Intervento di Giulio De Petra

Da FrontiereDigitali.

L'Innovazione necessaria: Creatività, Cooperazione, Condivisione

Convegno: 28 marzo 2006 - h. 18.00 - 23.00

Centro Congressi d'Ateneo Università di Roma - La Sapienza - via Salaria 113, Roma


Giulio De Petra


Il valore politico dell'innovazione

1. Italia é entrata nel nuovo secolo con la testa girata all'indietro. I soggetti, i temi, la cultura di riferimento del confronto politico sembrano, e spesso sono, gli stessi del 1996.

A chi vuole governare spetta invece il compito di progettare il ruolo futuro di questo paese nella nuova divisione mondiale del lavoro, dei mercati, della ricchezza e del potere.

Le tecnologie di rete - la loro produzione ed il loro utilizzo - possono costituire una risorsa preziosa e non ancora usurata per la politica che deve provare a confrontarsi con un problema di tali dimensioni.

Ma la politica, come dimostrano le più recenti occasioni di confronto programmatico nell'ambito dell'Unione, non riesce ancora a utilizzare con efficacia questa risorsa, non riesce a leggere adeguatamente lo spessore politico del cambiamento che l'uso delle tecnologie digitali ha prodotto nel modo in cui milioni di persone già oggi, in tutto il mondo, entrano in relazione per comunicare, cooperare, produrre, consumare, inventare, conoscere e conoscersi.

Tanto numerosi e autorevoli sono oggi gli appelli a innovare processi, prodotti e mercati, tanto povere le elaborazioni programmatiche e tanto angusti sono gli strumenti proposti per realizzarle.

Non si riesce a cogliere, infatti, la straordinaria opportunità di invenzione sociale resa possibile dalle tecnologie della conoscenza, a immaginare ciò che l'economia di rete potrebbe generare in termini di un progetto nuovo di organizzazione economica e sociale, fondato dalla larga disponibilità di una antica/nuova specie di beni comuni, la conoscenza, e di una antica/nuova forma di relazione produttiva, la cooperazione.

Il contributo che le tecnologie di rete possono fornire alla politica - la politicità delle tecnologie di rete - si esprime pienamente quando esse sono considerate come tecnologia abilitante per l'innovazione dei processi, cioé per nuovi modi di produrre, distribuire, consumare, costruire relazioni sociali.

Se con il termine innovazione intendiamo una significativa modifica del comportamento degli attori economici e sociali che operano nei diversi settori della produzione di beni e servizi, della amministrazione pubblica, della formazione, della politica, é evidente che questo cambiamento può oggi essere reso possibile dalla disponibilità e dall'utilizzo delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Ma é altrettanto evidente che questo cambiamento non é da esse definito e determinato, né, tanto meno, garantito.

L'esperienza dimostra infatti che le tecnologie di rete possono liberare pienamente il potenziale di cambiamento politico che esse abilitano solo attraverso un consapevole e faticoso conflitto tra vecchio e nuovo paradigma che attraversa, come una faglia, tutte le dimensioni ed i settori di un progetto politico per il nostro paese.

E' il conflitto tra i diversi interessi degli attori che producono e utilizzano i beni intellettuali, quando tali beni si producono e si distribuiscono mediante tecnologie digitali.

E' il conflitto tra appropriazione privata ed uso pubblico dei beni comuni della conoscenza, a partire, ad esempio, dalla ricchezza digitale già disponibile nella amministrazioni pubbliche.

E' il conflitto tra cooperazione e competizione nella generazione della qualità dei prodotti e dei servizi o quello tra Europa e Stati Uniti nella determinazione delle regole per la brevettabilità del software.

Da questo punto di vista é evidente come occorra uscire dal profondo equivoco che considera i processi di innovazione funzionali al pieno compimento delle controriforme sui temi della produzione, del lavoro e della organizzazione sociale che hanno caratterizzato la cultura di governo nell'ultimo decennio.

Vi sono invece valori politici di grande spessore simbolico in questo conflitto che riguardano, ad esempio, non solo la difesa dei diritti individuali da pratiche potenzialmente repressive di controllo tecnologico, ma la possibilità di un loro ampliamento, che rivendicano la possibilità di promuovere la flessibilità del lavoro senza accettare la sua precarizzazione, che considerano possibile garantire qualità ed economicità dei servizi pubblici rifiutando la loro privatizzazione, che richiedono nuovi diritti di partecipazione e cittadinanza politica, che considerano infine l'economia di rete, fondata sui valori di autonomia e cooperazione degli attori che la costituiscono, come efficace alternativa alla economia di guerra che oggi si propone di privatizzare le risorse del mondo.

Questi sono i valori che possono mobilitare risorse politiche indispensabili per promuovere una discontinuità positiva in settori vitali della società italiana che si interroga sul suo futuro.

2. Sbaglia quindi chi, nell'ambito dell'Unione, continua a confondere le politiche per l'innovazione con lo sviluppo delle imprese di telecomunicazione e di servizi informatici, e, spesso, solo di alcune di queste.

Le politiche per l'innovazione devono invece avere l'obiettivo di determinare il quadro di opportunità economiche e sociali, di motivazioni individuali e collettive, di valori simbolici e politici che possono generare e orientare la discontinuità dell'innovazione nei più diversi settori.

Queste politiche, per essere efficaci, dovranno avere alcune caratteristiche comuni, quali ad esempio, le seguenti:

Gli attori sociali interessati al cambiamento dovranno essere coinvolti su larga scala, assumendo il conflitto come dimensione ineliminabile e feconda del processo di innovazione.

Le regole che determinano, nei diversi settori, la produzione ed i mercati, dovranno essere radicalmente modificate, per garantire le opportunità offerte dalle tecnologie (discontinuità normativa)

La conoscenza, che rappresenta la principale risorsa dei processi di innovazione, dovrà essere considerata e gestita come un bene comune.

Valori simbolici "forti" devono essere riconosciuti e promossi nei processi innovativi abilitati dalla rete: cooperazione sociale e produttiva invece di competizione individuale esasperata; condivisione delle risorse invece di lotta per la loro appropriazione.

Il territorio dovrà essere considerato non solo come luogo di insediamento nel quale garantire l'integrazione del cambiamento, ma, in quanto bacino di sapere sociale condiviso, come risorsa dei processi di innovazione.

Le politiche di contrasto del digital divide dovranno generare nuove opportunità condivisione di conoscenza e saperi liberi da vincoli di proprietà.

La dimensione di genere sarà un elemento costitutivo delle politiche di innovazione non come ambito delle politiche di inclusione, ma come punto di vista per una nuova cultura dell'organizzazione e delle relazioni sociali

3. Per tutte le considerazioni precedenti il "Tavolo di ascolto" rappresenta una iniziativa utile ed importante. Essa però, già nella formulazione, rischia di manifestare due limiti.

Il primo limite é che sembra alludere ad una politica che, dall'alto della sua funzione di rappresentanza, si piega benevola all'ascolto della società civile. Non coglie invece i profondi cambiamenti che le tecnologie di rete producono sulla organizzazione stessa della politica.

Le tecnologie di rete sono infatti oggi uno straordinario utensile di cui comunità politiche della più diversa natura e dimensione hanno imparato a servirsi per affrancarsi, nella loro azione, dalla subordinazione agli apparati politici tradizionali.

Anche la morfologia della politica si rimodella su quella della rete. I diversi soggetti - partiti, associazioni, comunità - sono nodi non gerarchicamente sovraordinati che si organizzano mediante relazioni paritarie e cooperative.

Il secondo limite é che il tavolo sembra fermarsi al solo momento della elaborazione programmatica. Se così fosse sarebbe una fatica di piccola utilità. L'innovazione é infatti un processo, la cui valenza politica si misura in minima parte nelle qualità delle intenzioni preliminari. Essa si manifesta nelle modalità di attuazione, nell'azione degli attori che vi partecipano, nella ridefinizione frequente degli obiettivi e degli strumenti. In altri termini é nel farsi del processo innovativo che un tavolo cooperativo permanente potrebbe fornire un contributo efficace e significativo.

Questo organismo di partecipazione potrebbe essere proposto dai partiti dell'Unione come strumento per l' attuazione delle politiche di innovazione, ed essere, per il suo statuto e per gli strumenti e le modalità di funzionamento, un esempio di innovazione nel governo dell'innovazione.

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Giulio De Petra