Libertà di copia e di accesso privati alle opere finanziate con soldi pubblici

Dal Network Frontiere Digitali (www.frontieredigitali.net).

Indice

Premessa

I progressi sociali e tecnologici rendono possibile a una crescente parte dell'umanità di accedere, creare, modificare, pubblicare e distribuire vari tipi di opere (opere d'arte, materiali scientifici ed educativi, software, articoli), in breve tutto ciò che può essere rappresentato in forma digitale. Molte comunità si sono formate per esercitare queste nuove possibilità e creare un'abbondanza di opere collettivamente riutilizzabili.

Non solo Internet e le tecnologie digitali incentivano la creatività, in quanto strumenti che offrono a chiunque l’opportunità di creare nuove opere originali, ma dimostrano che un elevato numero di autori mette in discussione le attuali leggi sul diritto d’autore spronando spontaneamente il “saccheggio” delle loro opere, autorizzando copie legali, affinché le loro creazioni vengano condivise, fruite, riascoltate e riviste, modificate e anche vendute da terzi. Molti autori, sia amatori che professionisti, qualunque sia il loro campo di attività, dimostrano un genuino interesse nel favorire un ecosistema in cui le opere possano essere diffuse, riutilizzate e derivate in modo creativo. Più facile è riutilizzare e derivare opere, più ricca diventa la nostra cultura.

Le licenze con alcuni diritti riservati, come la Gnu General public license (Gnu-Gpl) (con cui è rilasciata gran parte del software libero) e le Creative Commons public license (Ccpl), sono strumenti legali mediante i quali il licenziante rinuncia volontariamente all’esercizio esclusivo di determinati diritti patrimoniali e il fruitore dell’opera (o licenziatario) accetta di esercitare tali diritti, obbligandosi a rispettare le condizioni della licenza. Diversamente dalle licenze private, queste licenze sono generali pubbliche, ossia le libertà vengono concesse a tutti i fruitori, senza distinzione, purché rispettino le regole in esse indicate: in esse, solitamente, si parla di fruitore in termini generici. Attraverso una licenza d’uso generale pubblica l’autore può concedere volontariamente a tutti i fruitori alcune libertà di utilizzo sull’opera, evitando di essere contattato per ottenere i permessi dichiarati nella licenza.

Queste licenze si sono dimostrate validi strumenti di promozione di beni e servizi, in quanto incentivano lo scambio volontario di informazioni tra utenti, attraverso il passaparola o la pubblicazione di informazioni sui siti web. Una strategia di marketing molto adatta agli enti pubblici per la promozione dei loro servizi, in quanto caratterizzata da costi irrisori ed elevata efficacia. Si pensi alla promozione turistica attraverso la libera diffusione di materiale informativo.

Il 14 luglio 2009, uno studio di Giorgos Cheliotis – assistente professore della facoltà di comunicazione e nuovi media presso la National University of Singapore e ricercatore ospite al Berkman Center for Internet & Society presso l’Università di Harvard –, cercando di rispondere alla domanda “quanto è esteso e libero il patrimonio dei beni comuni?”, ha evidenziato che il 6 luglio, in tutto il mondo, risultavano censite 170.268.161 opere pubblicate sul web con una licenza Creative Commons. Si tratta di dati parziali, imprecisi, sufficienti a dare un’idea indicativa della portata del fenomeno, probabilmente in difetto, poiché includono solo le opere “setacciate” dai motori di ricerca ed escludono quelle rilasciate sotto altre licenze (ad esempio tutto il patrimonio del software libero e open source). L’Italia, con 8.696.745 opere, si classifica al secondo posto a livello mondiale, dopo la Spagna (10.150.188 opere), prima degli Stati Uniti (8.398.560 opere). Un risultato su cui riflettere, soprattutto considerando che potrebbe essere ulteriormente sottostimato, perché vengono classificate come “italiane” esclusivamente le opere rilasciate sotto la versione italiana della licenza: molti autori, dato il notevole ritardo nel rilascio dell’adattamento alla giurisdizione italiana della versione 3.0 delle licenze, potrebbero aver optato per versione generica (unported), che viene applicata a molto più della metà della totalità dei lavori censiti (109.902.180 opere).

Nel 2004 un gruppo di attivisti della rete Internet ha avviato il progetto Scarichiamoli!, chiedendo che le opere dell'ingegno finanziate (a fondo perduto) con soldi pubblici e le opere di pubblico dominio fossero liberamente fruibili. A distanza di anni, il movimento per la cultura libera ha elaborato nuove definizioni e nuovi strumenti legali che semplificano il raggiungimento degli obiettivi fissati da Scarichiamoli! e ne rafforzano la proposta.

Nel 2009 Free Hardware Foundation Italia e il network aperto Frontiere Digitali propongono ai referenti politici a livello locale e nazionale un progetto aggiornato, di semplice adozione. Il principio alla base è molto semplice: le opere finanziate con soldi pubblici, attraverso fondi costituiti da denaro prelevato ai contribuenti attraverso le tasse, dovrebbero poter essere fruite gratuitamente e liberamente dai contribuenti stessi, ovvero dalla collettività, per massimizzare la loro diffusione e quindi l'efficacia dell'investimento pubblico. Negli Stati uniti tutte le opere prodotte da un dipendente del governo federale come parte dei suoi compiti sono nel pubblico dominio, cioè completamente libere da copyright (approfondimento). Il risultato è che, ad esempio, le immagini prodotte dalla NASA sono riutilizzate in tutta la rete, compresi i siti Wikimedia (fra cui Wikipedia), e quindi sono conosciute da tutti, mentre le immagini dell'ESA non hanno diffusione, e nessuno ne conosce le attività.

Attraverso una clausola aggiunta ai bandi di concorso, sfruttando le licenze generali pubbliche con alcuni diritti riservati, è possibile raggiungere questo obiettivo. Invitiamo tutti gli enti pubblici a farsi promotori di questa iniziativa e ad attuarla nei limiti delle loro possibilità.

La nostra proposta (in fase di realizzazione)

È definita Bene culturale libero qualsiasi opera intellettuale, tutelata dalle leggi di diritto d'autore, brevetti o marchi, pubblicata soddisfacendo i seguenti requisiti:

  • conformità all'ultima versione della Definizione di opere culturali libere (Definition of free cultural works) (Fruizione gratuita, libera e legale);
  • conformità alla Legge Stanca e/o Web accessibility initiative (WAI) Guidelines del W3C, per l'accesso agli utenti diversamente abili (Accessibilità universale);
  • pubblicazione integrale di qualità, idonea a garantire un'ottima visualizzazione e/o ascolto (Fruizione di qualità)
  • pubblicazione all'interno dei progetti Internet Archive e Wikimedia Commons, nel caso di file multimediali, oppure pubblicazione e/o promozione su un sito internet di proprietà dell'ente, dei soggetti finanziati e attraverso qualsiasi altro canale ritenuto idoneo, nel rispetto di OAI-PMH (Accesso pubblico e trovabilità);

Attraverso il bando di concorso, un ente pubblico richiede che l'importo da esso stesso erogato per il finanziamento totale o parziale della progettazione e/o realizzazione di opere intellettuali direttamente riproducibili in formato digitale (film, documentari, registrazioni di trasmissioni o format televisivi, registrazioni di brani musicali, libri o testi in generale, fotografie, disegni, illustrazioni o artefatti grafici, prodotti multimediali, siti web, applicazioni software o programmi per elaboratore ecc.) sia parzialmente o integralmente investito nel rilascio almeno una versione digitale integrale compatibile con la definizione di bene culturale libero.

Nel caso in cui il finanziamento totale o parziale riguardi direttamente la progettazione e/o realizzazione di un evento (concerto, corso di formazione, seminario, conferenza, spettacolo teatrale ecc.), l'importo erogato dovrebbe essere parzialmente o integralmente investito nella realizzazione di almeno una rappresentazione digitale integrale dell'evento stesso (registrazione video e/o audio, testo della sceneggiatura, servizio fotografico, relazioni testuali, paper ecc.), che riproduca al meglio l'esperienza dell'evento originale e che sia compatibile con la definizione di bene culturale libero.

Nel caso in cui il finanziamento totale o parziale riguardi la progettazione o la realizzazione di altri prodotti, servizi o opere non direttamente riproducibili in formato digitale (sculture, dipinti, oggetti ecc.), tutelate dal diritto d'autore o dal brevetto, l'importo erogato dovrebbe essere parzialmente o integralmente investito nella produzione di più rappresentazioni digitali (schede e disegni tecnici, servizi fotografici, relazioni, codici sorgenti ecc.), compatibili con la definizione di bene culturale libero, che documentino e forniscano una descrizione integrale, adeguata, dettagliata e completa dell'entità oggetto del finanziamento.

Gli enti pubblici in possesso di dati, informazioni o opere di cui detengono i diritti d'autore (dati geografici, fotografie aeree, mappe catastali, software ecc.) sono invitati ad impegnarsi a pubblicarle in formato digitale, in conformità alla Definizione di bene culturale libero.

Enti pubblici aderenti

In ordine alfabetico:

La proposta Scarichiamoli!

L'accesso pubblico al sapere e la libera fruizione delle opere dell'ingegno rappresentano un minimo comune denominatore per movimenti tra loro diversi (Open Access [1], Free Content / Open Content [2], Free Software [3] / Open Source [4], Web Accessibility [5], No Trusted Computing [6]), che si occupano di problemi diversi, ma che trovano una base condivisa nello sviluppo "aperto" della Società della Conoscenza.

In armonia con i principi promossi da questi movimenti, vorremmo che le opere dell'ingegno finanziate (a fondo perduto) con soldi pubblici e le opere di pubblico dominio [7] fossero:

  • pubblicamente accessibili (facilmente reperibili su Internet);
  • universalmente accessibili (accessibili anche per i diversamente abili);
  • liberamente fruibili (non occorre pagare per: leggere un testo, vedere un'immagine, ascoltare una musica);
  • legalmente fruibili (l'utente è certo di poter scaricare un file nella piena legalità);
  • ottimamente fruibili (qualità digitale idonea a garantire una buona visualizzazione e/o un buon ascolto).

Inoltre, vorremmo che le opere dell'ingegno finanziate (a fondo perduto) con soldi pubblici fossero:

  • persistentemente non soggette a tutti o ad alcuni diritti di utilizzazione economica [8] (l'autore rilascia la propria opera con licenza free/open content persistente [9] o con licenza libera copyleft [10]: innanzitutto, ciò consente a chiunque di riprodurre l'opera e di metterla in circolazione);
  • persistentemente non soggette a diritti connessi [11] all'esercizio del diritto d'autore (altri diritti esclusivi che impediscono, innanzitutto, di riprodurre l'opera e di metterla in circolazione);
  • persistentemente non soggette a misure tecnologiche di protezione [12] (l'autore rilascia la propria opera con licenza, free/open content persistente o libera copyleft, contenente una clausola anti-TPM o più clausole anti-TPM).

Alcuni esempi:

  • i ricercatori che producono letteratura scientifica grazie a finanziamenti pubblici, anziché cedere gratuitamente i propri diritti di utilizzazione economica alle multinazionali dell'editoria (ed essere costretti a pagare gli alti prezzi delle riviste scientifiche per accedere ai risultati della propria ricerca), dovrebbero rilasciare le proprie opere con licenze free/open content e metterle a disposizione di tutti, in archivi aperti;
  • le pubbliche amministrazioni, anziché spendere i soldi dei contribuenti per pagare licenze alle multinazionali del software (e royalties per eventuali modifiche al software) dovrebbero utilizzare software libero, ottenere il supporto di fornitori locali (attivando un circolo virtuoso di investimenti e valorizzazione delle risorse economiche e culturali locali), promuovere la riusabilità dei programmi e garantire che questi ultimi siano privi di elementi che consentano la trasmissione indesiderata di dati personali a terzi (tale garanzia è possibile solo per sistemi il cui codice sorgente sia liberamente accessibile da parte dello Stato e di tutti i cittadini);
  • gli archivi fotografici dei musei finanziati con soldi pubblici (sono la stragrande maggioranza) dovrebbero essere consultabili per via telematica, e le fotografie delle opere di pubblico dominio presenti nei suddetti archivi dovrebbero essere liberamente riproducibili ed utilizzabili da tutti, senza la necessità di particolari autorizzazioni;
  • gli audiovisivi contenuti negli archivi della Rai, prodotti grazie a finanziamenti pubblici, dovrebbero essere a disposizione di tutti gli abbonati Rai, senza la necessità di adempiere ad alcun ulteriore obbligo pecuniario;
  • le registrazioni dei concerti di musica classica eseguiti al Quirinale (stiamo parlando di opere di pubblico dominio) dovrebbero essere archiviate e messe a disposizione di tutti i cittadini della Repubblica;
  • i dati geografici di proprietà degli enti pubblici dovrebbero essere rilasciati con licenza free/open content, in modo tale da consentire il libero accesso ai dati e la loro libera diffusione.

Infine, riteniamo che nessuna misura tecnologica di protezione dovrebbe mai impedire al legittimo possessore di esemplari di un'opera dell'ingegno di effettuare una copia privata, anche digitale, per uso personale.

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