Position paper de Il secolo della rete

Da FrontiereDigitali.

Il Secolo Della Rete

Position paper - Draft V.0.1 - [libero.maesano@wanadoo.fr]

Premessa

Nuovi modi di cooperazione sociale, non organizzati né dal rapporto di lavoro dipendente, né dalla relazione di mercato, che chiamiamo per brevità comunitari, sono letteralmente esplosi su scala globale negli ultimi due decenni del secolo scorso e si affermano e si consolidano in questo inizio di XXI secolo. Il termine comunitario é qui utilizzato sia nel senso dell'organizzazione comunitaria della produzione, circolazione, scambio e consumo di beni e servizi, sia nel senso della natura di bene comune del "prodotto" della cooperazione - due esempi per tutti: Linux e Wikipedia. Tali modi comunitari si diffondono principalmente nelle attività di produzione, erogazione e fruizione di informazione e di conoscenza e utilizzano le tecnologie dell'informazione e della comunicazione come strumento e supporto. La crescita rapida, l'affermazione e il consolidamento di esperienze di cooperazione comunitaria é stata resa tecnicamente possibile dalla diffusione e dal potenziamento di Internet e del World Wide Web: siamo effettivamente nel secolo della rete.

Le esperienze di cooperazione sociale comunitaria non sono interessanti solamente perché confermano l'irresistibile propensione umana alla praxis, alla libera attività "non strumentale", ma anche - e forse soprattutto - perché si rivelano indispensabili alla poiesis, all'attività "strumentale" - Linux é usato oggi da tutte le imprese del Top 100 di Fortune, Wikipedia é pane quotidiano per l'attività professionale di ogni knowledge worker. E' il paradosso del secolo della rete: cresce l'importanza dell'informazione e della conoscenza nelle imprese e nelle amministrazioni e i prodotti e servizi informazionali di "imprese" comunitarie, organizzate fuori dalla gerarchia (delle aziende come delle istituzioni statali) e dal mercato, svolgono un ruolo centrale in tali aziende e amministrazioni. L'economia basata sul mercato e sul rapporto di lavoro dipendente, se da un lato cerca sempre nuovi terreni di conquista (nei servizi alle persone), dall'altro abbandona sempre più ai modi comunitari di cooperazione sociale la produzione, erogazione e fruizione di beni e servizi informazionali (in senso largo), che si situano "nel cuore" del suo funzionamento, usufruendone opportunisticamente come esternalità positive. Cresce per altro il sospetto che attività collettive di lavoro intellettuale, al di là di una certa complessità - come sviluppare un sistema operativo multi-purpose, che é probabilmente uno dei progetti più complessi mai tentati nella storia umana - possano essere efficacemente e efficientemente organizzate, per un risultato pertinente e affidabile sul lungo periodo, solo da un modo comunitario di cooperazione sociale. I beni e servizi prodotti da tali imprese, sono continuamante fruiti per essere riprodotti, ampliati e rinnovati. I modi di produzione comunitari sconvolgono la divisione tradizionale tra produzione, circolazione, scambio e consumo, rompono la separazione tra produttore, erogatore e fruitore, aboliscono il carattere mercantile della "ricchezza" prodotta, che é continuamente fruita in modo non esclusivo e "non rivale", diffusa liberamente, ampliata e rinnovata, secondo convenzioni liberamente adottate dalla comunità che si rivelano di una efficienza ed efficacia inaspettate.

Il Secolo Della Rete (ISDR) é una associazione politico-culturale il cui obiettivo strategico fondamentale é la difesa e la promozione di modi comunitari di cooperazione sociale di produzione, erogazione e fruizione dell'informazione e della conoscenza. ISDR intraprende le azioni e iniziative sul terreno politico, istituzionale, giuridico e culturale che ritiene utili a tale fine, in Italia (a livello locale e nazionale), nell'Unione Europea e a livello globale.

Progetto

I modi comunitari di cooperazione sociale pervadono la rete delle reti e ne influenzano massicciamente il funzionamento. Solo qualche anno fa, gli analisti prevedevano che alla fase pionieristica, gratuita o quasi, dell'uso "simpatico" e dilettantesco del World Wide Web, sarebbe seguita una fase "matura" di servizi "mercantili", adatta a usi "professionali", con livelli differenziati di qualità di servizio. All'esplosione della "bolla" finanziaria Internet sono sopravvissute, conoscendo tassi di crescita elevatissimi, per raggiungere oggi dimensioni e valorizzazioni più che ragguardevoli solo le imprese che hanno applicato una strategia esattamente opposta, basata sui servizi gratuiti, liberamente disponibili, nel rispetto della sfera privata degli internauti (primo fra tutti Google, ma anche Yahoo, eBay ecc.). Sull'esempio di Google, e spesso sulla base della libera disponibilità di software libero o aperto, un numero crescente di imprese - spesso di dimensioni ridottissime - creano, sviluppano (ed erogano) nuovi servizi per le persone e le imprese ad un ritmo sempre più elevato.

L'affermazione di tale modello (chiamato oggi "Web 2.0") ha comme effetto congiunto la trasformazione dell'industria del software dalla diffusione di "prodotti" (licenze unitarie di componenti e applicazioni istallabili) alla diffusione di servizi erogati su Internet, pagabili all'uso o finanziati dalla pubblicità. Le nuove imprese sono creatrici del software che implementa un servizio interessante per una classe di utenti, ma, al posto di commercializzarne la licenza, erogano direttamente sulla rete il servizio, accessibile via browser e direttamente da programma, insieme con i meta-servizi di "personalizzazione" del servizio stesso, su base gratuita - finanziata dalla pubblicità - o con pagamento "all'uso". Tale cambiamento di modello economico, ancora in fieri, minaccia nel medio periodo l'egemonia sul mercato del software di Microsoft e di tutte le imprese tradizionali ancora fortemente e fatalmente legate al modello di commercializzazione di licenze unitarie. In più, la disponibilità di tecnologie standard (Web services) che permettono di "combinare" direttamente e facilmente (senza difficoltà di "integrazione") servizi accessibili in rete, per costituire servizi "composti" a valore aggiunto, mette in difficoltà il modello economico dei system integrators.

L'avanzata del Web 2.0 si verifica in sinergia con la crescente popolarità e pervasività del software libero e aperto. Oggi é possibile non solo usufruire, a costo zero di licenze software, sul proprio personal computer, di funzioni e applicazioni di potenza e qualità comparabili (se non superiori) a quelle proposte da prodotti software di mercato, ma anche arricchire continuamente, attraverso il browser, le prestazioni di base del proprio sistema con una multitudine crescente di servizi in rete (servizi di ricerca, posta elettronica, condivisione di files, condivisione di tags, sistemi di authorship condivisi...) altrettanto gratuiti e liberamente accessibili. Lo slogan visionario di Sun Microsystems (The network is the computer) si realizza. Per altro, Microsoft si é resa conto della minaccia di tale emergenza e ha annunciato in settembre 2005 la virata strategica verso il modello dei servizi in rete finanziati dalla pubblicità, il che naturalmente rafforza l'emergenza di tale modello. Anche sul fronte dell'offerta "professionale" per le imprese, cresce e si diffonde il modello Web 2.0, sotto forma di abbonamento ai servizi erogati da sistemi applicativi accessibili in rete, che forniscono prestazioni comparabili ai packages applicativi commercializzati in modo tradizionale, garantiscono la flessibilità all'uso e dispensano le imprese del carico di gestione dei sistemi. E' il modello detto Software As A Service proposto da "pionieri" come Salesforce.com, Rearden Commerce... la cui offerta si moltiplica oggi. Tale modello, che non deve essere confuso con il tradizionale modello ASP perché integra dall'inizio le meta-funzioni di personalizzazione dell'applicativo proposte anch'esse come servizi in rete, minaccia oggi le posizioni di mercato dei grandi produttori di package professionali (come SAP, Oracle, ecc.).

Il costo delle macchine e delle reti continua a seguire inesorabilmente la legge di Moore (raddoppio delle prestazioni ogni diciotto mesi a prezzo costante). Software e ambienti per lo sviluppo di eccellente qualità solo ormai disponibili gratuitamente in rete. A partire dall'ideazione di un servizio originale, per le persone e/o per le imprese, lo sviluppo del software che lo realizza e l'erogazione del servizio in rete sono ormai praticamente alla portata di investimenti molto contenuti, inferiori di almeno un ordine di grandezza a quelli necessari al tempo della "bolla" Internet. Le barriere di entrata sul mercato per le imprese innovanti diventano quindi estremamente ridotte, così come é ridotto il costo di messa in opera dell'infrastruttura hardware e software che permette esperienze di cooperazione comunitaria. Dopo la bolla Internet, Web 2.0 é dunque il nuovo paradiso delle micro-startups e delle iniziative comunitarie ? Potrebbe esserlo, se non ci fossero potenti gruppi di interesse che cercano di creare condizioni artificiali alla loro sopravvivenza con il metodo, ormai classico, della creazione di condizioni artificiali di penuria di informazione e conoscenza, attraverso strumenti tecnici (Digital Rights Management, Trusted Computing) e giuridici (il rafforzamento della cosiddetta proprietà intellettuale, soprattutto per quel che riguarda il diritto di autore e i brevetti).

La messa in opera in combinazione di tali strumenti tecnici e giuridici ha come obiettivo quello di rafforzare il potere oligopolistico sul mercato di un numero ristretto di grandi imprese (della "vecchia" economia ICT), attraverso la creazione un ecosistema informazionale sotto il totale controllo dei detentori di privilegi (i cosiddetti diritti della cosiddetta proprietà intellettuale), che si configurano come sorgenti di rendita parassitaria e come ostacoli all'innovazione. Tali gruppi di interesse, approfittando anche dell' attuale sensibilità esacerbata sui temi della sicurezza, come nel caso dell'approvazione della direttiva europea sulla "data retention" (conservazione storica della traccia degli scambi da parte degli Internet providers) il cui obiettivo proclamato é l'accrescimento della sicurezza contro il terrorismo - non si vede bene come, dato che non é certo con la tracciatura che é possibile prevenire gli attentati - ma che più prosaicamente permette di tracciare lo scambio "illegale" di files. La retorica della sicurezza serve strumentalmente a giustificare l'arretramento delle libertà individuali e del diritto alla privacy nella rete, condizione necessaria per costruire la "società di controllo", cioé un ecosistema informazionale totalmente controllato che permette di imporre la penuria di informazione e conoscenza artificialmente mantenuta dai cosiddetti diritti di proprietà intellettuale.

L'istaurazione della "società di controllo" (titolo di un testo profetico del 1990 di Gilles Deleuze) può rivelarsi letale sia per lo sviluppo della libera economia di mercato e dell'innovazione nel nuovo campo dei sevizi in rete (alle imprese e alle persone), sia per lo sviluppo dei nuovi modi comunitari di cooperazione sociale. E' ovvio constatare una convergenza oggettiva dei due "movimenti" (e spesso anche soggettiva, dato che i protagonisti sono spesso partecipi di ambedue i detti movimenti). L'obiettivo politico prioritario di ISDR é la resistenza contro l'istaurazione della "società di controllo", e la difesa e promozione di un ecosistema informazionale libero dal controllo oligopolistico dei detentori delle tecnologie di controllo e dei privilegi della cosiddetta proprietà intellettuale.

Dopo il rigetto da parte del Parlamento europeo della direttiva sui brevetti software (detta anche ipocritamente direttiva sulle Computer Implemented Inventions) il territorio dell'Unione Europea presenta oggi un terreno in parte favorevole per la creazione di un ecosistema libero dal controllo oligopolistico e quindi propizio allo sviluppo sia di una libera economia di mercato dei servizi in rete, sia di nuovi modi comunitari di cooperazione sociale. La creazione, nel territorio europeo di una zona libera dai brevetti del software e dei cosiddetti "business methods" (in realtà la distinzione é inesistente, dato che nei brevetti cosiddetti "software" ciò che é brevettato non é il codice - che, fra l'altro non é pubblicato nella descrizione dell'"invenzione" - ma la "funzione astratta" svolta dal particolare codice sviluppato ed é giustamente il carattere astratto della funzione brevettata che rende in linea di principio il brevetto opponibile ad un'altra implementazione della funzione stessa) configura già da ora una situazione di vantaggio competitivo dell'Europa rispetto alle altre zone economiche come il Nord America, la Cina e l'India, tanto più nella fase di trasformazione dell'economia del software in economia dei servizi in rete.

Nello spazio giuridico degli Stati Uniti d'America, ogni nuovo servizio in rete può e spesso é brevettato (come software o "business method"), ciò che determina immediatamente, per definizione, una situazione di monopolio per il titolare del nuovo servizio, o meglio, per colui che ha richiesto per primo il rilascio del brevetto - monopolio che può tradursi in una rendita di posizione o nell'interdizione di erogare il servizio per potenziali concorrenti. In realtà, la costituzione da parte delle maggiori imprese del settore di portafogli sempre crescenti di brevetti (software e business methods) e lo scambio reciproco sotto forma di baratto di licenze su tali portafogli permette la costituzione di cartelli che hanno la capacità di impedire alle nuove imprese di entrare nel mercato, dato che é praticamente impossibile concepire oggi un nuovo servizio in rete senza scontrarsi con un numero incalcolabile e sempre crescente di brevetti depositati dai membri del cartello. Se, da una parte, le barriere di entrata nel mercato delle nuove imprese, legate al costo dell'hardware e del software si abbassano (con la legge di Moore e la disponibilità di software libero e aperto), dall'altra vengono costruite altre barriere molto più alte (i brevetti).

Tale situazione, propria alla zona economica dell'America del nord, é inesistente nell'Unione Europea, dato che la convenzione sui brevetti del 1972 é ancora in vigore e fortunatamente non é stata rimpiazzata dalla direttiva sui brevetti software proposta dalla Commissione e bocciata dal Parlamento europeo al seguito di una intensa mobilitazione di un movimento a cui hanno partecipato associazioni (tra cui ISDR) e forze politiche. Tale convenzione vieta formalmente e senza equivoci la brevettibilità del software e dei business methods. L'ufficio europeo dei brevetti, contravvenendo alla convenzione del '72, sotto la spinta di gruppi di interesse favorevoli ai brevetti software, ha registrato da una quindicina d'anni a questa parte più di trentamila brevetti software, generalmente depositati dai membri di un cartello europeo (praticamente composto dalle stesse grandi imprese ICT del cartello americano) che si scambiano le licenze sui portafogli in loro possesso (sotto forma di baratto, che per giunta é illegale, e permette di sottrarsi quindi all'imposizione della tassa sul valore aggiunto). Ma i brevetti europei sono un'arma spuntata: non sono rivendicabili di fronte a nessuna giurisdizione nazionale, legata dalla legislazione attuale alla brevettabilità ai soli processi e prodotti che mettono in gioco trasformazioni di massa e di energia (le cosiddette "forze della natura"). Per altro, alcune sentenze esemplari (in Germania, per esempio) hanno prodotto una giurisprudenza contraria ai brevetti software e business methods che scoraggia fortemente coloro che vorrebbero utilizzare la via giudiziaria per ribadire posizioni di privilegio arbitrarie e in realtà inesistenti.

Nello spazio giuridico europeo, quindi, non solo l'uso del software libero e aperto é inattacabile, e questo senza essere obbligati a pagare un'assicurazione ai Lloyds di Londra (che hanno creato e propongono negli Stati Uniti una copertura assicurativa contro i rischi giuridici legati all'uso del software libero e aperto, dopo la famosa "uscita" di Steve Ballmer facendo riferimento al numero di brevetti violati da Linux), ma anche l'ideazione, implementazione e erogazione di nuovi servizi in rete può essere effettuata liberamente, al riparo da ogni minaccia.

Per fare un esempio, é oggi tecnicamente e giuridicamente infondato avanzare nei confronti di un'impresa di vendita di prodotti in linea rivendicazioni (sostenute da brevetti) simili a quelle avanzate dalla stessa Amazon nei confronti di Barnes & Nobles (il famoso caso del brevetto della possibilità d'acquisto in linea "one-click") e impossibile ottenere (come invece ha ottenuto Amazon) un verdetto favorevole dalla giurisdizione europea.

Nel contesto globale attuale, la condizione di libertà dai brevetti nell'Unione Europea conferisce a quest'ultima un formidabile vantaggio competitivo nella "guerra economoca" globale. Le imprese europee (anche di piccola dimensione) possono sviluppare un'offerta di servizi di portata mondiale, assolutamente concorrenziale (al minimo esente dal costo dei rischi e delle licenze) con l'offerta delle imprese nonrdamericane e delle altre zone economiche rilevanti (anche in India, che é allo stato attuale uno dei concorrenti potenziali più agguerriti su questo terreno, é passata una legislazione sui brevetti software simile alla legislazione americana). Infatti, se il luogo giuridico propizio alla libera concezione, implementazione e erogazione di servizi in rete é l'Unione Europea, il luogo potenziale di fruizione di tale servizio é il mondo intero. Le imprese europee possono quindi "esportare" servizi in rete nel territorio americano senza poter essere attaccate sul piano giudiziario: non servono costose licenze e assicurazioni, basta la creatività, la qualità di servizio ed una attività di promozione intelligente "in loco".

Per l'industria europea del software e dei servizi in rete, considerata un elemento essenziale dello sviluppo quantitativo e qualitativo dell'economia europea, oggetto di tutte le attenzioni nel programma di Lisbona, e che é chiaramente in ritardo rispetto alle concorrenti nordamericana ed oggi indiana e cinesi, si tratta un'occasione da non perdere. Un tessuto di imprese europee medio-piccole ha probabilmente compreso l'importanza della posta in gioco, ma esita ad avventurarsi sul mercato americano ed affrontare individualmente costi importanti di promozione.

E' evidente che questo tessuto va potenziato non solo offrendo aiuti e incentivi (che nella situazione attuale sono piuttosto riservate alle grandi imprese della vecchia ICT, la cui reale capacità di innovazione su questo terreno é molto bassa, per non dire nulla) ma aiutandole a trovare sbocchi sul mercato europeo, dove l'egemonia dell'industria americana é totale - le licenze software é il solo comparto della bilancia commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti favorevole a questi ultimi - e, last but non least, a portare la "guerra commerciale" negli Stati Uniti, offrendo alle imprese americane dei servizi di qualità, a prezzi competitivi e soprattutto la tranquillità e la certezza di poter lavorare al riparo dalle minacce giudiziarie che possono manifestarsi in modo inaspettato e in qualsiasi momento e che, possono costringere qualsiasi piccola impresa americana all'arresto dell'attività prima dell'esito del processo.

Su questo terreno deve esercitarsi, da parte delle istituzioni nazionali ed europee, un ruolo di stimolo e di supporto dell'industria europea dei servizi in rete. Troppo spesso tali istituzioni accettano acriticamente le impostazioni e le pressioni delle grandi imprese del settore, in maggioranza nordamericane, con direttive che, sotto la copertura onnicomprensiva della "liberalizzazione del mercato", nei fatti tendono a produrre essenzialmente l'opposto e cioé contribuiscono a rinforzare le posizioni di oligopolio e le rendite associate dei cartelli internazionali e in maggioranza nord-americani (gli elettronici e una parte dell'industria del software per la direttiva sulla brevettabilità del software, le "majors" dell'"industria culturale" nella direttiva sulla "data retention"). Le istituzioni europee e nazionali, se vogliono avere un ruolo effettivo nello sviluppo dell'economia dell'informazione e della conoscenza, devono comprendere e far comprendere il vantaggio competitivo dell'industria europea dei servizi in rete e organizzare l'offensiva dentro e fuori dalle frontiere, europee soprattutto sul grande mercato nordamericano, con sostegno alle imprese, azioni specifiche e programmi appropriati di aiuto all'esportazione.

La costituzione e il rafforzamento di un ecosistema informazionale libero richiede certo da un lato l'abbattimento delle "enclosures" giuridiche, dei privilegi legati alla cosiddetta proprietà intellettuale, ma dall'altro la costituzione di una barriera contro le tecnologie invasive di controllo (DRM, Trtusted Computing). Anche se l'Unione Europea non progetta e non fabbrica più da tempo i componenti chiave di tali tecnologie, ha il peso economico sufficiente in termini di capacità di acquisto per contrattare componenti e dispositivi (per esempio per il mercato della pubblica amministrazione) liberi dalle tecnologie di controllo e il peso politico per obbligare i fabbricanti a proporre sistematicamente nell'Unione Europea l'opzione "No trusted computing".

ISDR considera la costituzione e il rafforzamento di un ecosistema informazionale libero dai privilegi dei detentori della cosiddetta proprietà intellettuale e dalle tecnologie invasive di controllo, nonché la promozione e valorizzazione di tale ecosistema come terreno di sviluppo da un lato di una libera economia di mercato dei servizi in rete e dall'altro di nuovi modi comunitari di cooperazione sociale i suoi obiettivi prioritari per i prossimi anni. Tali obiettivi si articolano in una serie di azioni tangibili, implementabili, verificabili e misurabili.

Azioni

1. La rete delle reti deve diventare una infrastruttura informazionale comune mondiale.

1.1. La rete delle reti é un bene comune non esclusivo e inalienabile. L'accesso alla rete é un diritto umano.

1.2. Il governo della rete, e in particolare la gestione dei nomi di dominio, deve essere conferito all'ONU.

1.3. Nessuno stato nazionale o organismo sovranazionale può attuare misure di controllo, tracciatura, filtro o censura sull'accesso e la pubblicazione in rete. Apposite sanzioni e azioni devono essere previste contro gli stati e gli organismi contravventori. Tali azioni e sanzioni non devono penalizzare ulteriormente l'accesso e la pubblicazione in rete.

2. Il diritto di autore non deve in ogni caso poter essere utilizzato per difendere modelli e poteri economici obsoleti, incapaci di sopravvivere all'era della digitalizzazione e della rete.

2.1. La durata di vita del diritto di autore deve essere ridotta a 15 anni.

2.2. Ogni anno, il titolare del diritto di autore é soggetto a una tassa di mantenimento del diritto. Può rinunciare alla tassa e al diritto (l'opera torna nel pubblico dominio).

2.3. Eliminazione dell'obbligo del canone SIAE. Il canone può essere domandato solo qualora i beneficiari del diritto d'autore lo richiedano.

2.4. Per le opere su supporto digitale, la copia ad uso personale é permessa senza eccezioni.

2.5. La legge Urbani deve essere abolita. La normativa europea deve essere modificata nel senso dell'abolizione della tracciatura delle comunicazioni e dei dati sulla rete delle reti.

2.6. IL principio che nessun dispositivo lesivo delle libertà personali e del diritto alla riservatezza può essere utilizzato in nessuna occasione e su nessun pretesto per difendere il diritto di autore deve essere applicato costantemente e senza eccezioni.

3. La brevettabilità dei prodotti e processi che mettono in opera trasformazioni pure dell'informazione deve essre totalmente proibita. Sono brevettabili secondo le regole usuali dettate dalla Convenzione del 72, solo prodotti e processi che mettono in opera trasformazioni della materia e dell'energia ("forze della natura"). Tali prodotti e processi possono essere pilotati o assecondati da prodotti e processi che mettono in opera trasformazioni pure dell'informazione, ma tali prodotti o processi non sono brevettabili in quanto tali.

3.1. I programmi software non sono brevettabili. In particolare, i programmi software che pilotano dispositivi e processi di trasformazione della matiera e dell'energia non sono brevettabili in quanto tali, anche se i dispositivi e processi sono brevettabili.

3.2. Non sono brevettabili i "business methods", ovvero i processi e protocolli di produzione e scambio di informazione, indipendentemente dal fatto che siano implementati o assecondati da programmi software.

3.3. Deve essere adottata una normativa europea consistente che vieta senza ambiguità la brevettabilità di ogni processo o prodotto di trasformazione dell'informazione in quanto tale, che sia autonomo o faccia parte di un prodotto o processo di trasformazione della materia e dell'energia brevettabile.

3.4. In sostituzione dell'EPO (European Patent Office), deve essere costituito un Ufficio Brevetti dell'Unione Europea. Tale ufficio, in un programma transitorio, riesamina i brevetti attuali dell'EPO e adotta solo quelli corrispondenti alla normativa europea senza richiedere ai titolari una nuova procedura di registrazione.

3.5. Deve essere adottata una normativa europea che ribadisce la non brevettabilità delle idee, delle teorie, degli algoritmi, dei sistemi formali. In particolare, tale normativa deve ribadire la non brevettabilità delle sequenze geniche.

4. L'Unione Europea deve diventare una zona liberata dalle tecniche di controllo della rete (DRM, Trusted Computing).

4.1. L'Unione Europea deve imporre a tutte le imprese che offrono i loro prodotti nel mercato interno l'opzione "No Trusted Computing", a parità di prezzo e di altre prestazioni.

4.2. L'offerta di prodotti su supporto digitale che modificano i sistemi dei dispositivi di fruizione di tali prodotti é vietata nell'Unione Europea e la violazione di tale norma é un reato penale.

4.3. La PA certale e locale, e le istituzioni europee devono acquisire e utilizzare esclusivamente prodotti che non implementano tecnologie di DRM e di Trusted Computing.

4.4. In generale, l'achitettura interna di ogni dispositivo acquisito o utilizzato dalla pubblica amministrazione centrale o locale deve essere pubblica e accessibile, salvo i casi coperti dal segreto militare previsti a norma di legge.

4.5. In generale, il codice sorgente di ogni programma implicato nei servizi informatici della pubblica amministrazione deve essere pubblicato e accessibile a tutti i cittadini e questo anche nei casi di software non libero o aperto. La conoscenza da parte dei cittadini delle procedure che manipolano dati che li riguardano o che riguardano la gestione della cosa pubblica non deve essre ostacolata in alcun modo. Tale obbligo di pubblicazione del codice sorgente si estende a tutta la pila del software, e quindi anche al sistema operativo sottostante l'esecuzione di applicazioni. (Trasparenza amministrativa - la pubblicità del codice sorgente non deve essere confusa con la licenza GPL del codice - la licenza GPL é condizione sufficiente ma non necessartia alla pubblicità del codice sorgente).

5. I nuovi modi comunitari di cooperazione sociale nella produzione, erogazione e fruizione di informazione e conoscenza devono essere stimolati esplicitamente.

5.1. Le procedure amministrative di costituzione delle organizzazioni senza fini di lucro aventi come oggetto l'organizzazione di cooperazione sociale comunitaria nella produzione, erogazione e fruizione di informazione e conoscenza devono essere radicalmente semplificate e totalmente gratuite.

5.2. La Commissione europea, di concerto con le istituzioni nazionali, deve varare un programma di aiuti e agevolazioni per le organizzazioni senza fini di lucro che aventi come oggetto l'organizzazione di cooperazione sociale comunitaria nella produzione, erogazione e fruizione di informazione e conoscenza.

6. La PA deve proteggere e favorire modi comunitari di cooperazione sociale nella produzione, erogazione e fruizione dell'informazione e della conoscenza. Le pubbliche amministrazioni devono attenersi strettamente a conferire statuto di bene comune a ogni prodotto/servizio informazionale sviluppato tramite finanziamento pubblico, quale che sia il suo uso, salvo nei casi espressamente previsti dalla legge in cui l'informazione prodotta é coperta dal segreto militare.

6.1. Il codice di ogni applicazione software sviluppata specificamente da parte o per conto della PA, deve essere disponibile su licenza GPL e accessibile in rete su una base unificata dei progetti della PA.

6.2. Ogni progetto di applicazione software sviluppata specificamente da parte o per conto della PA deve prevedere i dispositivi di gestione della applicazione (manutenzione, rilascio di nuove versioni, ecc.) conformi con la licenza GPL, per almeno cinque anni.

6.3. La PA centrale e locale deve utilizzare solo formati e protocolli non sottoposti a vincoli e rivendicazioni rilevanti della cosiddetta proprietà intellettuale e che garantiscono l'interoperabilità.

6.4. Ogni documento di interesse scientifico e/o culturale prodotto da una attività a finanziamento pubblico deve essere pubblicato su licenza Creative Commons [attribution/commercial/share-alike ?], disponibile su supporto digitale e accessibile in rete su archivi facilmente individuabili.

6.5. Le Università pubbliche sono finanziate per e, in tal caso, obbligate a pubblicare in rete su supporto digitale le informazioni sui contenuti dei corsi, compresi il programma, le dispense, i testi delle esercitazioni, gli enunciati degli esami ecc., sul modello MIT OpenCourseWare. Le Università pubbliche aderiscono alla comunità internazionale MIT OpenCourseWare.

6.6. I nuovi libri di testo della scuola dell'obbligo sono pubblicati su licenza Creative Commons e liberamente disponibili in rete su supporto digitale.

6.7. Gli obblighi di pubblicazione listati, non si applicano al caso di finanziamento di imprese innovanti. Tali imprese possono liberamente disporre della politica di pubblicazione e di licenza del software e dei documenti che producono.

7. Il libero mercato dei servizi in rete deve essere stimolato e protetto da ogni forma di monopolio e di privilegio corporativo e il vantaggio competitivo dell'Unione Europea deve essere riconosciuto e valorizzato.

7.1. Le procedure amministrative di costituzione di imprese che producono e erogano servizi in rete per le persone, per le imprese e per le amministrazioni devono essere radicalmente semplificate.

7.2. La Commissione europea, di concerto con le istituzioni nazionali, deve varare un programma di aiuti e agevolazioni per le piccole imprese che producono e erogano servizi in rete per le persone, per le imprese e per le amministrazioni. Tale programma comprende semplificazioni

7.3. Il 25% della spesa pubblica in servizi informatici per la pubblica amministrazione centrale e locale deve essere riservato alle piccole imprese europee.

7.4. La Commissione europea deve varare un programma di aiuto all'esportazione dei servizi in rete prodotti e erogati dalle imprese europee, che comprende oltre che aiuti e agevolazioni finanziarie, azioni specifiche di consulenza tecnico-giuridica, azioni di promozione globali.

7.5. Ogni forma di privilegio coprorativo nelle professioni informatiche e giornalistiche deve essere abolita. Abolizione specifica degli albi degli ingegneri informatici e dei giornalisti.