Intervento di Remo Tabanelli

Da FrontiereDigitali.

L'Innovazione necessaria: Creatività, Cooperazione, Condivisione

Convegno: 28 marzo 2006 - h. 18.00 - 23.00

Centro Congressi d'Ateneo Università di Roma - La Sapienza - via Salaria 113, Roma


Remo Tabanelli (Isoc)


Presentazione e Introduzione

Buonasera a tutti.

Mi chiamo Remo Tabanelli.

Faccio parte di diverse associazioni, nazionali e internazionali, come ISOC (in quanto membro del Consiglio direttivo del Chapter italiano), EFF (Electronic Frontier Foundation) e FFII una organizzazione che si é battuta e si batte, tra l'altro, contro la introduzione dei brevetti software nella Unione Europea.

Ho partecipato e partecipo a diversi gruppi di lavoro in ambito IETF (Internet Engineering Task Force) e ai wokshop ETSI sulla firma digitale.

Sono anche un ricercatore e un piccolo imprenditore e la mia azienda utilizza e sviluppa attivamente software open source e GPL, nell'ambito dei sistemi embedded, sicurezza e networking e collabora attivamente anche con enti di ricerca pubblici e privati.

Innanzitutto vorrei portare il mio personale ringraziamento a chi ha organizzato questa iniziativa cui spero possano seguire concreti e tangibili sviluppi oltre al dibattito di questa sera.

A questo fine vorrei porre l'accento sulla intenzione dichiarata, dagli organizzatori, di costituire dei gruppi di lavoro a seguire quanto, di interesse generale emergerà dalla discussione.

Vorrei portare alla attenzione alcuni fatti, e alcuni dati desunti da informazioni di pubblico dominio e alcune tendenze e fenomeni che caratterizzano la storia recente della grande rete Internet , fatti e fenomeni, che pure essendo dalla sua nascita nel DNA della rete, si sono evoluti e si stanno evolvendo in qualche cosa di ancora più innovativo di quanto non fosse in precedenza.

La carica di innovazione di alcuni nuovi fenomeni e tecnologie, é spesso, addirittura "disruptiva" o se si preferisce destabilizzante nei confronti delle tecnologie e degli equilibri tradizionali di parti molto significative del mercato e dei mercati "tradizionali", inclusi, in primo piano, il mercato della comunicazione, della telecomunicazione e tecnologie collegate, nel senso più ampio del termine.

Questa carica disruptiva e destabilizzante é però al tempo stesso una grande opportunità per l'innovazione, la creatività e la nostra libertà individuale e collettiva.

La storia della rete, una rete destrutturata fatta di persone e non di computers.

La storia della rete Internet é fin dal suo esordio una storia legata al mondo della ricerca, della conoscenza e della sperimentazione nel senso migliore che si possa dare a questi termini.

Internet nasce fino dall'inizio come una serie di STANDARD di tipo P.A.S. ovvero Publically Available Specifications, non disgiunti da una serie iniziale di, così chiamate, REFERENCE APPLICATIONS.

Lo scopo dichiarato, era quello di rendere a chiunque possibile la implementazione delle specifiche e dei protocolli trattati e esposti in modo uniforme (e quindi interoperabile) su diverse piattaforme di calcolo e rendere possibile seguire una traccia e testare i risultati anche tramite le prime reference applications a codice pubblico e aperto.

Sul piano organizzativo la struttura responsabile degli standards (le "leggi-rfc" che costituiscono la ossatura della governance stessa della rete) era ed é una organizzazione, o meglio una "non organizzazione", denominata Internet Engineering Task Force.

Tale "non organizzazione", cui tutti possono partecipare, in cui tutti possono parlare, in cui l'unico limite é quello di farsi capire e fare accettare le proprie idee ai propri simili e confrontarsi con le loro, replica la forma stessa destrutturata, non gerarchica e non topologica della rete e al tempo stesso ne sancisce la forma di "governo non governato".

L'unica regola che governa tutto si chiama condivisione.

La cosa più simile alla rete e al suo "non governo" era secondo Jonathan B.

Postel (uno dei "padri fondatori" della rete) una comune.

Chi abbia avuto la fortuna di conoscere o avvicinare questa persona non può meravigliarsi più di tanto che la rete .. per così dire "gli somigli".

Il legame quindi tra Rete, conoscenza, open source, il rapporto uno a uno, uno a molti, e molti a molti che sta nel DNA della rete e nei suoi protocolli (oggi si direbbe che la rete é geneticamente p2p) risale alla sua stessa nascita, ormai moltissimi anni fa.

E' giusto dire che probabilmente la rete non esisterebbe senza il software e la conoscenza pubblica e condivisa, così come il software libero non potrebbe esistere senza la rete.

Si tratta di un patrimonio di valori e conoscenza, forse il più grande mai sviluppato dalla umanità per se stessa. Quali valori e quali risorse abbiamo a disposizione.

I nostri "asset" (uso di proposito e provocatoriamente terminologie tipiche del cosiddetto mondo del business) le nostre risorse e gli strumenti che abbiamo da condividere sono:

  1. la rete i protocolli, gli standards e i nostri strumenti aperti di governance.
  2. Il software aperto e libero, le conoscenze e la capacità di distribuirle e diffonderle.
  3. L'uso di tecnologie (computers, terminali e tecnologie wireless) a basso e bassissimo costo che rendono possibile a ciascuno l'accesso non solo e non tanto alla fruizione di informazioni conoscenza e cultura, quanto alla formazione in prima persona come produttore di tali beni e patrimoni.
  4. l'universalità (internet é addirittura diventata extraterrestre con alcune missioni spaziali) e Il nostro enorme numero, il nostro numero sono una grande risorsa, siamo oltre un miliardo di persone che condividono qualcosa, scambiano pensieri, intraprendono azioni con un linguaggio e strumenti comuni per la prima volta nella storia, il vocabolario si arricchisce ogni giorno grazie ai protocolli e le applicazioni che formano il "lessico della rete".

Con queste armi e queste risorse possiamo vincere grandi sfide, che oggi ci stanno di fronte.

La nuova frontiera Si sta combattendo una guerra sulla rete e per la rete.

Una visione tende a accentuare un modello (come si suole dire) basato sui cosiddetti "servizi" che vede un mondo diviso in clienti e servizi (o client server) e "consumatori/utenti" piuttosto che cittadini e attori.

L' altra visione punta invece alla espansione della comunicazione e delle tecnologie "tout court".

La questione non é affatto di tipo meramente ideologico, bensì anche (forse principalmente) economico.

Se da una parte stanno gli interessi delle cosiddette "majors", dei canali televisivi, dei monopoli informativi, dei "media" e dei cosiddetti "contenuti", dall'altra, spesso in posizione di diretto conflitto di interessi, sta il mondo della produzione di beni di largo consumo, apparati elettronici, videorecorder, schede wifi e telefonini computers e periferiche di ogni tipo.

I confini non sono sempre netti e a volte il conflitto diventa schizofrenico come nel caso di Sony-BMC (una grande "major") e la stessa Sony produttore di apparati di registrazione e industria manifatturiera.

Il rischio maggiore che major e media hanno deciso di correre per proteggere un "modello di business" vecchio e basato sulla rendita di posizione anziché sulla produttività é quello di trovarsi in guerra coi propri clienti cui non vogliono credere o avere fiducia, e contemporaneamente non riconoscono alcun diritto.

Sul piano quasi "ideologico" si può (sia pure con molta approssimazione) rappresentare questo conflitto come un conflitto fra le lobbies dei brevetti software, del DRM (Digital Right Management) delle "licenze d'uso" proprietarie, e il movimento del Open Source e del Software Libero, delle licenze OSI e degli standards aperti e della parità di accesso o del P2P.

Le logiche p2p in particolare anno subito evoluzioni decisive anche sul piano della potenzialità innovativa basti pensare come esempio alla piattaforma "Democracy" per la IP TV peer to peer, che consente a ciascuno di essere produttore e fruitore assieme.

Dal nostro punto di vista quello che conta é comunque che dalla parte del software libero, del p2p, della rete e degli standards stanno i diritti di accesso collettivi e individuali, la condivisione, la creatività la rete e anche l'economia dell'industria del software e della innovazione.

Potenza, potenzialità e idee da praticare La riduzione dei costi, la disponibilità per ciascuno di tecnologie innovative a costi impensabili fino a poco tempo fa (ad Hannover durante il Cebit di questo anno l'industria cinese ha presentato un computer con sistema e software libero e ogni funzione disponibile su un moderno PC professionale al prezzo di 125 euro).

Gli apparati di comunicazione wireless Wi-Fi (IEEE 802.11a,b,g,n) costano ormai poche decine di euro.

Il software libero mette a disposizione ogni strumento e conoscenza nelle stesse funzionalità e forme che vengono oggi utilizzati dai grandi operatori del settore delle telecomunicazioni.

Anzi i leader del settore sia industriali (Cisco, Juniper, IBM e altri) sia nel settore telecomunicazioni (le cosiddette telco's e i carrier a tier 1) utilizzano e sperimentano i loro nuovi prodotti tramite progetti sostenuti e sviluppati nell'ambito del software libero e open source.

Questi componenti sono utilizzabili per costituire il "core", il nocciolo di partenza di nuovi strumenti che mettano definitivamente nelle mani di ciascuno il definitivo controllo della rete e della condivisione.

E' possibile e ci sono gli strumenti per costruire oggi a partire da queste premesse un modo nuovo di intendere rete e telecomunicazioni fondato sulla disponibilità e sulla condivisione dal basso delle risorse e nel rispetto dei diritti di ciascuno.

E' tempo di cominciare il cammino per affrancarsi dalla proprietà di infrastrutture statiche e proprietarie di comunicazione, é tempo di portare la infrastruttura alla nostra portata, alla portata e nella disponibilità di tutti noi.

Ebbene gli strumenti di base e i componenti di una tale infrastruttura sono già ora concretamente nelle nostre mani. Sono nel nostro computer, nel nostro telefonino, nel nostro lap-top nel nostro palmare.

La potenza degli strumenti di calcolo (personal, palmari e persino molti telefonini) di cui molti di noi dispongono é ampiamente paragonabile, quando non superiore di alcuni ordini di grandezza, a quella che, solo nella metà degli anni 90, utilizzavano le grandi banche, le assicurazioni e le industrie per gestire centinaia di terminali e posti di lavoro nel periodo della cosiddetta informatica distribuita.

In più abbiamo a disposizione la base stessa della comunicazione, la terminazione del sistema di networking personale che possiamo pensare di usare in modo diverso, non più solo da utente non più solo da consumatore ma da pari a pari in condivisione.

Questo strumento é la rete wireless che tutti noi possiamo cominciare a essere!

Ciascuno dei nostri apparati personali é potenzialmente in grado di comunicare con gli altri apparati, ciascuno dei nostri apparati può, se dotato del giusto software, essere contemporaneamente strumento di comunicazione punto punto e autostrada o percorso condiviso per trasportare informazione tramite altri fino alle più disparate destinazioni attraverso il nostro stesso mezzo purché condiviso.

Tutto ciò che occorre fare, in linea di principio, é istituire una percorso di comunicazione a "due corsie" o due canali logici, una attraverso cui passano le nostre comunicazioni e i nostri dati personali, e l'altra (separata e "impermeabile") utilizzabile in modo condiviso come punto di transito e percorso, condivisa dal resto del mondo (o se preferite della rete).

Tecnicamente questo tipo di funzionalità si chiamano funzionalità di packet forwarding (inoltro di pacchetti) e routing (instradamento).

La tecnologia della rete e del software ci mette a disposizione gli strumenti e i protocolli (routing adattivo, ipv6, ipsec ecc.) per ottenere questo risultato.

Possiamo concretamente utilizzare gli stessi strumenti (spesso addirittura migliori e più avanzati) che vengono utilizzati dai grandi carriers.

Certo qualche lavoro resta da fare (molto meno di quanto si possa pensare) sforzi andranno fatti in direzione di nuovi standards e nuova ricerca potrà essere messa in campo.

Ma questi strumenti sono oggi a nostra disposizione e attendono solo la nostra volontà, la nostra passione e la nostra creatività per essere concretamente utilizzabili da tutti noi.

Voglio chiudere questo intervento dicendo che é mia intenzione dare avvio, se possibile da qui, questa sera e da questa sede a questo progetto.

Quello che abbiamo da guadagnare é il controllo definitivo del destino della rete, una rete che come ho detto all'inizio é rete di intelligenze e rete di persone.

Una rete che non appartiene ad altri che noi.

Il progetto non comincia da qui é cominciato tanto tempo fa con Postel e un pugno di visionari, noi vogliamo continuare da qui, da questa sera, questo lavoro, con l'aiuto di tutti.

Grazie a tutti

Remo Tabanelli.

Intervento di

Remo Tabanelli - Ass. Società Internet (ISOC)