Saluti di Roberto Galtieri

Da FrontiereDigitali.

L'Innovazione necessaria: Creatività, Cooperazione, Condivisione

Convegno: 28 marzo 2006 - h. 18.00 - 23.00

Centro Congressi d'Ateneo Università di Roma - La Sapienza - via Salaria 113, Roma


Roberto Galtieri


Lettera

Vi invio il mio intervento scritto.

Mi scuso per non poter essere presente di persona per via del fatto che sono gli ultimi giorni di campagna elettorale per il voto all'estero.

Comunque, sarò presente in rete, nella fase che ritengo più importante, quella successiva alle elezioni, quando si tratterà di costruire e realizzare insieme una politica di sviluppo e innovazione.

28-3-2006 - Roberto Galtieri

L'Obiettivo di Lisbona

L'obiettivo di Lisbona, quello di creare l'economia della conoscenza entro il 2010, non verrà raggiunto, e ciò é grave per l'Unione europea intera; ma per il nostro Paese ciò é drammatico; poiché non avremmo, non abbiamo neanche l'appiglio di un impulso esterno per riuscire a dare propettiva e futuro alla nostra società, come fu per l'introduzione dell'Euro.

L'innovazione tecnologica é l'unica vera politica di sviluppo del Paese.

Per gli Stati Uniti, come esplicitato nei rapporti del gruppo dei consiglieri della Casa Bianca, l'innovazione deve essere l'elemento portante della sfida del futuro, "per mantenere l'egemonia americana" e che per far ciò "dobbiamo compiere uno sforzo enorme come lo facemmo dopo il lancio dello Sputinik non solo per eliminare il gap tecnologico con i russi ma per sovrastarli".

L'innovazione non é però solo lo sviluppo delle imprese di telecomunicazioni o di servizi informatici, ma la determinazione di un quadro di opportunità economiche e sociali la cui base é la libertà di condivisione della conoscenza.

Diffusione e circolazione della conoscenza sono i due elementi centrali per porre in essere la società della conoscenza proposta a Lisbona; poiché dove non c'é libertà di circolazione del sapere non c'é innovazione: c'é arretramento, monopolio e tirannia, ignoranza che oggi, da noi, si chiama digital divide: frattura digitale. Considero ancora e sempre che l'istruzione obbligatoria sia un elmento di definizione di civiltà di un'organizzazione sociale. La legge Moratti - che va abolita, ed alla quale però anche il ministro Berlinguer diede spunti rilevanti - mina questo concetto basilare di civiltà.

Il sapere é oggetto di trasformazione in merce per perpretare la divisione di classe della società a partire dalla scuole per la riproduzione "classista" della conoscenza e per recuperare il controllo sulla formazione della classe dirigente. Ed é oggetto di trasformazione in merce per recuperare margini di profitto che non possono più essere realizzati in occidente che sui beni immateriali.

Da una parte con l'attacco al costo del lavoro per imitare quello dei paesi non sviluppati, i lavoratori vengono spremuti da nuove ed allo stesso tempo antiche forme di servaggio e caporalato. Dall'altra si trasforma il sapere in merce, unica maniera, oggi, di garantire i "vecchi" tassi profitti trasformando la conoscenza in mercato immateriale.

Il rifiuto di qualsiasi forma di brevetto sul sapere é la richiesta di uguaglianza e di progresso sociale. Il contrario é il voler rendere schiavo il popolo demolendo l'imperativo gramsciano dello "studiare, studiare, studiare".

Il nostro povero Paese di fronte alla totale assenza di innovazione tecnologica - sia da parte governativa che del mondo imprenditoriale - deve dunque attrezzarsi su due livelli:

  1. seguire l'esempio Finlandia: dopo il crollo dell'Urss i fondamentali economici finlandesi crollarono poiché una enorme parte dell'economia nazionale era orientata verso l'Urss. Crisi economica, tassi disoccupazione elevatissimi, a due cifre. Il governo di quel paese decise, allora, di investire il 6% del PIL all'anno in R&S. La scomessa, lo vediamo, é stata vinta. Anche il nostro paese deve quindi investire non il 3% del PIL come indicato da Lisbona, ma molto, molto di più: il 6, il 10%, per anni, investire in scuole, formazione, investimenti in conoscenza. Altrimenti saremo emerginati nella divisione internazionale del lavoro.
  1. garantire la libertà di circolazione e di scambio della conoscenza al fine di sviluppare innovazione bloccando i monopoli, come ha opportunamente fatto anche il Parlamento europeo rifiutando la brevettazione del software.

Creare ecosistemi digitali, una sorta di distretti virtuali, che siano punto di riferimento delle amminstrazioni pubbliche che non si affidino, per i servizi, ad appalti alle solite mutinazionali, ma sviluppino servizi aperti di pubblico dominio, sul modello wiki. Bandi per comunità di giovani (appunto ecosistemi digitali) per attivare conoscenza diffusa nel territorio, e quindi sviluppare condivisione e diffusione della conoscenza medesima.

Insomma la conoscenza immateriale quale valore aggiuto. In questo modo si evitano i sussidi, disastro per il bilancio e mortificazione per i sogetti sociali beneficiari, ma lavoro vero.

Se il centro sinistra vincerà le elezioni, come tutti ci auguriamo, oltre ad impedire che il capo del governo nomini senatore un suo cavallo dovrà impegnarsi in questi ambiti. Avrà certamente bisogno di memoria sull'affrontare tali temi e sul come affrontarli.

E' necessario quindi, fin d'ora, costuire un coordinamento di associazioni e cittadini non organizzati tra loro al fine di compiere le adeguate pressioni sul governo affinché concretizzi l'innovazione necessaria basata sulla libera circolazione della conoscenza, strumento di produzione della società della conoscenza.

Noi siamo pronti a partecipare e comunque lotteremo per il libero sapere.

Intervento scritto di

Roberto Galtieri - Responsabile del Gruppo di lavoro libero sapere e Responsabile dell'innovazione per il PdCI