Documento programmatico
Dal Network Frontiere Digitali (www.frontieredigitali.net).
Bozza di DOCUMENTO SINTETICO
Il FUTURO che VOGLIAMO
l'innovazione per la società della condivisione e della partecipazione
per la tutela dei diritti digitali,
per la difesa delle libertà digitali!
Libertà e Diritti Digitali
E' necessario affermare il concetto di Libertà Digitali da affiancare a quello di Diritti Digitali.
Vogliamo dare un significato più esteso alle Libertà Digitali, che possono sicuramente essere le quattro libertà individuate da Richard Stallman (libertà di utilizzo, di modifica, di copia, di distribuzione), ma in generale le Libertà digitali sono le libertà di poter disporre delle grandi opportunità di emancipazione, di progresso, di liberazione che le nuove tecnologie possono portarci.
Per questo vogliamo andare oltre i Diritti Digitali e parlare di Libertà, perché sappiamo che é necessario difendere i Diritti degli Utenti, come il Diritto all'Accesso al Digitale, visto ormai come il nuovo Diritto di Cittadinanza, che occorre difendere il Diritto alla Privacy ed all'anonimato, ma é importante sottolineare soprattutto il concetto che tramite un uso consapevole della tecnologia é possibile un nuovo AGIRE democratico, un AGIRE digitale che tocca i settori della cultura, della società, della politica dell'economia.
Parlare solo di diritti, quindi, potrebbe avere una accezione esclusiva di una giusta e legittima difesa di categorie deboli, mentre le opportunità che offrono le nuove tecnologie rendono le comunità agenti della Rete come soggetti innovatori e portatori di benefiche trasformazioni.
La Rete e l'innovazione tecnologica, se associati a strumenti e tecnologie "aperte", offrono grandi possibilità di attivismo e di attività, possibilità di produre informazione, di fare comunicazione, di realizzare progetti, opere, software, in generale di produrre beni immateriali che possono essere realizzati in un ambito di partecipazione, collaborazione, cooperazione e condivisione.
Una produzione digitale, quindi, che ha la caratteristica di considerare il Sapere e la Conoscenza come Bene Comune, e la caratteristica di poter fare a meno dei grandi capitali. Questa libertà di "poter fare e poter fare meglio" rappresenta un positivo stravolgimento della politica economica e sociale, ma questo stravolgimento é possibile solo se si riesce a mantenere aperti gli spazi di libertà, di condivisione e di partecipazione.
Economia digitale
Ci é stato spiegato in oltre un secolo e mezzo di economia che il sistema capitalistico, il mercato, il considerare tutti i beni come merci, da scambiare in denaro, sia stato un mezzo per distribuire le ricchezze, abbia avuto una funzione sociale di "far funzionare" la produzione, lo scambio, il consumo, sia stato uno strumento che ha portato nel volgere di due secoli ad un aumento del progresso, della ricchezza, dell'Umanità, o quasi (tranne popolose eccezioni).
Ma questo non funziona più con i beni immateriali: imporre "forzatamente" l'adozione delle leggi di mercato considerandoli in maniera analoga ai beni materiali, significa impedire la libera disponibilità e circolazione del sapere.
Adottare strumenti come le odierni legislazioni sul DRM, l'EuCD, Palladium o il Trusted computer, il Copyright esteso a livelli parossistici, l'introduzione dei brevetti nel software, significa limitare la diffusione della conoscenza, limitare il progresso culturale, civile ma anche economico, significa imporre forzatamente scarsità laddove ci sarebbe naturale abbondanza.
PRODUZIONE IMMATERIALE
Dobbiamo essere consapevoli che, ormai già da qualche tempo, la produzione immateriale, é predominante rispetto a quella materiale, almeno nei paesi più avanzati. Dobbiamo analizzare e ragionare sulle forme della produzione digitale, dobbiamo capire che, nella produzione digitale, acquista sempre più importanza il fattore umano, le idee, la competenza la creatività, mentre costano e CONTANO sempre meno gli strumenti fisici di lavoro, e come conseguenza contano sempre meno i grandi capitali.
La grande partita che si gioca sul futuro dell'innovazione tecnologica
La produzione digitale può portarci a due scenari contrapposti: può significare la pervasività dell'economia capitalista-liberista espressa alla massima potenza, perché ogni tratto della vita umana diventa foriera di essere utilizzata per produrre valori immateriali, per produrre senso, idee che diventano le merci immateriali di questa forma di economia;
ma può significare anche possibilità di produrre senza o con pochi capitali, significa possibilità di smarcarsi dai grandi capitali che detenevano fino a ieri l'esclusività della produzione, può significare che le nuove comunità agenti possono accedere finalmente alla possibilità di produzione terreno esclusivo delle grandi corporation.
LIBERTA' o CONTROLLO TOTALE
La produzione digitale non va demonizzata, o criticata con l'occhio rivolto al passato. Dobbiamo però essere coscienti che ci stiamo trovando davanti ad un bivio: bisogna contribuire tutti affinché si riesca ad imboccare la strada giusta. Questa nuova era del digitale può portare in se il massimo dell'alienazione ma anche la possibilità di forme nuove di liberazione.
- O vince la negazione delle libertà digitali, e vengono assoggettate le coscienze e la tecnologia viene controllata in tutti i suoi processi per essere assoggettata alle sole logiche economiche, che somiglierebbero più alle logiche della proprietà feudatarie e medioevale che a quelle deldi mercato; oppure queste libertà vengono utilizzate per rendere possibili forme nuove di convivenza civile, sociale, economica, culturale e politica.
- O vince Palladium, il Trusted computer, la brevettabilità del software e delle idee; oppure vince la libera possibilità di utilizzo della tecnologia,
- O vince la Legge Urbani oppure vince la possibilità di condividere la conoscenza,
- O vince il decreto Pisanu che limita, con la velleità del controllo totale, l'accesso ad internet, oppure vince la comunità connessa, il wifi nelle città e nei parchi, internet per tutti, la possibilità di una comunicazione multidirezionale.
- O vince il digital millennium act e l'europeo EUCD oppure le forme di diffusione della cultura e del sapere.
MOVIMENTO OPEN SOURCE
Ma c'é di più, il movimento del Software Libero, il movimento della rete, il movimento che si batte per la difesa dei diritti e delle libertà digitali, ha creato degli strumenti intelligenti, delle forme che non intendono seguire la strada dell'extralegalità, ha creato gli strumenti per seguire una nuova strada di emancipazione, che non vuole scontrarsi frontalmente contro le grandi major ed i grandi capitali, ma ha capito questi soggetti (troppo) spesso sono solo delle realtà che occupano delle rendite di posizione senza avere un ruolo ne indispensabile ma neanche necessario o utile. Il Software Libero e successivamente le Creative Commons, sono proprio questo: strumenti di liberazione che bypassano il ruolo spesso negativo di queste major, e indicano un percorso autonomo che apre spazi di libertà per l'autodeterminazione e l'autoproduzione. Il software libero non vuole assoggettare a se il software proprietario, per utilizzare una frase utilizzata in altri contesti: "non vuole prendere il potere", ma ha capito che si può produrre software competitivo seguendo una strada diversa le strade della condivisione, della trasparenza, della collaborazione.
SAPERE COME BENE COMUNE
Il software libero garantendo la possibilità di accedere al codice, di modificarlo, di studiarlo e di distribuirlo, ma soprattutto estendendo queste possibilità a tutte le versione derivate e migliorate, fa in modo che il Free SoftWare diventi parte integrante del Patrimonio Intellettuale dell'Umanità, il Bene Comune della Cultura, del Sapere della Conoscenza, che si contrappone, alla cosiddetta Proprietà Intellettuale, un termine tendenzioso che vuole equiparare i frutti delle idee e la cultura alle merci materiali: Ma le merci immateriali nascono, vivono e si sviluppano circolando, non venendo scambiate in denaro come la merce materiale.
POLITICHE A FAVORE DELLA SOCIETA' della CONDIVISIONE
Cosa chiediamo alle coalizioni che si candidano al governo nazionale:
Chiediamo politiche volte a favorire il software libero e le licenze Creative Commons, che permettono una modularità dei diritti d'autore, consentendo la diffusione e la condivisione della cultura. Il Modello del Software Libero garantisce la possibilità di uno sviluppo dell'industria informatica in Europa svincolata dai grandi depositari di licenze e brevetti d'oltreoceano. Garantisce la possibilità di sviluppo locale di un economia informatica, che non deve versare diritti, niente più degli antichi dazi e gabelle del tempo feudale, ma fa reale economia basata sul vero lavoro: il lavoro di customizzazione, di installazione, di configurazione, di manutenzione, di documentazione; garantisce una autonomia in forma di sicurezza necessaria ad un grande paese come l'Italia ed indispensabile per l'Europa.
In maniera analoga le nuove forme di tutela del diritto d'autore favoriscono la produzione artistica e culturale sul piano delle prestazioni, i concerti, le letture, le rappresentazioni cercando di marginalizzare l'economia della vendita delle opere (terreno comunque esclusivo dello StarSystem composto da poche decine di persone in italia e poche centinaia nel mondo)
