Intervento di Oriana Persico

Da FrontiereDigitali.

L'Innovazione necessaria: Creatività, Cooperazione, Condivisione

Convegno: 28 marzo 2006 - h. 18.00 - 23.00

Centro Congressi d'Ateneo Università di Roma - La Sapienza - via Salaria 113, Roma


Gener@zione Ecologista


Innovazione Necessaria e Connessione consapevole

Buongiorno a tutte e a tutti,

ringrazio i numerosi presenti, quelli che di sono mossi da diverse parti dell'Italia per essere qua, le associazioni promotrici e l'Università per aver ospitato questo convegno e in particolare Arturo di Corinto per il contributo attivo e la fiducia concordata all'iniziativa, i tanti che hanno diffuso la notizia sui siti e sulle liste e i comunicati stampa supplendo all'assenza di una redazione.

Questo convegno si chiama "l'Innovazione Necessaria. Creatività, Cooperazione, Condivisione". Molti di voi avranno letto l'appello-testo di convocazione che recita più meno così: "Verso gli Stati Generali dell'Innovazione". non un'affermazione, ma una provocazione, in primo luogo storica, alla quale mi permetto di aggiungere subito un punto interrogativo, con un intonazione che suona invece così: Verso gli Stati Generali dell'Innovazione? quando si riunirono "quegli" Stati Generali in una Francia giacobina e rivoluzionaria di più di due secoli fa, la borghesia pose il problema della sua rappresentanza di fronte al clero e all'aristocrazia dominanti.

Ora, se da una parte é chiaro quanto sia azzardato e probabilmente improprio, ambiguo e discutibile il parallelismo (chi é questo soggetto, esiste un "popolo della rete" e se si come intende essere rappresentato o auto-rappresentarsi? Si riconosce e riconosce o é riconosciuto nel modello di mediazione e composizione degli interessi eredità del '900, che ruota intorno a fabbrica, sindacato, democrazia rappresentativa, stato-nazione? É corretto applicare queste categorie alla società in rete? e via dicendo !).

Come é chiaro poniamo domande e questioni più che risposte, problemi più che soluzioni (e le poniamo tanto al mondo dell'accademia quanto a chi a queste domande risponde creando, sperimentando e diffondendo pratiche), ma almeno tre elementi possono considerarsi acquisiti:

  • la rete rappresenta una variante e non una variabile di sistema, dove il 21° secolo si manifesta come una frattura e non una continuità rispetto alla società industriale, quello che Kunn definirebbe un cambio di paradigma e che emerge in primo luogo attraverso la diffusione di nuove pratiche di condivisione e socializzazione dei beni immateriali;
  • siamo governati da oligarchie politiche sempre più palesemente impegnate nel'auto-riproduzione dei loro assetti di potere, sempre più palesemente distanti dalla base che rappresentano;
  • i poteri economici forti, dal canto loro, sono tenacemente impegnati nella creazione di una scarsità artificiale di ricchezza a garanzia di rendite di posizione, oligopoli e monopoli, laddove nell'economia immateriale vige il principio dell'abbondanza.

Siamo annoiati di burocrati feticisti del certificato elettronico. Siamo stanchi di un modello di concertazione che interpella major, gruppi imprenditoriali,associazioni di categoria che ha suggellato il Patto di San Remo, escludendo il resto o, se va bene, che prevede saltuari e catartici momenti di audizione. Siamo offesi da un sistema elettorale che ha già nominato con inquietante precisione il nostro parlamento.

Sono prioritari d'altro canto l'uso di internet come tecnologia abilitante e l'innovazione di processo, la costruzione di piattaforme aperte a sostegno dello sviluppo locale basate su infrastrutture e tecnologie p2p nella direzione aperta in Europa dalla sperimentazione degli ecosistemi digitali e la creazione di punti di accesso e formazione pubblici; abbiamo bisogno di standard interoperabili e di archivi pubblici liberamente accessibili; urgono partecipazione e consultazione permanente, on line e off line, in luogo di audizioni e concertazione, che preveda lo stanziamento di risorse e mezzi adeguati a realizzarla e che potenzi esperienze esistenti come il tavolo multi stakeholder per il WSIS a fronte dei futuri 5 anni dell'IGF indetto dall'ONU; é necessario un modello di finanziamento locale e nazionale accessibile alle associazioni e a quei gruppi che dal basso costruiscono reti di persone e di esperienza, sviluppando progettualità autonoma e creativa.

Trovate in allegato un breve intervento sulla necessita e le misure di un "welfare informazionale" (politiche per l'armonioso e non discriminante sviluppo della società in rete) scritto per il tavolo innovazione dell'Unione il 14 dicembre scorso, che deve affrontare anche questioni non strettamente tecnologiche e apparentemente distanti quali: reddito (almeno quello di formazione), casa, liberazione dal tempo di lavoro, precarietà, riforma del modello di formazione (medie-superiori e università).

Concludo con un invito a tutti i presenti alla connessione consapevole e radicale, in rete e fuori dalla rete e alla reciproca curiosità a partire dal materiale prodotto in questa giornata e a quello che ci potremo scambiare da domani (é già tutto pubblicato e pubblicabile).

Tavolo Innovazione, 14 dicembre

La genesi del Tavolo Innovazione

Questo tavolo arriva solo il 14 dicembre, dopo che la coalizione ha sostanzialmente chiuso a Perugia la fase programmatica. La cosa può lasciare da un lato perplessi e dall'altro sembrare inevitabile.

Romano Prodi sostiene che l'innovazione é l'unica strada per creare sviluppo, e non é il solo: anche l'UE con la strategia di Lisbona ha tracciato a chiare lettere la strada che il vecchio continente deve imboccare verso la società della conoscenza (l' FPQ7 abbandona l'idea di società dell'informazione in favore di quella della conoscenza: non più innovazione di servizi, anche per la pubblica amministrazione, ma innovazione di processo). É questo che rende difficile comprendere il ritardo e le difficoltà che il tavolo ha incontrato.

D'altro canto il sito dedicato alla fabrica del programma, quanto l'intera operazione della fabrica, spiega molte cose:

  • trasparenza della struttura: sono assenti riferimenti alla morfologia dei tavoli (numero, denominazione, funzioni, motivazione della struttura); alla composizione (riferimenti dei responsabili e dei componenti, consistenti in nome cognome ed indirizzo e-mail, accompagnati dalla specificazione del ruolo), alla definizione delle funzioni e del ruolo degli utenti;
  • trasparenza dei contenuti: sono assenti archivi consultabili del lavoro svolto e delle audizioni fatte, fattore essenziale che rende possibile le funzioni di documentazione, critica, miglioramento del testo in itinere;
  • trasparenza dei metodi: sono assenti riferimenti in merito ai criteri di composizione dei tavoli; di audizione della società civile (tipo di audizione, ruolo degli auditi, modalità e criteri di calendarizzazione degli incontri, criteri di rappresentatività, modalità di ricezione/rifiuto dei contributi programmatici).

Un cittadino che voglia apportare un contributo alla fabrica ha a disposizione solo una e-mail generica, indirizzata ad un'altrettanto generica "redazione", senza alcuna assicurazione rispetto ai tempi di risposta, al responsabile cui rivolgersi in caso di mancata risposta, alle motivazioni di ricezione/rifiuto della nota inviata: sono queste in ogni caso alcune regole base del lavoro collaborativo in rete, peraltro spiegate con dovizia di particolari e competenza nel bando e-democracy emanato dal MIT stesso nel 2004.

Insomma, per quanto traspare dal sito la fabbrica sembra una buona idea ed una cattiva pratica: il modello partecipativo, che informa di per sé la rete, non ha attecchito e non si é sviluppato all'interno di questo ambiente virtuale (il forum é rimasto abbastanza scarno, per esempio!). Le "audizioni" sembrano aver incontrato analoghi ostacoli.

Essere qua oggi significa non solo affrontare i temi della tecnologia, ma anche la ristrutturazione del modello di relazione fra eletti, elettori, istituzioni, amministrazioni di ogni livello, sussidiarietà sociale, territorio proprio attraverso le prassi e le forme del decision making pubblico allargato: la fase programmatica é e può diventare la fase cruciale di questo rapporto.

É indicativo che proprio i responsabili innovazione della coalizione abbiano trovato gli ostacoli di cui sopra e che si rendano disponibili a questo confronto, con una sensibilità specifica, presumibilmente, di questi temi: il Ministero dell'Innovazione é un obiettivo politicamente e strategicamente sensibile.

Il salto

Il 21° secolo caratterizzato dall'avvento del pc di massa, dalla nascita e diffusione di Internet, non rappresenta una continuità, un'evoluzione rispetto all'epoca industriale. Deve anzi considerarsi come una discontinuità, un vero e proprio salto: quello che nelle scienze sociali viene definito "cambio di paradigma".

Non "un altro mondo é possibile", ma un altro mondo é già nato e si manifesta nelle sue vitali contraddizioni, nei suoi paradossi, inquieta, crea nuove pratiche, ridisegna le geografie del potere e le forme della politica: é "la nascita della società in rete" (Castells).

Questo secolo sta emergendo come un iceberg a tre punte e le più dinamiche si manifestano proprio nel cyberspazio: internet, il software libero e il p2p, che a buon diritto si possono definire le istituzioni emergenti del 21° secolo.

Internet rappresenta lo sterminato tessuto connettivo che ha permesso di mettere in relazione e far interagire individui e comunità, comprimendo l'asse spazio-temporale, abbattendo al minimo i costi di accesso, di connessione, di produzione e condivisione di contenuti, creando de facto la possibilità di un soggetto collettivo planetario strutturato su flussi di comunicazione orizzontale e fondamentalmente non gerarchica. Nata nel cuore dell'esercito come rete strategica di protezione, Internet genera il primo paradosso: da un sistema di protezione, si trasferisce ai circuiti universitari e diventa il più grande mezzo di circolazione del sapere che l'umanità abbia conosciuto fino ad oggi. La sua infanzia é solitaria e felice, all'insegna della più grande libertà ed ignorata come possibilità di mercato: questo fino alla prima metà degli anni '90. La seconda metà del decennio é caratterizzata dalla scoperta di internet nel suo enorme potenziale commerciale: é l'epoca delle start up, dei grandi investimenti in ICT e della speculazione che porterà al crollo dei titoli ICT nel 2002.

Passiamo al free software. Le comunità di sviluppatori di software libero, nate circa 15 anni fa, sono fatte di persone che si scambiano codici sorgente e relazioni umane in rete; non é un caso che la comunità dei programmatori é la prima a reagire con forza al tentativo di costringere la libera condivisione della conoscenza e della produzione di sapere collettivo operato con la privatizzazione e la commercializzazione delle stringhe di algoritmi: non appena si privatizza il software, nasce la GPL. I giuristi hanno un bel da fare a dirimere la spinosa questione se il software sia un opera d'ingegno, sottoponibile a brevetto, o opera intellettuale, che ricadrebbe sotto la materia del diritto d'autore (ma il software embedded si può brevettare?!?): mentre oltreoceano negli USA passa l'idea della brevettabilità, il vecchio continente fra lotte e contraddizioni non adotta il sistema in modo automatico e sventa per ben due volte il pericolo in seno al parlamento europeo (la partita é ancora aperta). Ecco un altro paradosso: una cosa che non appartiene a nessuno sfida e riesce a mettere in crisi il più grande colosso dell'economia mondiale, la Microsoft, risultando nello scenario dell'economia mondiale un prodotto competitivo ed in ottima salute.

L'dea della GPL contamina tutto il campo della proprietà intellettuale, con chiare ripercussioni sulla legislazione del diritto d'autore: in questo caso, no solo si vedono sorgere nuove licenze same rights reserved contro la formula all rights reserved, ma il paradosso é che qualcosa di liberamente condivisibile, riproducibile e diffondibile come il file, tenta di essere rinchiuso con sofisticati metodi (per esempio i DRM), creando di fondo idiosincrasie di sistema e soprattutto una scarsità artificiale di ricchezza (Rodotà). Le comunità di p2p nascono per condividere gli archivi dei singoli utenti in una rete diffusa e non comprimibile, come risultanza diretta della disintermediazione: salta la catena della distribuzione e le major se ne accorgono (v. caso Napster)

Il salto é la nascita della società in rete: molti lo hanno già fatto, sperimentano le pratiche, le relazioni inedite e le possibilità che questo mondo offre.

Alcune premesse

Interazione digitale come relazione sociale partecipata. É questo il dato saliente che sembra caratterizzare le relazioni in rete: il lavoro collaborativo, la base per lo sviluppo di comunità di apprendimento, di pratica e di scopo, come si dimostrano essere quelle degli sviluppatori di software libero. Il valore aggiunto della rete é rappresentato dalla partecipazione ad un progetto, partecipazione spesso volontaria e gratuita, e dalla condivisione della conoscenza, dimostrando una grande attenzione verso la conservazione, la disponibilità e la trasparenza della memoria organizzativa dei processi. I metodi, la logica e le pratiche di tali comunità sono paradigmatiche ed estendibili ad altri tipi di ambienti, da quello del bussiness a quello del decision making pubblico, per esempio.

Disintermediazione. La disintermediazione é pervasiva: ristruttura la catena di produzione del valore mettendo in crisi diversi settori dell'economia e della politica. In quest'ottica, lo sviluppo di ambienti virtuali basati su tecnologia e su logiche p2p sono la chiave per valorizzare e cogliere il tratto della disintermediazione.

Innovazione di processo e sviluppo locale. É questa la strada che fa intravedere e che indica la strategia di Lisbona (Summit, 2000) verso lo sviluppo di un'economia europea dinamica e competitiva entro il 2010. Per arrivare a questo obiettivo bisognerà colmere le fratture digitali delle aree a differente stadio di sviluppo e di fasce di popolazione diversamente integrate. La frattura digitale deve essere considerata sia come gap di conoscenza, sia di tecnologia dell'informazione come tecnologia abilitante: le ICT sono infatti il canale strategico della distribuzione e riescono ad aumentare l'efficienza tramite l'organizzazione a rete e, se vista in un ottica culturale ed antropologica, consentono alle identità locali di esprimersi e valorizzarsi (spesso avere una speranza di non scomparire) proprio attraverso l'appropriazione di tali tecnologie, proprio nel cyber spazio, per diventare produttori e fruitori di contenuti. La sfida sarà imparare a creare, a produrre, dal basso ed in modo cooperativo, puntando sulle identità locali e sul territorio, sulla cultura come fattore strategico di differenziazione e di forza nella creazione di beni immateriali collettivi, con una forte matrice di "commons". Agire in questo senso significa dare una possibilità non solo di sviluppo, ma di una globalizzazione delle differenze e di una democrazia delle differenze, dove ogni punto della rete (proprio come una cellula all'interno di un ecosistema) viene valorizzato e considerato la fonte, la risorsa prima della complessità.

Le proposte

A) Forum/tavolo cooperante permanente in modalità multistake holder (modello WSIS) su:

  • interoperabilità dei formati;
  • riforma della legge 633 sul diritto d'autore;
  • accesso al sapere pubblico;
  • infrastrutture e connettività;
  • riduzione del digital divide
  • governance di internet (ne esiste ad oggi uno: quello che ha accompagnato il percorso del WSIS e che va adeguatamente riconosciuto e potenziato, anche in vista del forum annunciato a Tunisi per il 2006)
  • privacy e sicurezza della rete.

I forum accompagneranno e sosterranno la costruzione e l'implementazione delle politiche su tutto l'arco del processo.É questo un segno di apertura, é questo un modo di fare il salto e di cogliere e valorizzare la ricchezza sociale: qualcosa che viene prima del programma in sé e che può ricostruire un legame di reale sussidiarietà con le istituzioni.

Una volta vinta la partita del forum/tavolo cooperante, ed individuate le aree di lavoro, é necessario dirimere una questione di metodo: come lavorerà il tavolo? Come risolverà la spinosa questione della rappresentatività? Il tavolo/forum può e deve a questo punto dotarsi di una piattaforma di dicision making allargato, estendibile senza problemi fino al singolo cittadino: sarà sufficiente individuare i ruoli e predisporre adeguati meccanismi di ricezione e valorizzazione dei contributi (sostanzialmente l'architettura dell'inormazione)

Una scelta di questo tipo avrebbe il valore di un vero e proprio progetto pilota, estendibile nel futuro a tutti i libelli istituzionali: un metodo per la partecipazione.

Di conseguenza il loro referente é un Ministero dell'Innovazione con competenze nelle materie di cui sopra, in grado di avere rapporti e relazioni con gli altri ministeri, o che in ogni caso si trovi una formula per fare interagire il governo con la struttura multi stake holder.

B) Misure di sostegno per un armonioso sviluppo della società in rete, ovvero politiche di welfare informazionale.

La società in rete ha bisogno di specifiche misure di sostegno al fine di uno sviluppo armonioso e non discrimeninante. Infatti, posto che in un'economia della conoscenza il valore aggiunto é dato dal numero delle relazioni punto-punto, il primo obiettivo di una politica di welfare informazionale sarà proprio l'aumento delle relazioni punto-punto all'interno di un eco-sistema digitale fondamentalmente basato su un'architettura p2p. dove il p2p, in quanto costituisce come detto il cuore della disintermediazione, non va criminalizzato , ma considerato un vero e proprio motore economico. L'idea da cogliere é la rete come "impresa cognitiva collettiva".

I principali settori di intervento di un welfare informazionale saranno di conseguenza

  • la riduzione della frattura digitale,
  • le infrastrutture di connessione: dalla banda larga all'etere, assicurare a tutti l'accesso e la connettività,
  • l'abbasamento della soglia di accesso alla produzione-fruizione dei contenuti,
  • la creazione di standard interoperabili,
  • l'accesso al sapere pubblico, con particolare riferimento all'OAI (Open acces initiative per la ricerca e le università,
  • l'uso delle ICT come tecnologia abilitante per l'innovazione dei processi (amministrativi, sociali, culturali, politici ed economici)
  • privacy e sicurezza della rete

Ci sono poi due problemi, di natura se vogliamo prettamente "analogica", che vanno di pari passo alla nascita della società in rete:

  • emergenza abitativa ( a Roma il prezzo di una stanza singola rasenta ormai i 450 euro!)
  • reddito di formazione/reddito di cittadinanza.

Queste due questioni raccolgono le istanze sociali del precariato da una parte e dei giovani sotto i 35 anni dall'altra e sono ormai da considerarsi delle vere e proprie URGENZE. Come stupirsi della disoccupazione dilagante di fronte a forma di capitalismo in grado di produrre ricchezza senza ridistribuirla attraverso il "salario" (era questo il punto d'equilibrio che ha sostenuto fino a poco tempo fa la crescita del mercato)? D'altro canto non escluderei un'evoluzione della specie umana verso la liberazione dal lavoro così come lo abbiamo conosciuto, e che, in uno sforzo creativo collettivo, saremo in grado di restituire il valore alla dimensione cognitiva e relazionale dell'animale uomo! Che il disastro economico sia il segnale di una se pur dolorosa fase di cambiamento verso ere inaspettate?

Bisogna in ogni caso affrontare con strumenti ed analisi appropriate l'ambito le questioni dell'economia materiale, dove il principio di scarsità esiste.

Intervento di

Oriana Persico - Gener@zione Ecologista