Software e Formati

Da FrontiereDigitali.

Software e formati digitali

Coordinatore del Tavolo Programmatico FrancescoEsposito - LugRoma

Glossario

Il software viene definito libero quando all'utente viene accordata, attraverso la licenza d'uso, la facoltà di copiare, modificare e ridistribuire gratuitamente l'applicazione.

Il formato di memorizzazione di un contenuto digitale viene definito libero quando le sue specifiche sia pubbliche e a disposizione dell'utente fruitore del contenuto stesso, di modo che sia possibile scrivere un'applicazione, per qualsiasi tipo di elaboratore, in grado di manipolarlo senza alcuna restrizione.

Premessa

Diffondere il software libero. Perché noi vogliamo farlo? Perché noi vogliamo contribuire alla sua diffusione nella scuola, nella PA e nella società civile tutta?

Partiamo dalla Pubblica Amministrazione. Come si evince dall'articolo 97 della nostra Costituzione, la PA é organizzata in: modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione. Dal Buon andamento della PA deriva direttamente il principio di economicità e di funzionalità. L'utilizzo di software libero rispetta appieno questi principi, dato che un software libero é a costo zero per lo stato ed inoltre può essere modificato e migliorato secondo le sue esigenze. Inoltre il software libero é l'unico che può garantire trasparenza, efficacia, economicità, pluralismo.

Si pensi alle "Votazioni elettroniche" o alla prossima implementazione della "Carta d'identità elettronica". Si pensi alla firma digitale, correlata strettamente al buon andamento della PA in termini di trasparenza e di efficacia.

Ancora, Il software libero garantisce al nostro Paese l'indipendenza economica e culturale rispetto ad alcune multinazionali, spesso, in una chiara situazione monopolistica.

La nostra costituzione tutela l'elevamento culturale e l'eguaglianza sostanziale (ex art. 3 ) di tutti i cittadini. Lo stato si impegna ad abbattere tutte le barriere che ostacolino l'eguaglianza tra i cittadini, e sicuramente un ostacolo di tipo economico rientra appieno nello spirito del costituente. Questo non é possibile se la creatività e tutte le opere dell'ingegno devono essere sottoposte a vincoli di tipo economico. Software libero vuol dire in definitiva: pluralismo, eguaglianza, sicuro incentivo allo spirito di collaborazione tra i cittadini e tra i popoli.

Proposte

Noi vogliamo una legge che promuova il software libero. Noi vogliamo libertà di scelta. Noi vogliamo che una legge che riconosca la licenza con cui il software libero viene scambiato, la GPL, della Free Software Foundation.

Noi chiediamo più precisamente:

  • Che la PA utilizzi esclusivamente, per lo svolgimento delle proprie attività, programmi il cui il codice sorgente sia accessibile.
  • Che i dipendenti della PA che per motivi di ufficio abbiano a che fare con software libero, siano adeguatamente formati, seguendo corsi e seminari.
  • Se non é possibile utilizzare software libero per una determinata attività, la PA deve motivare adeguatamente la scelta e deve rispondere dell'eventuale aggravio economico che scaturisce dalla scelta di software proprietario.
  • Che si costituisca un Garante per il software libero che abbia il compito di vegliare circa l'effetivo utilizzo di software liberi e di formati liberi
  • Che chiunque svolga un'attività pubblica e/o di pubblicità su internet o attraverso altri canali di comunicazione digitali utilizzi formati liberi.
  • Che tutte le opere digitali finanziate con denaro dello stato o della comunità europea siano scritte con software libero e restituiscano come risultato, documenti in formato libero.
  • Che lo stato incentivi, predisponendo mezzi e risorse, la ricerca scientifica e la formazione scolastica attraverso l'uso di software libero. La ricerca ed il software libero sono intimamente connessi. La ricerca é collaborazione. Il software libero nasce da quella.

Bibliografia

  • Brevetti software, la Commissione UE ci riprova, Punto informatico, .
  • ICT European Commission and Software Patents, 30 novembre 2006.
  • Massimiliano Crosato, Lo schiaffo a Gates negli uffici del Belgio addio a Microsoft. Il governo federale ha adottato un software “libero”come Norvegia e Danimarca, e-polis, 1 dicembre 2006. Il primo cuneo nell’impero l’ha infilato il Belgio, primo Stato in Europa, seguito a ruota da altri paesi. Ma nonostante le dispute dell’epoca con il nostro Mario Monti, non è delle istituzioni di Bruxelles che si deve preoccupare Microsoft. Il governo federale del Belgio ha infatti preso una decisione forse un po’ insolita, ma sempre buona per risparmiare ancora qualcosa dal bilancio: buttar via la famosa suite office di Microsoft per usare invece quella -uguale identica – basata sull’“opendocument format”. L’unica differenza è che il software di quest’ultimo è gratis,ossia non bisogna pagare alcuna licenza a Bill Gates. La scelta belga, anche se riguarda solo l’amministrazione federale centrale, in quanto le comunità vallona e fiamminga hanno totale autonomia decisionale, è non solo coraggiosa, ma anche sostenuta dalla stessa Unione Europea. A quanto si dice più di qualcuno ci avrebbe provato da dentro, ma il muro dei contratti ultradecennali risulterebbe ancora invalicabile. A partire dal settembre 2008, quindi, saranno intanto gli uffici della pubblica amministrazione del Regno di Alberto II che cominceranno a scrivere, calcolare ed inviare via mail utilizzando solo software nel “formato aperto”, riconosciuto come standard internazionale, e totalmente compatibile con tutti quelli degli altri produttori. Il motivo è banale per lo stesso governo: evitare di dipendere da qualsiasi fornitore, foss’anche di software, e permettere a tutti i cittadini, anche quelli che non usano prodotti Microsoft, di comunicare con la PA. Un precedente che ha fatto proseliti, perché la stessa decisione l’hanno già presa la Norvegia e la Danimarca, mentre in Francia ne stanno discutendo.E che creerà una prima falla nei floridi conti europei del gigante di Redmond, ancora restio a rendere pienamente compatibili i suoi prodotti con gli altri, men che meno con quelli “liberi”. Non a caso l’esempio migliore viene dall’India la cui amministrazione è già tutta “libera”.
  • Linux, problemi in città, Punto Informatico, 21 novembre 2006.Succede a Birmingham, dove il Comune, tra lo stupore della comunità open source, decide di rimanere su piattaforma Microsoft: passare a Linux costa troppo.
  • Gpl3, Torvalds boccia anche l’ultima bozza, Punto informatico, 1 agosto 2006. Il creatore di Linux resta molto critico nei confronti della Gpl3, di cui pochi giorni fa è stata pubblicata una seconda bozza. A suo dire, l’ultima revisione di questa licenza è un mero strumento ideologico della Fsf.
  • Perché l’Italia spende in software proprietari?, Punto Informatico, 12 luglio 2006. Se lo chiedono gli utenti che a centinaia intendono girare la domanda al Governo: mentre si effettuano tagli alla spesa pubblica, non riconsiderare le politiche sul software sarebbe gravissimo. Open source in pole position.
  • Norvegia a tutto open source, Punto informatico, 10 aprile 2006. Il paese scandinavo vuole sganciarsi dagli interessi delle grandi corporation del software e decide di accelerare i progetti di migrazione all'open source dei sistemi usati nella PA.
  • Linux ingrana la quarta in Cina, Punto informatico, 11 aprile 2006. Il sistema operativo open source prende sempre più piede nella Repubblica Popolare e acquista sempre più peso sul mercato informatico locale: +27% nel 2005, per un valore complessivo di 11,8 milioni di dollari.
  • Distruggere Ie, diffondere Firefox. Nasce un movimento anti-Microsoft, chiamato Explorer Destroyer: gli attivisti si appoggiano e confidano in Google. Diffondono script che bloccano l'accesso alle pagine web per gli utenti del browser Microsoft.