Reti nazionali di pubblica utilità come bene comune
Dal Network Frontiere Digitali (www.frontieredigitali.net).
Alessandro Casacchia scrive: “credo che tutta l’infrastruttura di rete dovrebbe essere pubblica così come dovrebbero esserlo tutte le reti nazionali (acqua, gas, elettricità, ferrovie, autostrade etc.) e gestita attraverso i principi della pianificazione concertata fra Stato e Regioni, e il mercato in libera concorrenza, ammesso che esista un aggeggio di tal fatta, dovrebbe riorentarsi sui servizi (i famosi contenuti). Le reti, sia i (“le”, se preferite) backbone che le reti di accesso, sarebbero un asset nazionale a disposizione di tutti gli operatori del mercato (mercati) di servizi. In questo modo, fra l’altro, potrebbero essere garantiti quegli operatori che lavorano a fini sociali o sul versante del servizio universale (non di connettività perché sarebbe automaticamente garantito) p.e. dell’informazione.”
Fiorello Cortiana, Interessi e azioni pubbliche sulle reti digitali
Il "caso Telecom" tra le tante polemiche e distorsioni ha posto nell'agenda politica una questione centrale: le condizioni di accesso, controllo e proprietà della rete di banda larga nella società digitale. Si tratta di definire la governance di una risorsa strategica, di un bene comune, sul quale circolerà l'economia della conoscenza e la nuova partecipazione sociale. Non a caso L'access alla rete sarà uno dei quattro temi del Forum mondiale promosso dall'ONU ad Atene per il prossimo Novembre. Per questo il repentino voltafaccia del Sindaco Moratti per consentire la vendita della rete milanese Metroweb al fondo finanziario inglese Stirling Square, con sede nel paradiso fiscale di Jersey, risulta incredibile e sospetto. Il debito di Metroweb è in calo costante e anche l'eventuale parziale sottodimensionamento della capacità dei cavi non giustificano una svendita sottocosto di una rete che rendeva Milano una delle città più cablate al mondo. Ciò che preoccupa e sconforta è la motivazione addotta dal Sindaco "la banda larga non è strategica ci dobbiamo dedicare ai contenuti" (!?), proprio sulla banda larga viaggiano e viaggeranno sempre più informazione, sapere, comunicazione, conoscenza, impresa, amministrazioni, società. Disporre di banda larga, partecipare alla sua governance significa disporre della infrastruttura produttiva strategica oggi e non in un futuro indeterminato. Dedicarsi solo ai contenuti, come propone la Moratti, equivale dedicarsi alle suonerie invece che ai cellulari, palmari ecc. e alle loro reti di trasmissione. A fronte delle contorsioni della Moratti, il fatto che il Presidente della Provincia Penati abbia comunicato che la Provincia di Milano sta promuovendo gli anelli e le dorsali per una rete telematica a banda larga accessibile in tutta l'area metropolitana, anche attraverso le modalità wi-fi per contribuire alla costruzione di un distretto dell'innovazione è significativo.
La Provincia di Milano dispone di una propria rete in fibra ottica, che già oggi compre il 75% della popolazione e può essere in grado di coprire tutta l'area metropolitana nel 2008.
Una integrazione di sistema con la rete Metroweb e con le altre esistenti costituirebbe una straordinaria disponibilità, anche internazionale, per il mercato e la sua qualità competitiva nel processo di globalizzazione. Il caso Telecom e quello Metroweb vanno sottratti alla polemica politica contingente e al suo esaurimento e devono divenire la questione della distribuzione, dell'accesso e del controllo della rete a banda larga.
Le polemiche sulla presunta ingerenza statalista e le nazionalizzazioni sono fuori luogo. La politica pubblica deve garantire le condizioni di pari opportunità di accesso per gli operatori esistenti e potenziali del mercato.
A questo scopo la possibilità di creare una pubblic company nella quale insieme ai privati partecipassero le multiutility pubbliche garantirebbe una governance efficace per un mercato aperto.
Un sistema così configurato avrebbe un riscontro operativo immediato e connettendosi con le reti esistenti nel Nord Ovest ( sia sull'asse Milano Brescia costituito dall'aggragazione AEM ASM, sia in relazione a Torino e Genova ) e contemplando la possibile estensione della rete che la Provincia di Milano sta posando, costituirebbe un distretto digitale di carattere internazionale.
Sarebbe auspicabile che sul piano del controllo L'Authority italiana venisse potenziata al fine di avere i poteri e l'autorevolezza dell'OFFCOM britannica affinché le imprese possano avere le stesse possibilità di accesso indipendentemente dai soggetti proprietari delle reti o dei sistemi di reti.
Di più, laddove si pensasse effettivamente ad una prospettiva non solo finanziaria bensì di riconoscimento strategico della natura infrastrutturale della rete Telecom, la stessa Telecom potrebbe divenire una effettiva public company, nella quale tanto gli operatori privati ( ad es. Fast Web, Wind, ecc.) quanto le amministrazioni locali potrebbero partecipare portando come asset la rete di cui dispongono.
Le disponibilità e gli impegni del Governo relativamente ai due disegni di legge collegati alla finanziaria relativi al federalismo fiscale e al riordino delle funzioni amministrative ai vari livelli di governo, consentono di inserire la rete telematica a banda larga tra le funzioni della città metropolitana e degli enti di coordinamento di area vasta. . Questo discorso riguarda quindi esperienze di aggregazione di multiutility che come Hera in Emilia Romagna consentono di mantenere un controllo pubblico da parte delle amministrazioni locali.
Credo che non sia esagerato e tanto meno velleitario pensare che proprio nell'integrazione delle reti, nel metterle a sistema, si possa trovare la realizzazione concreta delle potenzialità federali del decentramento previste nel Titolo Quinto della Costituzione. Su questo il Parlamento e il Governo devono aprire un confronto aperto e partecipato affinché questo paese sia capace di futuro, non è un desiderio ma una necessità.
POV di Angelo Buongiovanni
Non credo che sia necessario che il gestore della rete sia pubblico -- e quindi che sia necessario rinazionalizzare. Credo invece che dovrebbe essere un concessionario pubblico con degli obblighi ben precisi:
a) Servizio universale -- in particolare per quanto riguarda la capacita\' di trasmissione dati -- e con una definizione precisa ed aggiornabile nel tempo degli standard minimi del servizio universale (es.: e\' ancora pensabile, nel momento in cui sempre piu\' la rete si configura come strumento di produzione di contenuti e non soltanto di fruizione, che la connettivita\' tipo sia *asimmetrica*? oppure: e\' adeguato oggi come standard minimo quello dei mini-ADSL 128/640? -- non dico che si debba entrare in questo genere di dettaglio ora -- ma chiarire che quando si parla di servizio universale si deve entrare pesantemente *nel merito* -- questo si\'.
b) Condizioni d\'accesso non discriminatorie -- davvero e senza trucchi. Per ora e\' chiaro anche ai sassi che non e\' cosi\'.
c) Neutralita\' della rete garantita -- eventualmente anche per legge?
d) Investimenti legati all\'estensione del servizio universale definiti in contratti di servizio ben precisi, con la possibilita\' di verificare ed eventualmente di esercitare poteri sostitutivi decurtando i trasferimenti statali.
