Position paper dell'Unione degli studenti

Da FrontiereDigitali.

PROPRIETA' O PATRIMONIO INTELLETTUALE?

Una lotta per l'accesso¦

Isac Newton "Ho potuto veder oltre perchè mi sono seduto sulle spalle dei giganti"

Breve introduzione

La rivoluzione industriale e l'innovazione tecnologica rendono particolarmente strategiche le conoscenze e la ricerca: le idee stesse diventano essenziali per l'attività economica di uno stato. Questa nuova prospettiva di sviluppo dà vita all' esigenza di una tutela per la proprietà privata sulle invenzioni tecnologiche e artistiche,l'attuale diritto di proprietà intellettuale. Prima dell'800 infatti non vi era una regolamentazione in merito alla proprietà intellettuale poichè non era necessaria commercialmente: le scoperte scientifiche, le opere letterarie e musicali, ecc erano considerati beni comuni proprio perchè a differenza di un prodotto materiale l'informazione può essere copiata, diffusa, condivisa senza troppo sforzo e ormai inseparabile dalla vita e dalla rete di relazioni degli individui e delle comunità che l'hanno prodotta. Evidentemente è stata ed è quindi una forzatura l'appropriazione da parte di un privato di un'idea, di un bene immateriale e si può dimostrare come il monopolio su un'invenzione rompa la natura collettiva del progresso scientifico e culturale provocando danni che appaiano ben maggiori dei benefici. Le rappresentazioni più evidenti di questo cambio di paradigma sono copyright e brevetto e gli enormi monopoli come Microsoft, IBM, le grandi case farmaceutiche (Big Pharma), etc¦ Nonostante ciò proprio nei campi in cui ci sono stati più danni dati dal diritto di proprietà intellettuale (ricerca scientifica di base), sono emerse le esperienze più interessanti e efficienti per ovviare ad un inevitabile frenata della ricerca scientifica pubblica e ad una deriva tutta commerciale e privatistica delle ricerca e dell'innovazione scientifica.

Cos'è un brevetto?

Il brevetto, non è altro che la licenza d'uso (patent) di un invenzione ed esclusivamente chi possiede il brevetto di una invenzione può venderla. Per registrare un brevetto all'ufficio competente, l'inventore deve dimostrare che l'idea è originale, nuova ed utile in vista di una applicazione pratica. Un brevetto come ogni proprietà privata può essere venduto ad un individuo o ad una impresa. Oltre ad impedire a terzi l'uso dell'invenzione (licenza d'uso), impedisce quindi l'uso dell'invenzione a terzi se non tramite il corrispettivo di altre licenze d'uso o di denaro (royalty).

Cos'è il copyright?

Il diritto d'autore, o copyright, si applica in ambito letterario, audiovisuale e artistico in generale. Esso concede all'autore di un'opera (anche non pubblicata) il diritto esclusivo di riprodurla, rappresentarla in pubblico, registrarla, tradurla e produrne opere derivate. Esso protegge la forma d'espressione intellettuale, e non l'oggetto. A differenza del brevetto, il diritto d'autore è gratuito e appartiene all'autore nel momento stesso in cui l'opera viene creata. Come per il brevetto l'autore può trasferire i diritti economici derivati dal copyright, dietro il pagamento di royalty.

Il brevetto/copyright e la diffusione dell'informazione

Questi due strumenti fanno sì che la circolazione delle informazioni relative ad una scoperta sia molto limitata, spesso riducendola a pochi canali ufficiali (come per esempio le riviste scientifiche). Nel momento in cui si volesse, ad esempio, riprodurre un software si dovrebbe ricorrere necessariamente ad un insieme di conoscenze che spesso escludono quelle non formalizzate e il "know how" grazie alle quali la tecnologia è stata generata e fatta funzionare) . E' sempre molto difficile entrare in possesso della tecnologia a meno che non si abbia la partecipazione dello stesso inventore. Questo impedimento oggettivo porta all'esclusione della gran parte della comunità dal progresso sociale tecnologico. Piuttosto essendo oggi il brevetto il principale strumento di circolazione delle conoscenze esso si trasforma in uno strumento di coercizione geopolitica (soprattutto nei confronti dei paesi più poveri). Il copyright, influendo sulle opere letterarie, impedisce invece il confronto, la cooperazione e la competizione all'interno della comunità scientifica, ampliando sempre più quel bacino di ricercatori esclusi dalle riviste scientifiche (basti pensare a quanto ammonta il costo di una rivista scientifica ufficiale e quanto esse siano il tessuto connettivo di una comunità di ricerca). Tutto questo chiaramente favorisce il sempre maggiore concentramento in poche mani del capitale umano (quindi cognitivo) e monetario e il giogo sempre maggiore a cui sono sottoposti i soggetti in formazione.

Democrazia e informazione

Tuttavia il problema non è solo di implementare e dare una svolta decisiva all'innovazione scientifica e culturale ma anche un problema di cittadinanza. Vero è, infatti, che informazione vuol dire anche consapevolezza ed essere consapevoli è equivalente a strappare un frammento del potere decisionale che ora è custodito in poche grandi torri di potere. Dalle comunità scientifiche di base al mondo dell'informatica e della rete, alla cultura più diffusa e differenziata, avere gli strumenti per poter comprendere un informazione, rispondere a questa informazione e/o modificarla vuol dire essere cittadini di una comunità . Prendiamo ad esempio l'arte: nel caso di musica protetta da copyright, non solo è alta la probabilità di rimanere esclusi da quel genere di cultura per via degli alti costi di accesso, ma si è esclusi sistematicamente dalla possibilità di intergire con essa essendo impossibile modificare una sequenza di note perchè blindata dal copyright. Questo discorso se pur più articolato si estende dalla impossibilità di copiare (e/o fotocopiare) estratti o opere letterarie intere, passa per la cultura informatica e tecnologica, sino ad arrivare addirittura ai diritti sulla sequenza dei geni nella struttura del DNA.

Evidentemente come afferma Marco Revelli in Oltre il Novecento "sta avvenendo sotto i nostri occhi come una sorta di new enclosure: di nuova recinzione di terre analoga, per certi versi, ai grandi processi di appropriazione privata degli antichi terreni destinati ad uso comune che precedettero la rivoluzione industriale e, immettendo nel ciclo dell'economia mercantile beni tradizionalmente ad essa sottratti, contribuirono al processo di formazione di quello stock di capitale, destinato ad alimentare la nascente industria, che va sotto il nome di accumulazione originaria o primitiva. Anche qui, cioè, un gigantesco processo di appropriazione di risorse comuni, fino a ieri giudicabili non assoggettabili."

Questo processo quindi crea catene sociali invisibili, diverse da quelle canoniche e visibili che connettevano l'operaio al "padrone" della fabbrica, che soggiogano un parte delle vite umana a pochi e forti interessi ed escludendola dalla piena e attiva cittadinanza.

Sulla scena globale già abbiamo potuto vedere in passato conflitti molto interessanti che hanno messo in luce il nesso tra dominio tecnologico, commercio globale e copertura brevettale. Infatti da Seattle in poi, una larga e diffusa coscienza sociale ha investigato le infinite aree in cui l'imposizione della proprietà intellettuale e dei brevetti avrebbe creato dislivelli sociali, sudditanza tecnologica e povertà economica.

Attualmente chi mantiene alta la guardia rispetto a queste dinamiche è la sensibilità ecologista internazionale (basti pensare al Sen. Cortiana dei Verdi in Italia che ha proposto insieme ad altri una proposta di legge sui software liberi nella pubblica amministrazione), così come i mediattivisti che desidererebbero contribuire realmente al progresso della cultura informatica, sino a chi crede fermamente che quel mondo migliore che tutti sogniamo passa necessariamente per la liberazione totale delle conoscenze e quindi per l’abolizione della proprietà privata intellettuale.

Sapere senza proprietà : Copyleft, openacess, creative commons

Nel tempo c'è chi ha pensato di rinunciare al brevetto, ma questa via non ha impedito ad altri di approfittare della scoperta e privatizzarla. Si è quindi abbandonata questa strada cercando invece di usufruire di quelle norme che già dominano il panorama della proprietà intellettuale ai fini della collettività . L'esplosione del movimento dei free software, espressione di comunità di programmatori che condividono senza dazi le loro invenzioni, ha rappresentato un precedente importante: il General Public License (GPL). Il principio è che l'opera sia distribuita e modificata liberamente da qualsiasi utente impegnando questi ultimi a distribuire ogni eventuale modifica alle stesse condizioni. Questo sistema è ironicamente chiamato copyleft perchè pur esistendo grazie al copyright ne stravolge i vincoli in quanto non limita il flusso di informazione.

Nella stessa direzione è il movimento "per l'accesso aperto" (Open Access) che promuove forme alternative per la comunicazione scientifica che traggono massimo profitto dalle tecnologie di rete. Anche qui l'obbiettivo è l'accesso gratuito a tutte le informazioni di carattere scientifico almeno nella sua versione elettronica proponendo una alternativa al monopolio delle riviste ufficiali scientifiche. Molti stati hanno investito in questo sistema, dopo essersi resi conto che a subire il più grave danno era la comunità di ricerca di base rallentata e/o frenata nel progresso scientifico e tecnologico di un paese.

Chiaramente in senso contrario vanno le grandi organizzazioni sopranazionali come il WTO e una serie di accordi bilaterali tra stati hanno creato un diritto internazionale uniforme su brevetti e copyright volto a protegge i maggior i produttori di beni immateriali dalla loro riproduzione incontrollata, resa ancora più agevole dalle tecnologie informatiche.

L'evoluzione dell'estensione della GPL prende il nome di Creative Commons. Questo progetto nato nel 2001 da un gruppo di giuristi ha l'intenzione di estendere del "copyleft" a campi diversi dal software (la GPL infatti viene pensata appositamente per il famoso software libero GNU/Linux). Il gruppo infatti ha messo a punto licenze adatte ad altre forme di creatività: siti web, musica, immagini, letteratura, testi e altro ancora. Ma la novità più importante che queste licenze sono personalizzabili: infatti attraverso il sito www.creativecommons.org un autore può scegliere da un "menù le condizioni di distribuzione più adatte alla propria opera.

Schengen della conoscenza

La passione suscitata da questi sistemi alternativi pervade le università e tutto il mondo della formazione, comprese le scuole. Nel 22 Ottobre 2003 infatti una conferenza organizzata a Berlino intitolata "Accesso aperto alla conoscenza scientifica e umanistica" si è conclusa con la firma di una dichiarazione che impegna tutti gli istituti accademici, formativi e di ricerca, lì presenti, a sostenere l'Open Access nei propri istituti e nel dibattito politico internazionale. La stessa dichiarazione si è sottoscritta a Messina il 4 novembre 2004 per le università italiane.

Oltre gli istituti accademici e di ricerca gli stessi soggetti in formazione, tra i tanti gli studenti medi e universitari, hanno firmato una dichiarazione internazionale studentesca alla IV Assemblea Studentesca Mondiale a Porto Alegre che chiede il libero accesso a tutti i saperi e stabilisce una data mondiale con questo obiettivo: il 17 novembre.

Sembra quindi necessario pretendere almeno dalla nostra Europa, soprattutto in virtù di Lisbona 2000, che si definisca uno spazio europeo come uno spazio di libera circolazione della tecnologia e dei saperi, quasi fosse una versione immateriale del Patto di Schengen, chiedendo l'immediato ritiro della Bolkeistein e di quelle direttive smantellano sempre più il carattere pubblico dei saperi e della conoscenza, privatizzandone i canali di accesso.



Cosa fare nell'immediato?

Incoraggiare l'adozione di software libero e open source Nei casi in cui esistano valide alternative, privilegiare l'adozione da parte della pubblica amministrazione di software libero e open source per motivi sia economici che di sicurezza nazionale. Prilivegiare la formazione su prodotti software liberi e open source rispetto a quelli proprietari. Vincolo di adozione licenza libera per tutte le opere software finanziate con denaro dello stato o della comunità europea, obbligo della restituzione dei documenti in formato libero. Formati Open Standard Adozione Formati Open Standard (Odf), per ogni attività pubblica su internet o attraverso altri canali di comunicazione digitali. Rispetto del vincolo di interoperabilità dei formati dei dati in tutti i sistemi informatici della Pubblica Amministrazione. Riforma della normativa sul diritto d'autore Maggiore potere contrattuale degli autori nei confronti degli editori/produttori. Definizione da parte della Siae e del Ministero dei beni culturali, di linee guida e trattamenti economici minimi da inserire, inderogabilmente, nei contratti tra autori ed editori e/o produttori, al fine di bilanciare il minor potere contrattuale degli autori nei confronti degli editori e/o produttori. Ampliamento e applicazione del concetto del fair use (utilizzo legittimo) Fermo restando il diritto dell'autore ad agire per il risarcimento del danno a fronte di un abusivo utilizzo commerciale dell'opera in danno dell'autore o dei suoi aventi causa, depenalizzazione dell'attività di utilizzo personale delle opere dell'ingegno da parte dei singoli quando tali utilizzazioni creino un danno economicamente trascurabile (vedi modello francese) Riduzione del «tempo di vita» del diritto d'autore Adozione del Public Domain Enhancement Act proposto da Lawrence Lessig per ridurre il numero di opere non più in commercio non accessibili a causa del diritto d'autore: richiedere una «microtassa» o meglio un "miniticket" annuale per rinnovarne la titolarità ovvero per ottenere che l'opera torni nel pubblico dominio se non viene pagata. Modifica dello Statuto Siae La Siae avrà mandato per riscuotere i proventi derivanti dalle utilizzazioni per scopi commerciali di opere rilasciate con licenza di libera distribuzione. Il singolo autore o l'editore avranno comunque, nonostante il mandato alla Siae, la facoltà di autorizzare l'utilizzo dell'opera per scopi non commerciali, anche attraverso licenze di libera distribuzione. Per le utilizzazioni non commerciali nessun provento sarà percepito dalla Siae in nome e per conto dei mandatari. Diminuzione del costo del supporto contenente le opere dell'ingegno Abbassamento dell'Iva e dei prezzi delle opere intellettuali. Biblioteca universale Incentivazione ai progetti di digitalizzazione ad alta qualità del patrimonio storico e culturale italiano di pubblico dominio, con lo scopo di renderlo liberamente e gratuitamente accessibile. Abolizione dell'obbligo di deposito del 'sito web' presso le biblioteche nazionali. Vincolo di adozione di una licenza con "alcuni diritti riservati" (come la Gnu-Gpl e le Creative Commons) per le opere artistiche e culturali finanziate dallo Stato. Adozione di licenze con "alcuni diritti riservati" (come la Gnu-Gpl e le Creative Commons) per i dati, le informazioni e le opere realizzate interamente (o principalmente) attraverso soldi pubblici (ad esempio per gli Archivi audiovisivi della Rai). Incentivazione della creazione di accessi pubblici al sapere gratuito e condiviso (biblioteche, portali web ecc. a gestione pubblica e/o privata) attraverso i quali siano possibili la libera copia, distribuzione ed esecuzione delle suddette opere prodotte con soldi pubblici e delle opere di pubblico dominio, ormai libere da diritto d'autore. No al prestito a pagamento nelle biblioteche pubbliche. Accesso al Digitale Finanziare le infrastrutture digitali per garantire l'accesso alla rete a tutti i cittadini. Incentivare le politiche di riduzione della frattura digitale, con un'attenzione a tutte le classi sociali ed in particolare a tutte quelle svantaggiate: giovani, anziani, disoccupati, portatori di handicap etc. Massimo sviluppo della rete wireless, liberalizzazione totale del segnale per scopi non direttamente commerciali. Creare e finanziare piattaforme di sviluppo locale tramite le ICT; Abbassare la soglia di accesso al mercato dei contenuti. Scuola, Università e Ricerca Sostegno alla ricerca scientifica; Politiche di Adozione e Formazione del Software Libero nelle Scuole; Adozione progetti come Il Testo Unico di Facoltà per la diffusione e la disponibilità dei testi universitari; Creazione archivi aperti a cominciare dalle pubblicazioni scientifiche, per mettere in circolo più idee e più conoscenza. Geodati Libero accesso e distribuzione attraverso formati aperti (ad esempio svg e xml) dei dati cartografici aggiornati e in generale ai dati raccolti dalle amministrazioni pubbliche. Maggiore tutela della privacy degli utenti di Internet Impedire qualsiasi forma di controllo e di schedatura singola e di massa in rete, in assenza di reati specifici. Rifiutare ogni ipotesi di legittimazione della violazione della privacy degli utenti per tutelare la "proprietà intellettuale". Abolizione della Legge Pisanu almeno sulla parte riguardante il controllo dell'accesso ad internet Partecipazione dei cittadini alle Politiche dell'Innovazione tecnologica Coinvolgere la società civile nel governo dell'innovazione, creando un forum permanente (on line ed off line) con le istituzioni sul modello multi stake holder; Creare e finanziare piattaforme di partecipazione in grado di interfacciare fra loro istituzioni e cittadini (sussidiarietà sociale), al fine di accrescere la partecipazione e di rendere più efficiente ed efficace l'amministrazione della cosa pubblica. Promuovere strumenti che contribuiscono a rendere più trasparente l'azione politica.


Per info: g.dimolfetta@unionedeglistudenti.it Peppe Di Molfetta 334-1770828