Intervento di Marco Fagotti

Da FrontiereDigitali.

L'Innovazione necessaria: Creatività, Cooperazione, Condivisione

Convegno: 28 marzo 2006 - h. 18.00 - 23.00

Centro Congressi d'Ateneo Università di Roma - La Sapienza - via Salaria 113, Roma


ANOMOLO "Non pagare questa musica"


Ecologia della coscienza - Nuove prospettive per la musica

In occasione di questo incontro, e a differenza di tutti gli altri, non dirò nulla riguardo Anomolo, se non limitandomi a ricordare che si tratta di una etichetta musicale operativa da quattro anni nella produzione e distribuzione di musica libera attraverso il sito www.anomolo.com. Mi soffermerò invece su qualcosa che oggi mi sembra più importante dire e lo farò partendo da alcune osservazioni che sono servite prima di tutto a me per capire, e che mi auguro possano essere spunto di riflessione anche per altri.

Da diversi anni, ne ho quasi 40, noto con dispiacere ma anche con una certa curiosità, che la maggior parte delle discussioni fatte intorno alla musica, da musicisti, produttori e altre figure dell'ambiente, non sono più focalizzate sugli aspetti culturali o artistici della stessa, cosa peraltro del tutto naturale e auspicabile secondo me, ma concentrate intorno a tematiche che definirei di contorno o semplicemente connesse. Ho come l'impressione che trattare di musica nella sua accezione più intima, sia una abitudine in gran parte andata perduta, o volontariamente spostata in secondo ordine come si fa con le cose obsolete, sorpassate. Eppure, l'essenza della cultura musicale non à cambiata, i suoi parametri di identificazione sono sempre gli stessi. Le chiacchiere che vi si fanno intorno, al contrario, sono decisamente marginali, concentrate su problemi di altra natura: la pirateria multimediale, il p2p, gli indici di crescita del mercato discografico in costante calo, le battaglie legali tra le major e i pirati, la lotta alla sopravvivenza del CD in estinzione. Quest'ultimo à ormai la rappresentazione simbolica della musica internazionale, non grazie al suo contenuto, che conta poco più di niente, quanto al fatto di essere l'oggetto centrale di una battaglia generazionale che vede i conservatori da una parte a difenderlo e i modernisti dall'altra a preparagli le esequie. Insomma il problema della musica non riguarda più ne il contenuto, ne la forma artistica, ma il prodotto commerciale. Mi sono chiesto più volte quale fosse la causa scatenante di tanta estesa indifferenza verso la vera anima di quest'arte, che in quanto tale à espressione di cultura non lo dimentichiamo, e viceversa di tanto interesse verso la sua funzione più squallida: ho faticato a trovare una risposta soddisfacente.

Ho pensato fosse l'eccessiva attenzione nei confronti del prodotto commerciale, ma poi mi sono detto no, l'economia non può interessare in via esclusiva tutto il genere umano; ho pensato fossero le case discografiche che a forza di proporre artisti omologhi avessero finito con l'omologare anche il gusto degli ascoltatori, ma anche questo non mi ha convinto; ho pensato infine alla SIAE, il cui unico problema sembra quello di salvaguardare i propri interessi piuttosto che quelli dei propri iscritti, ma anche questa non può essere la causa principale. Forse lo sono nell'insieme ma solo in parte. Ho cercato allora di rispondermi guardando alle cose da una prospettiva diversa e ho dedotto che con buona probabilità, la responsabilità di questa situazione vada attribuita ad una condizione generalizzata di calo di quella che, non avendo altra definizione, ho chiamato forse impropriamente "ecologia della coscienza". Mi spiego meglio. Nella mia immaginazione l'ecologia della coscienza à una proprietà alla cui formazione concorrono diversi fattori: la cultura, l'intelligenza, la sensibilità, la conoscenza ecc. e la cui misura à data particolarmente da una manifestazione del comportamento sociale e individuale: il rispetto. Se decresce o viene a mancare questa attitudine i danni possono rivelarsi seri; si genera odio, violenza, indifferenza, egoismo, arroganza, attributi che hanno in comune appunto una provata assenza formale di rispetto. Ora à abbastanza facile applicare il concetto alla cultura dei nostri giorni e di riflesso alla musica quale sua estensione. Altrettanto automatico domandarsi se il vero "fuorilegge" sia colui che si procura illegalmente brani da internet o colui che, ponendo tale rispetto nel girone più basso della propria scala di valori, calpesta l'intimità più profonda della musica (che à la ricerca espressiva) banalizzandone i contenuti e trasformandola in un volgare fenomeno da baraccone o da intrattenimento. Se i veri criminali sono coloro che copiano e diffondono CD illegalmente o coloro che maltrattano questa cultura come si farebbe con la peggiore delle puttane di strada, cioà sfruttandone unicamente le potenzialità di guadagno. Se i veri pirati sono quelli che si procurano copie illegali di software proprietari (perché a comprarli si investono patrimoni) o chi organizza campagne punitive ad unica protezione del proprio potere imprenditoriale.

Qualunque sia la risposta, della quale non mi voglio occupare in questa sede, mi vien da pensare che non c'à musica in una discussione posta in questi termini e non c'à alcun rispetto nei confronti della sua essenza che à fatta di qualità comunicative, sensoriali, emozionali. La rete internet, vista da molti come il maligno distruttore di centennali equilibri, si presenta invece come l'unica ancora di salvataggio in un scenario così sconfortante. Perché trattandosi di terra neutrale, non governata da un potere centrale, richiede forzatamente l'uso auto-disciplinato del rispetto come forma basilare di convivenza tra i suoi abitanti. Al di fuori di questi parametri di "democrazia naturale" si genererebbe il caos e nel caos nessuno à in grado di costruire nulla di buono. Ecco, la rete diviene il luogo per eccellenza della comunicazione e della condivisione alla pari, il luogo dove le forme di organizzazione sociale sono esclusivamente regolate dall'applicazione del rispetto. Un ambiente insomma in grado di ridefinire i valori "ecologici" della cultura, ecologici perché esenti da qualsiasi sorta di contaminazione esterna, puri. Comunicare attraverso la rete significa principalmente preoccuparsi del contenuto, e di conseguenza avere la certezza che un buon contenuto troverà prima o poi il giusto riconoscimento.

Questo processo per fortuna à già in corso e non può essere fermato e soprattutto trascurato dai governi. Ai politici dico di cogliere questa opportunità storica, di sostenere questa mutazione antropologica, di far si che gli industriali della cultura non neghino possibilità di conoscenza che possono diventare realisticamente un patrimonio alla portata di chiunque, di ridefinire i parametri del diritto d'autore e lasciare che le informazioni raggiungano tutti senza inutili divieti. Dico loro di trasformare le scuole in luoghi accessibili e non in collegi costosi solo per ricche saccocce. La tecnologia può essere un valido supporto, i software liberi possono davvero diventare strumenti a disposizione di una comunità estesa che ambisce a crescere nella consapevolezza. Non sono idee astratte, noi di Anomolo stiamo aprendo una scuola di autoproduzione i cui corsi non solo garantiscono agli insegnanti adeguati compensi ma offrono agli studenti programmi didattici completi a 50 euro. E sono corsi estremamente innovativi perché nati dall'esperienza diretta e sostenuti dalla volontà di restituirla e di condividerla. Gli studenti vengono formati sulle tecniche di registrazione autonoma assistita dal computer ma anche sulle possibilità di diffusione delle proprie opere attraverso la rete, sulle licenze libere che permettono di operare nei margini della legalità. In questo modo si ridà speranza ed entusiasmo a chi fa musica, lo si stimola alla ricerca di forme nuove e originali di comunicazione, non filtrate da esigenze di tendenza o da statistiche sulla vendibilità. Ai musicisti dico di non avere paura di ciò che si può fare ma di ciò che non à permesso fare, perché proibito, à così che si decreta la loro fine. Ci sono mezzi di compensazione alternativa per riportare nelle loro tasche i guadagni sul diritto d'autore, pur conservando la gratuità dell'offerta. Parliamone. Con altri di Anomolo abbiamo scelto di lasciare il nostro lavoro a stipendio fisso per occuparci di questa scuola e siamo certi che molti altri seguiranno il nostro esempio perché socialmente utile e affatto compromettente la nostra stabilità economica. Bisogna ridare alla cultura la sua dignità, non lasciare che il consumismo e l'omologazione abbiano la meglio, non à possibile pensare ad un mondo in cui l'oggetto per eccellenza del progresso civile, la conoscenza, venga ridotta a banale merce di scambio. Una civiltà migliore non si costruisce dentro gli uffici direzionali delle multinazionali dove circolano dati e statistiche ma molto più in basso, dove circolano le idee e dove le necessità stimolano la creatività. Facciamo in modo che le nuove generazioni non crescano con una visione del mondo esclusivamente materialistica e competitiva, diamo loro gli strumenti affinché possano cooperare senza calpestarsi per un posto più in alto.

Ciò à possibile e bisogna prenderne coscienza.

Adesso !!!

Intervento di

Marco Fagotti (co-fondatore e presidente dell'Associazione Culturale Anomolo