produttori esteri, comprando spesso a prezzi del 50-60 per cento inferiori rispetto a quelli praticati in Italia.
"Dal 2003 ad oggi - spiega ASMI - il cosiddetto equo compenso ha prodotto nello specifico settore dei CD e DVD crisi produttiva, disoccupazione, riduzione del gettito IVA causata dall'importazione illegale di supporti, penalizzazione per i consumatori, dovuta all'aumento dei prezzi. La riduzione delle vendite di CD e DVD vergini porterà inoltre ad una riduzione dei compensi versati alla SIAE, con danni agli stessi aventi diritto".
Nulla di nuovo, per intenderci, sono denunce che vanno avanti da anni e che ora portano con sè casi concreti di aziende che chiudono. Una eventualità che lo scorso autunno si sperava di evitare con una riforma della normativa, riforma che però è stata bloccata dal Governo, escludendola dal maxiemendamento alla Finanziaria.
A fronte proprio dell'equo compenso e della tassa preventiva sulla copia privata acquisisce consistenza anche la diffida di Altroconsumo a Sony ed EMI: a detta dei consumatori è infatti illegale qualsiasi sistema che impedisca al consumatore la copia privata di un CD musicale.
Secondo i consumatori "ad un anno esatto dalla firma del Patto di Sanremo tra major e Governo italiano niente è stato fatto di quanto promesso. Nel frattempo, solo note stonate per il diritto dei consumatori alla fruizione dei contenuti: il Governo ha giorno dopo giorno stravolto la legge sul diritto d'autore, riducendo sensibilmente i diritti dei consumatori".
Altroconsumo segnala la presenza sempre più massiccia sui CD in vendita di tecnologie DRM, pensate perlopiù proprio per impedire la copia privata "e che - spiega l'Associazione - molto spesso, impediscono addirittura la riproduzione del contenuto su lettori CD da auto e computer".
L'Associazione ha quindi fatto ricorso al Codice del Consumo per diffidare le due grandi della musica internazionale in quanto la disseminazione dei dispositivi antiriproduzione rappresenta "una vera e propria lesione dei diritti e degli interessi dei consumatori alla fruizione privata". "Questo - continua Altroconsumo - nonostante le major continuino a ricevere ingenti introiti grazie alla tassa sui supporti vergini imposta per legge - il cosiddetto equo compenso, che tutti paghiamo, indistintamente, per compensare i pretesi mancati introiti dalla riproduzione privata del CD".
Nella sua diffida, Altroconsumo ha chiesto ai due produttori di includere tutte le informazioni sul DRM utilizzato sui CD in vendita, affinchè i consumatori sappiano esattamente cosa è permesso e cosa non lo è con il CD che acquistano. "Se Sony ed EMI saranno sordi a tali richieste - spiegano i consumatori - Altroconsumo porterà in giudizio le due major. L'associazione indipendente di consumatori sta valutando di allargare tale azione inibitoria ai venditori che mettono in commercio tali prodotti di cui conoscono i limiti di utilizzo. Prova ne sia il fatto che è sempre più diffusa nei negozi l'esposizione di cartelli con l'avvertenza: tutti i CD che riportano il marchio Copy Controlled sono dotati di un meccanismo antiduplicazione che potrebbe non farli funzionare in alcuni lettori cd da auto e computer."
Ma che il diritto di copia sia sotto il fuoco di fila delle multinazionali dell'intrattenimento è ormai un dato di fatto: messo in dubbio da una sentenza belga lo scorso anno, il diritto di effettuare una copia di quanto si acquista secondo le major americane della musica è un privilegio e una concessione che, come tale, può in qualsiasi momento essere ritirata.

Rimborso dell’“equo compenso” anche per i privati cittadini

È possibile chiedere alla Siae il rimborso dell’“equo compenso”, come indicato nella pagina Rimborsi. È chiaro che i privati cittadini non fanno parte delle categorie che possono chiedere tale rimborso. Per quale motivo?


Il diritto di poter rinunciare ai propri diritti

Perchè un autore non può rinunciare a propri diritti nel caso di una specifica esecuzione?
Vorrei che un mio amico possa eseguire cover di tutti i miei brani registrati alla Siae, vorrei che anche tutte le associazioni no-profit possano fare altrettanto, voglio poter liberamente suonare i miei brani durante una festa di beneficienza senza che vengano versate royalty alla Siae¦

(a cura del Fronte popolare per la musica libera)

Sono iscritto alla Siae come musicista non trascrittore e ho all’attivo alcuni album pubblicati i cui brani sono registrati alla Siae con editore. Ora mi piacerebbe far uscire un altro album con una licenza libera. Per fare ciò dovrei annullare la mia associazione alla Siae? In tal caso cosa ne sarà dei brani già depositati presso la Siae? Ipotizzo che non percepirò più i diritti d’esecuzione e riproduzione.
Ammesso di riuscire a convincere coloro che detengono i diritti di edizione, potrò mai ripubblicare i miei brani più vecchi con licenza libera?

La Siae opera il tacito rinnovo ogni 4 anni. Posso annullare la mia iscrizione oppure dovrò aspettare 4 anni per non dover più rispettare i doveri imposti dal contratto Siae?

Il diritto di poter suonare liberamente i propri brani

Sono un musicista e non sono iscritto alla Siae. Perchè quando suono un mio brano originale in un locale o in una festa di paese devo compilare il borderau Siae e pagare le royalty sui miei brani?

La possibilità di stampare un CD audio senza essere iscritti

Sono un musicista non iscritto alla SIAE. Se volessi stampare il mio cd presso le aziende addette, non potrei perchè è necessario il bollino SIAE, una tassa su un diritto che non ho richiesto.

La privatizzazione della cultura deve avere un limite

Ho pensato di regalare alla mia ragazza, grande fan di una famosa celebrità degli anni '60, un poster con riprodotta una fotografia della sua diva preferita. Non soddisfatto dai manifesti reperibili in commercio all'onesto prezzo di cinque euro, ho setacciato i siti web delle agenzie fotografiche alla ricerca di un soggetto migliore. Su un famoso archivio privato online ho trovato alcune splendide foto della suddetta diva. Del tutto intenzionato ad acquistarne i diritti per una riproduzione a uso privato ho richiesto un preventivo. Sono rimasto esterefatto dalla notizia che l'invio di un file digitale (operazione che per i proprietari dell'archivio ha un costo quasi nullo) per uso privato ha costi nettamente superiori rispetto a un'immagine equivalente già stampata su un supporto cartaceo (operazione che teoricamente ha un costo aggiuntivo): si parla di cifre che partono da un minimo di 30 euro. Ma sono rimasto veramente basito dal sentirmi dire che, nel caso di un personaggio famoso, E' costoso ottenere i permessi (mi sono stati preventivati 20.000,00 per l'utilizzo commerciale: una follia), e che non è possibile autorizzare un utilizzo privato. Mi sembra assurdo che, insoddisfatto di ciò che è reperibile già stampato sul commercio e del tutto intenzionato a pagare un prezzo equo per la riproduzione digitale di un'opera d'arte (non di un'originale!), mi venga impedito l'accesso al patrimonio culturale del nostro Paese. Questo è un grave danno per la collettività, non solo perchè questo patrimonio non è liberamente condiviso nemmeno dopo 40 anni dalla sua prima pubblicazione, ma soprattutto perchè, anche volendo rispettare quel principio di equo compenso stabilito dalla legge sul diritto d'autore, l'accesso a quella cultura è bloccato da un gruppo di strozzini delinquenti. Secondo voi è più criminale chi 'per scopo di profitto privato' nega a milioni di persone un accesso equo a un patrimonio nazionale o chi scarica illecitamente brani mp3 dalla rete senza privare nessuno di nulla?