Progetto pilota Siae-Fhf: linee guida
Dal Network Frontiere Digitali (www.frontieredigitali.net).
Siete arrivati qui perchè avete seguito il link di approfondimento presente nel comunicato stampa La Siae si apre al copyleft. Prima di spiegare il progetto, che vuole in qualche modo ripercorrere il progetto pilota della Buma-Stemra olandese adattandolo alla realtà italiana, è utile una piccola premessa.
Prevalgono spesso, nella tutela dei diritti d’autore, quegli aspetti che vengono ricondotti alla autonomia creativa e distributiva di autori ed editori, si immagina un sistema verticale nel quale ogni atto distributivo e di fruizione dei contenuti creativi sia espressamente autorizzato e sottoposto a controllo dagli interessati, ai quali la corresponsione dei diritti economici dovuti resta dipendente e corrispondente alle singole attività di fruizione, conosciute e riconoscibili.
L’apertura sociale, pur non rivestendo ancora un ben definito contenuto e pur essendo troppo spesso rimessa alla regolamentazione statale o a quella della Società Italiana Autori ed Editori (rispetto alla quale purtroppo le varie lobby hanno gioco fin troppo facile per intervenire precludendo qualsiasi miglioramento normativo o regolamentare), è ben presente in ambito internazionale e ben potrebbero allora prevedersi forme di mediazione e di apertura. L’ordinamento internazionale sembra ben consapevole dell’esigenza di differenziazione che spesso emerge e che richiede un adattamento alle prescrizioni, senza il quale tutta la disciplina del diritto d’autore (che spesso si confonde e si unifica con la tutela del copyright) finisce per essere fraintesa.
Si tratta, allora, di cogliere come ipotizzare una serie di eccezioni alle regole in tema di pagamento dei diritti d’autore e dei diritti connessi in modo da assicurare, da un lato, un’apertura sociale del sistema, in modo responsabile e consapevole, partendo però dal presupposto che nessuna norma in sede internazionale appare vincolante direttamente gli Stati (o le Unioni di Stati), apparendo invece evidente come, in sede internazionale, si affida sempre di più alla comunità il compito di mediazione e di individuazione di ipotesi derogatorie. In altre parole il problema non è tanto riscrivere l’intera disciplina, ma focalizzare meglio l’applicazione dei diritti d’autore, in modo da assicurare equamente i diritti di autori e imprenditori della creatività rispetto a utilizzazioni concorrenziali e commerciali, salvaguardando nel contempo ogni forma di accesso sociale o riproduzione che possa essere giustificabile per finalità di carattere sociale o strettamente individuale (in relazione cioè a specifiche esigenze di fruizione di un singolo utilizzatore o di singoli gruppi di utilizzatori).
Non è semplice pervenire a un punto di equilibrio, ma occorre abbandonare le posizioni pregiudiziali, cioè da un lato tentare una sintesi e dall’altro cercare di comprendere i valori in gioco in un quadro di reciprocità e riconoscimento, abbandonando le semplificazioni e i toni drammatici: vi è una vera e propria “guerra” in corso, sia pure di carattere giuridico, e da un contesto bellico non si esce se non con una forte volontà di pacificazione e di mediazione stabilendo in primo luogo i punti di una possibile tregua e poi i caratteri di una definizione reciproca degli interessi, fatta di priorità diversamente graduate, di alternative e di punti determinanti, destinati a fermare le ostilità e a porre le basi per una pace duratura.
La nuova realtà della comunicazione digitale impone sia una riscrittura del concetto di copia privata che nuove e più efficaci forme di regolazione e di mediazione sociale : occorre forse comprendere che, tanto la fruizione individuale di un contenuto digitale quanto la raccolta e la conservazione organizzata dei contenuti digitali per finalità bibliotecarie (e quindi in definitiva finalità di promozione e conservazione, oltre che di fruizione individuale facilitata no profit alla cittadinanza), rispondono a esigenze di carattere sociale la cui funzione, se da un lato può apparire un rischio ai titolari dei diritti, può anche essere considerata una grande opportunità di conoscenza collettiva per la comunità.
Ne consegue che appare opportuna una netta distinzione tra sfruttamento dei contenuti per finalità commerciali dirette o indirette e accesso ai contenuti e loro conservazione per finalità non commerciali, specificandone meglio e puntualmente i contorni (con la piena partecipazione degli esercenti di tali attività e con le organizzazioni di consumatori) e, semmai, prevedendo nuove forme di corresponsione anticipata dei diritti solo nei confronti dei soggetti che conseguano utili dallo sfruttamento dei materiali altrui attraverso modalità che, proprio grazie alle tecnologie digitali, possono essere più trasparenti e più efficaci, ma che, soprattutto, incidano sulle utilità effettive realizzabili mediante l’inserzione e la consultazione dei contenuti medesimi, nel contempo specificandone le soglie di tollerabilità e le responsabilità degli intermediari, specie con la fissazione di regole di comportamento sul piano deontologico. ("G.Corasaniti Diritti d'autore e responsabilità sociali (Relaz. al Convegno di Padova 2007)")
Per approfondire questo discorso e portarlo in ambito squisitamente pratico, può essere utile calare il contesto della discussione nell’ambito della volontà da parte della Siae di approfondire le implicazioni delle licenze generali pubbliche di diritto d’autore con alcuni diritti riservati in uso nel settore musicale. La modalità di gestione dei diritti prevista da tali licenze, purtroppo ad oggi, non può essere trasposta nel contesto della gestione collettiva dei diritti. Il risultato è che un autore ha davanti a sé una scelta obbligata: scegliere la tutela della Siae, che non prevede la possibilità di utilizzo gratuito dell’opera a fronte di un utilizzo non commerciale, oppure scegliere la gestione autonoma dei diritti, che risulta difficilissima e pone l’autore nella situazione di non poter esercitare azioni a tutela della propria opera, a causa degli elevati costi in tempo e denaro.
Per semplificare la discussione si cercherà, per quanto possibile, di dividere gli interventi in diverse aeree di discussione. La finalità delle discussioni, attraverso mailing list, sarà quella di scrivere un documento o progetto attraverso l’utilizzo del wiki da presentare in Siae per approfondire la discussione di cui al terzo punto del comunicato.
- Una prima area di discussione sarà quella relativa a cosa debba intendersi per utilizzo commerciale (a scopo di profitto o a scopo di lucro), utilizzo promozionale in generale e, in particolare, di quella musicale. Questa area di discussione è dedicata prevalentemente agli autori, utilizzatori e agli intermediari e distributori, quali organizzatori di pubblici spettacoli, intrattenimento o esecuzioni pubbliche, esercizi commerciali che diffondano musica d’ambiente, emittenti radio o radiotelevisive, produttori musicali, gestori di siti internet, web radio e web tv.
- La seconda area di discussione, sulla base di quanto risulterà dalla discussione su cosa considerare commerciale, non commerciale o promozionale, provvederà a chiarire i termini per l’utilizzo e diffusione consentita da quanto deciso dall’autore, attraverso una discussione delle regole di comportamento sul piano deontologico dei soggetti che si occupano di diffusione dell’opera.
- La terza area di discussione sarà quella di trovare gli strumenti tecnico informatici utilizzabili, basati su software libero, per assicurare la massima trasparenza e informazione della titolarità dei diritti di utilizzazione economica dell’opera, al fine di consentire alle terze parti utilizzatrici di verificare la possibilità d’uso legittimo dell’opera secondo le scelte dell’autore. Questa area di discussione è rivolta prevalentemente a informatici ed esperti di gestione del diritto d’autore.
Al termine della discussione, quando, attraverso proposte costruttive, sarà stilato un documento condiviso da presentare presso la Siae, verrà affrontata la fase più importante, dedicata al confronto degli organi rappresentativi della base associativa della Siae, per verificare la possibilità di gestire forme alternative al mandato generale che l’autore conferisce alla Siae per la gestione collettiva dei suoi diritti, che consenta maggiore libertà di scelta all’autore sulle modalità di diffusione della propria opera, e approfondisca il tema dei relativi costi di gestione.
Gli strumenti collaborativi
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- Su Open Ddl è possibile contribuire a una chiarificazione della definizione di:
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- Utilizzo a scopo di profitto, definizione e regole di appartenenza.
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- Utilizzo promozionale, definizione e regole di appartenenza.
- Utilizzo commerciale, definizione e regole di appartenenza.
- Stiamo per aprire la lista di discussione specifica. Nel frattempo potete iscrivervi alla lista di discussione generalista di Frontiere Digitali (traffico elevato).
