Intervento di Giuseppe di Molfetta

Da FrontiereDigitali.

L'Innovazione necessaria: Creatività, Cooperazione, Condivisione

Convegno: 28 marzo 2006 - h. 18.00 - 23.00

Centro Congressi d'Ateneo Università di Roma - La Sapienza - via Salaria 113, Roma


Unione Degli Studenti (UdS Nazionale)


Innovazione Subito

Manuel Castells descrivendo la nuova economia nata su scala mondiale affermava che essa si può definire informazionale, globale, e interconnessa.

E' informazionale perché la produttività e la competitività di unità o agenti (che si tratti di aziende, regioni o nazioni) all'interno di questa economia dipendono in modo sostanziale dalla propria capacità di generare, elaborare e applicare con efficienza informazione basata sulla conoscenza.

E' globale in quanto le attività essenziali di produzione, consumo e circolazione, nonché le loro componenti (capitale, lavoro, materie prime, managment, informazione, tecnologie, mercati) sono organizzate su scala globale, o in modo diretto oppure attraverso una rete di collegamenti tra agenti economici.

E' in rete poiché, nelle nuove circostanze storiche, la concorrenza e la produttività hanno luogo in una ragnatela globale di interazioni fra reti aziendali.

Tale nuovo paradigma é economicamente redditizio, in economia di mercato, solo a patto di operare una "privatizzazione" delle conoscenze/ tecnologie/scoperte/culture.

Il motivo che ci riunisce qui é che tutti ci troviamo d'accordo non solo sulla contraddizione che questi processi vivono con la natura collettiva della produzione dei saperi e con l'essenza pubblica delle risorse biologiche, naturali, culturali del pianeta ma anche sulla nostra responsabilità di trovare una risposta a questa crisi e delle prospettive che ci vedano tutti quanti coinvolti.

L'Unione degli studenti nasce dodici anni fa mettendo in rete tutte quelle esperienze che rappresentavano e problematizzavano una condizione di esclusione, soprattutto dalle dinamiche partecipative all'interno delle nostre scuole.

Allora questo stare insieme portò allo Statuto delle studentesse e degli studenti, portò ai collettivi nelle scuole e ai comitati studenteschi.

Oggi nel 2006 l'Unione degli studenti prende consapevolezza che per risolvere un eguale esclusione dall'accesso alle conoscenze, per liberare i saperi e far di questi diretta emancipazione dell'individuo e chiave di volta della democrazia é necessario guardare al di là dei confini della nostra associazione.

Un primo passo l'abbiamo costruito in questi anni, lavorando in simbiosi con l'Unione degli Universitari e i collettivi nelle facoltà e costruendo un percorso di confederazione che dovrebbe culminare nella costruzione della rete studentesca; poi quando il 25 ottobre a Roma siamo scesi in piazza affianco a universitari e ricercatori precari ribadendo un forte No alle contro riforme moratti e alla legge trenta. Abbiamo cercato e stiamo cercando di fare fronte comune con chi rappresenta il mondo della formazione perché ai vincoli proprietari sul lavoro intellettuale si é affiancato sempre più una terribile privatizzazione dei canali formativi dequalificando il sistema pubblico d'istruzione.

Oggi non si possono infatti fare proposte sull'innovazione nella società della conoscenza se non si parte dalla scuola, dallo stato in cui versa.

La tendenza del dopo guerra é ad una crescita continua e costante del numero di persone in studio. Oramai fra i 14 e i 30 anni una fascia altissima della popolazione é in studio (80% ?). A fronte di questo dato ci sono ancora scuole dove non esiste il riscaldamento, scuole che crollano per una scossa di terremoto, scuole che vedranno nel giro di qualche anno l'arrivo di migliaia di docenti precari che non riusciranno a garantire continuità didattica e porteranno le famiglie più abbienti a iscrivere i propri figli a scuole private e centri accademici di eccellenza.

Il governo Berlusconi e non solo ha delle grosse responsabilità, e in particolare le ha il ministero bertagna-moratti che non solo ha disatteso la pretesa di innovare la scuola italiana, ma l'ha indebolita. Hanno fatto carta straccia della nostra costituzione, abrogato la legge 9/99 che portava l'obbligo scolastico a 15 anni di età, hannodestrutturato l'autonomia scolastica e delle regioni instaurando un neo-centralismo ministeriale e costruendo una scuola familista.

Si é annulata la figura complessa dello studente e la si é ridotta ad un mero vaso da riempire con nozioni, portando in italia una didattica a compartimenti stagni che ci mortifica e non fa altro che facilitare il brain-drain verso l'estero, lasciando sommersa e precaria la maggior parte della popolazione tra i 18 e i 30 anni. Il governo berlusconi é responsabile anche di una finanziaria che ha tagliato sulla scuola come se non fosse la linfa di una possibile crescita di questo paese. Tagli sulla progettualità studentesca, tagli all'autonomia scolastica, tagli alle provincie e alle regioni.

Negli ultimi giorni di legislatura la Moratti ha fatto di tutto per approvare gli ultimi provvedimenti. Già sappiamo che la cosiddetta "Riforma Moratti" é stata approvata definitivamente nell'ottobre del 2005; essa ha ridisegnato il secondo ciclo d'istruzione sul principio fondante del doppio canale: uno é il canale liceale, di competenza statale, l' altro é quello dell'istruzione e della formazione professionale, di competenza esclusiva delle istituzioni regionali. Tutto questo disegno rientra nell'ottica di una prematura selezione sociale tra chi andrà nel canale che avvia al lavoro, fatto di formazione professionale, alternanza scuola/lavoro e addirittura apprendistato e chi invece avrà la fortuna di entrare nel canale, quello liceale, che nonostante le evidenti contraddizioni che si porta dietro é, per la Moratti, l'unico che può dare una prospettiva di studio e di lavoro dignitoso. Ritorna a prendere piede una separazione netta tra sapere e saper fare.

Se siamo qui a parlare di innovazione e società della conoscenza non possiamo non partire quindi dai questi luoghi, da quei luoghi collettivi come università e scuole in cui si ha la produzione di soggettività e ribadire a gran voce un no secco al riordinamento della scuola italiana così come é stato pensato da questo governo.

Se vogliamo realmente entrare a pieno in quella società informazionale che descrive Castells e darne un orizzonte globale dobbiamo ripensare innanzitutto la scuola e la sua funzione. Dobbiamo invece sforzarci di pensare ad una scuola all'interno della quale siano rispettate la creatività, sia rispettata l'idea che si produca cultura, saperi, anche da un approccio diverso da quello classico. A partire cioé dal fare, dall'imparare facendo. Non possiamo non porci il problema di chi la scuola l'abbandona e del fatto che questa dispersione é presente soprattutto negli istituti professionali: é lì che scontiamo questo disagio ed é lì che vive oltre il 20% degli studenti medi (elaborazione ISFOL).

Perciò dobbiamo ripartire da tre cose:

- Una scuola come luogo di partecipazione e del fare cultura;

- La riqualificazione del sistema formativo, fondato sull'inclusione e la partecipazione;

- Un dibattito nuovo sul sapere;

Noi crediamo quindi che la battaglia per il rinnovamento della scuola pubblica sia da legare ad una battaglia più generale per un nuovo paese che intendiamo costruire, per una democrazia cognitiva, come ricordava Edgar Moren, fondata sulla formazione dei cittadini capaci di affrontare il proprio tempo. Una sfida che ridà centralità alla scuola pubblica, ma in modo nuovo e originale: perché non più unico luogo depositario del sapere, ma "officina" all'interno della quale vengono saldati e rimodellati saperi, conoscenze, esperienze formative. Detto ciò, crediamo pure che alcuni punti siano irrinunciabili per costruire un'alternativa alle politiche che, a fasi alterne, hanno contrassegnato gli ultimi quindici anni. Questi punti si sostanziano in un triangolo ai cui vertici troviamo: la necessità di alzare la scolarizzazione e il livello medio delle competenze di ogni cittadino in uscita dalla scuola superiore (quindi innalzamento dell'obbligo scolastico a 18 anni), una distribuzione nuova dei poteri per la gestione delle scuole autonome e per aumentare la partecipazione (riforma a tutti i livelli degli organi collegiali, con particolare rilevanza per quelli nazionali e d'istituto), un investimento forte all'interno di un quadro normativo rinnovato per il diritto all'accesso ai saperi.

Sino ad ora abbiamo rivendicato e ottenuto leggi regionali sul diritto allo studio e continuiamo a rivendicare una legge quadro nazionale sul diritto allo studio, ma tutto questo ancora non basta: sia come analisi, sia come fatto politico.

Se infatti guardiamo all'Europa ci accorgiamo non solo di quanto le direttive sovrannazionali su istruzione e servizi pubblici, come ad esempio la direttiva Bolkestein, ci impediscono di fare politica solo nel nostro cortile ma che politiche sociali più avanzate hanno già scritto la storia di numerosi stati come nel nord europa.

In questo luogo ci poniamo quindi due obbiettivi sin da subito: uno di metodo e l'altro di merito. Di metodo: é necessario, come cent'anni fece il movimento dei lavoratori, metterci in rete, garantendo il libero flusso di informazione tra di noi e facendo in modo che questa rete, se vogliamo definirla, della conoscenza, cresca e sia capace di fare analisi e proporre una seria alternativa politica ed economica all'attuale stato di cose.

Dobbiamo essere tanti, sviluppare e lavorare sulle nostre specificità, ma come se fossimo un'unica cosa. Se rinunciamo ora, difficilmente usciremo da quegli interstizi entro cui siamo costretti a esistere dal potere economico, finanziario della mondializzazione.

Quello che siamo riusciti a fare sino ad ora é un enorme passo in avanti: penso al Manifesto delle Libertà Digitali. Ma dobbiamo fare molto di più. Chiedere che venga rivista l'intera normativa sui diritti di proprietà intellettuale é legittimo ed ora necessario, chiedere che siano valorizzate licenze d'uso come le creative commons é doveroso. Ma quando nel 1980 la Corte suprema degli Stati Uniti con una sentenza ha concesso il primo brevetto su di un batterio geneticamente modificato, andando a violare quel tabù per cui la materia vivente non potesse essere brevettata, ci si é accorti quanto il nostro orizzonte non si potesse fermare alle libertà digitali. Tutte le leggi vigenti, fino ad oggi, in materia di protezione delle invenzione (i brevetti) e delle espressione delle idee (il copyright) si ispirano a un principio di fondo: attribuire un monopolio limitato agli innovatori (di modo che essi siano incentivati a farlo), ma nello stesso tempo garantire che quelle idee prima o poi siano accessibili a tutti. Se infatti il monopolio fosse totale ed eterno a soffrirne sarebbe lo stesso processo di innovazione dal momento che resterebbe bloccata la generalizzazione dell'innovazione.

Si determina così un processo di "predazione" dei beni collettivi. Oggi il "nuovo paradigma" porta alla "recinzione" di beni comuni come la biodiversità, i genomi, gli spazi comuni urbani e naturali, le conoscenze vive, le interazioni, la comunicazione, i rapporti affetti. Il mercato cerca di sussumere la vita umana e biologica nella sua interezza.

L'abbattimento totale delle recinzioni dei saperi é per noi il vero obiettivo di lungo termine su cui caricare di senso il nostro essere sindacato degli studenti nella società della conoscenza. La battaglia per l'autonomia sociale dei soggetti in formazione deve diventare la vera e propria chiave che acquista significati che vanno oltre la logica assistenzialista: quello che rivendichiamo é uno strumento in grado di abbattere le nuove forme di esclusione e precarietà dalla base. Per questo la rivendicazione di un reddito per i soggetti in formazione diventa, nell'attuale contesto, un progetto da rilanciare con forza.

Un sistema integrato di borse di studio e servizi che renda l'apprendimento e la formazione per tutta la vita non una prestazione di contingenza ma un vero e proprio tassello su cui costruire emancipazione, crescita, sviluppo. Erogando le borse di studio direttamente ai singoli studenti si può dare un grosso colpo agli ostacoli di ordine sociale che affliggono molte aree del nostro paese, garantendo la giusta autonomia ai soggetti in formazione di autogestirsi il proprio percorso formativo a 360°; dalla formazione strettamente ordinaria (cioé l'accesso ai canali che vanno oltre scuola ed università) a quella complementare (come ad esempio la possibilità, in piena autonomia, di poter formarsi con tutto quello che oggi si definisce cultura). Oggi quindi, vogliamo far emergere con forza la necessità, all'interno della società della conoscenza, di rivendicare nuove forme di accesso ai saperi, che abbiano l'obiettivo di abbattere le recinzioni costruite attorno alle conoscenze e allo stesso tempo garantiscano l'autonomia del soggetto in formazione a prescindere dalle sue condizioni sociali di partenza, come la stessa costituzione italiana sancisce all'articolo 3 e 33.

E' ovvio che si é aperta quindi una enorme contraddizione strutturale e noi siamo riusciti a leggere per primi le possibilità che sonnecchiano nelle pieghe del presente. Noi dobbiamo farci innovatori e non farci sfuggire questo importante treno. Chi é qui come chi é a Parigi si é fatto protagonista della storia e del suo necessario cambio di rotta.

L'Unione degli Studenti investirà in questo percorso e vi darà quanto possibile affinché le maglie di questa rete siano forti e vi chiede altrettanto perché abbiamo imparato a guardare oltre il nostro orizzonte fisico. Vogliamo un orizzonte ideale che con voi si concretizzi e contagi chi in questo percorso non é ancora entrato e ne nutre diffidenza.

L'Unione degli Studenti in questo periodo sta avviando un percorso partecipato e partecipativo per la costruzione del programma su scuola e conoscenze. A maggio costruiremo un appuntamento, la nostra conferenza di programma, attraverso la quale cercheremo di imporre sulla agenda politica un necessario e imprescindibile confronto del prossimo governo con chi le scuole le vive, e con le istanze espressione della condizione sociale di questi soggetti. La nostra proposta é che si costruiscano appuntamenti territoriali, su base comunale, metropolitana e regionale per dare profondità alle questioni che oggi stiamo affrontando per poi confluire in una grande assemblea nella quale potremo sia riuscire a mettere a sistema le istanze non solo su scuola e università, ma anche su mondo della ricerca, sulla proprietà intellettuale, sulla governance dei processi innovativi e su chi produce capitale. Sia a imporre queste istanze nell'agenda politica del nostro paese.

Città invisibili di Calvino

Chiese a Marco Kublai:

- Tu che esplori intorno e vedi i segni, saprai dirmi verso quale di questi futuri ci spingono i venti propizi ?

- Per questi porti non saprei tracciare la rotta sulla carta né fissare la data dell'approdo. Alle volte mi basta uno scorcio che s'apre nel bel mezzo d'un paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che si incontrano nel viavai, per pensare che partendo da lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatti di frammenti mescolati col resto, d'istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie. Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio é discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla.

Buon lavoro a tutte e a tutti dall'Unione degli Studenti

Intervento di

Giuseppe Di Molfetta - Esecutivo Nazionale dell'Unione degli Studenti (UdS)