Marco Trotta, Note preliminari incontro di Biella

Da FrontiereDigitali.

salve a tutt*, credo che sia utile far circolare qualche testo di analisi/discussione in vista dell'appuntamento di biella. ecco alcune note che ho tirato giù da una serie di chiaccherate fate nel chianti e ragionando sugli ultimi mesi.

Da più parti si è detto che c'è il bisogno di inaugurare una fase post-WSIS e post-CRIS. Nel merito c'è una riflessione internazionale, ma io credo che un ragionamento di questo tipo sia stato iniziato anche a Roma nel corso degli "Stati Generali sulla Creatività, cooperazione, condivisione". Bisogna riprendere i fili delle discussioni che si sono dipanati lì e bisogna farlo nel mutato contesto nel quale ci troviamo.

Un contesto che vede da una parte un proliferare di soggetti e iniziative sul tema di quale società dell'informazione vogliamo. Io credo che questo sia il frutto di un costante lavoro di rete che, non da ora, è riuscito ad uscire fuori dagli ambiti "per soli addetti ai lavori" e che trova un riscontro anche nella società reale e profonda che, quotidianamente, è attraversata dalle problematiche e dalle possibilità che la società dell'informazione offre. Due esempi su tutti, che possono sembrare distanti, ma secondo me ci impongo una riflessione: i prossimi mondiali che stanno trainando un mercato di device mobili per la fruizione di contenuti multimediali (i telefonini di terza generazione) e lo scandalo delle intercettazioni che ha visto Telecom Italia esternalizzare un servizio a privati e che ha fatto partire una vera e propria compra-vendita occulta di informazioni riservate (scenario prefigurato da tante denunce inascoltate di Rodotà). Io credo che il lavoro di ricerca per una mappatura delle reti sociali che porterà Claudia Padovani a Biella, ci sarà molto utile da questo punto di visa.

Tutto questo si innesta nello scenario politico mutato con il nuovo governo. Su questo va aperta una riflessione. Perché se da una parte ci sarà bisogno di trovare nuovi riferimenti istituzionali e politici per continuare il lavoro avviato con il tavolo multistake holder inaugurato con il ministro Stanca, dall'altro abbiamo la necessità di aprire una serie di riflessioni su quanto le dinamiche di rete siano capaci di influenzare la politica di questo paese. Da una parte abbiamo potuto constatare che le audizioni di molti di noi, dentro i tavoli di elaborazione del programma dell'Unione, hanno avuto l'indubbio risultato di veder scritto che bisognerà riderinire la legislazione sulla proprietà intellettuale, dall'altro dobbiamo constatare che la capacità della rete di mobilitare risorse intellettuali e partecipative, di essere forma e sostanza dei meccanismi di distribuzione del potere e di formazione del consenso nella direzione degli interessi comuni, non si risolve sempre nel risultato di rendere più trasparenti ed inclusivi gli ambiti decisionali. La vicenda di Fiorello Cortiana, e non solo la sua, lo dimostra in maniera fin troppo esemplare. Io credo che noi dovremo avere la capacità di inquadrare questo tema dentro quello più generale della crisi delle forme di rappresentanza per lo stesso motivo per il quale, Carlo Formenti, durante gli stati generali, citando De Kerkove ha detto che ormai certe dinamiche non possiamo più inquadrarle solo nell'evoluzione della rete, ma nell'evoluzione della società.

Da qui la mia proposta. Abbiamo bisogno di ragionare su 4 livelli, almeno, di riflessione/iniziativa/proposta,

* Livello internazionale
* Livello nazionale/istituzionale
* Nella rete di soggetti che si muovono sui temi dei diritti nella scoeità dell'informazione e dei saperi
* Dentro la società reale che questi temi attraversa e dai quali è attraversata


LIVELLO INTERNAZIONALE Il WSIS, come sappiamo, non è finito a Tunisi. Avrà un proseguimento con l'Internet Governance Forum a fine Ottobre in Grecia. E' un appuntamento da non sottovalutare perché è stato il risultato non scontato della pressione della società civile tra Ginevra e Tunisi. E' il piano più alto con il quale dobbiamo avere a che fare se crediamo davvero di disegnare una nuova prospettiva di diritti e di opportuntà a livello internazione. Un livello al tempo stesso pratico, poiché verranno messi neri su bianco dei principi che sono parte essenziale del processo costituente di una carta dei diritti, quella formale che verrà, ed ideale perché sono la legittimazione della carta dei diritti sostanziale che si scrive e riscrive ogni giorno negli scenari disegnati dalle evoluzioni sociali e tecnologiche. Ora se ne è accorta anche Ebay, noi che partita vogliamo giocare?


LIVELLO NAZIONALE/ISTITUZIONALE Strettamente connesso con il livello internazionale. Occorre riprendere da subito i contatti con il nuovo ministro Nicolais per poter continuare il lavoro del tavolo multistake holder ma su basi più avanzate. Le competenze e le biografie dentro il nuovo ministero sembrano deporre bene in questo senso. Molto dipenderà, però, dal modo in cui sapremo chiedere una rinnovata attenzione sul tema al nuovo quadro istituzionale. Se, insomma, il "leit motiv" del governo dell'Unione è "il coraggio di stupire", noi dobbiamo saper accettare la sfida chiedendo di riprendere i lavori di questo tavolo non come semplice appendice di un processo internazionale, ma come un campo di sperimentazione e innovazione. Insomma proporre che il tavolo multistake holder italiano diventi un metodo, una declinazione avanzata dei processi partecipativi ed inclusivi, che sappia analizzare e proporre scelte coraggiose in tutti gli ambiti della società dell'informazione che in questi anni sono stati materia colpevolmente spezzetata dentro le competenze di vari ministeri. Io credo che sia una direzione presa anche in altri paesi europei che prospetta una governance plurale e trasparente su questi temi.


RETE MULTISTAKE HOLDER Ma una governance plurale e trasparente, anche se si ottiene nella forma, è del tutto insufficiente se non si allarga la rete dei soggeti che vive e opera nei processi ogni giorno. L'approccio "multistake holder" in quanto processo esso stesso ha bisogno di costante manutenzione e accesso per migliorarlo e renderlo più efficace, come qualunque software libero e la sua comunità rispetto al suo codice aperto. Ed io credo che la qualità dell'efficienza di questo processo, dentro e fuori le istituzioni, si misuri nella capacità di portare avanti campagne comuni su temi concreti. La fase di scrittura collettiva di carta di principi è stata utile. Ora occorre chiedere che vengano formalizzati. Chiedere la ridefinizione del concetto di proprietà intellettuale rischia di essere un riferimento astratto se non ci sarà prima l'abolizione della Legge Urbani ed una nuova commissione che riveda le conclusioni scritte nel rapporto Vigevano. Io credo che un altro tema caldo sarà la questione della privacy e del pluralismo informatico nella pubblica amministrazione. Su tutti questi temi ci sono stati appelli e prese di posizione, occorre riprendere a intrecciare quei nodi della rete. Per andare in questa direzione, per essere chiari, io non credo che si debba formare un cartello nuovo, o peggio un soggetto che scriva sintesi od organizzi un punto di vista della rete. Sono, insomma, scettico verso progetti che concepiscono partiti o strutture perché quello che abbiamo visto e fatto negli ultimi anni ha messo in cantiere un altro modello ed ha posto il superamento proprio di questo paradigma di rappresentazione. Per lo stesso motivo sono scettico nei confronti delle analisi che concepiscono la rete come una struttura naturalmente autoregolata, scissa dalla società reale, che "può far da sé" e che può rispondere da sola alle sollecitazioni che ci sono state in questi anni. Il concetto di "neutralità" è fuorviante come era ambigua la posizione di quei paesi occidentali che lo hanno rivendicato, in forza della loro posizione dominante in tema di avanzamento tecnologico, condannando la Cina per i controlli sugli ISP e poi approvando leggi come il Patriot Act o blindando l'ICANN. Al contrario credo che questi temi avranno possibilità di entrare nella società e nelle istituzioni quanto più sapranno legarsi con quei processi che hanno posto gli stessi problemi di inclusione, trasparenza, rappresentanza e partecipazione in ambito economico quanto sociale. Insomma con quei movimenti che concepiscono un quadro di nuovi diritti dentro i processi di globalizzazione, una nuova economia incentrata sui bisogni più che sulla produzione, ecc. Abbiamo bisogno di misurarci con le prospettive che postulano una "decrescita" dei processi produttivi inquinanti e materiale, per poter dire che vogliamo una società che assicuri il diritto di circolare alle persone e ai saperi più che alle merci. Abbiamo bisogno di confrontarci con i processi reali che partono dal territorio perché la battaglia sul pluralismo culturale è la stessa posta dalle creative commons sui saperi come beni sociali. Quella dei beni comuni è la stessa che riguarda il software libero nella pubblica amministrazione.


SOCIETA' REALE Per questo è importante poter confrontarci fuori dalla rete, interrogare, interrogarci e intrecciare maggiori rapporti con quello che avviene in apparenza fuori e maniera scissa da quello di cui discutiamo quotidianamente. I telefonini di terza generazione porranno un problema e una prospettiva di accesso e di diffusione di contenuti mai vista. Sono insieme un nuovo problema di accesso ma anche la probabile fine della cultura mediatica generalista e broadcasting. Alla stessa maniera io ho letto la deriva sempree più accentuata della precisione dei sondaggi elettorali, come una dinamica sociale diffusa di fuoriuscita da un modello. Il modello è quello che concepisce la società come un corpo statico, sostanzialmente passivo ed omogeneo sul quale compiere periodiche misurazioni, ora di marketing ora elettorali, per stabilire le scelte collettive. Io credo invece che i sondaggi sempre meno precisi ci segnalano un esodo contraddittorio ma inequivocabile verso un modello che concepisce una forma di cittadinanza attiva, più attenta alla privacy e alle proprie scelte politiche o di stili di vita, per questo gelosa di esse e resistente alll'invadenza sondaggista, che non è più disposta a delegare e quindi a farsi contare. Vuole contare. Io credo che dovremo essere capaciti di interagire con questa dinamica, riconoscervi dentro le nuove istanze che pone alla vita pubblica organizzata e formalizzarle in termini di diritti dentro il quadro di nuove possibilità offerte dalla società dell'informazione. I 3 milioni di utenti peer-to-peer che si scambiano contenuti ogni giorno piuttosto che gli utenti che accedono e contribuiscono all'archivio della BBC sono movimenti reali e di massa. Non hanno bisogno di una rappresentanza politica, ma di poter far contare le loro istanze nel dibattito pubblico sì. Beppe Grillo ci sta provano ora con Romano Prodi usando la forza del suo blog. Io credo che dobbiamo provare anche noi a qualificare in questo senso le cose scritte e dette in questi anni.


COME FARE Come scritto su credo che la mappatura fatta da Claudia e altri sarà molto utile per aggiornare il quadro della situazione di chi fa cosa e trovare nuovi punti d'intersezione. Ma occorre usare maggiormente gli strumenti della rete. Usare tutti più wiki (ed evitare di lasciarlo abbandonato). Condividere maggiormente le cose che si fanno. Io per esempio sento il bisogno di poter fare incontri periodici in forma di seminario per scambiare informazioni con chi sta seguendo con più attenzione i processi internazionali. Far girare più report di riunioni ma anche organizzarle in modo che si possa partecipare a distanza. Se non lo facciamo noi, chi può farlo? Proporre, scrivere, chiedere alla società diffusa interessata a questi temi di attivarsi. Anche solo con banner o petizioni. Ovvaimente penso anche che bisogna chiedere e organizzarci per avere gli strumenti e le risorse per fare tutte queste cose. I riferimenti dentro le istituzioni sono stati degli hub formidabili, delle segreterie organizzative preziose, sulle quali contare.

Io credo che siano queste le cose delle quali dovremo provare a discutere fattivamente a Biella.

Grazie. Marco Trotta