Intervento di Ermanno Pandoli

Da FrontiereDigitali.

L'Innovazione necessaria: Creatività, Cooperazione, Condivisione

Convegno: 28 marzo 2006 - h. 18.00 - 23.00

Centro Congressi d'Ateneo Università di Roma - La Sapienza - via Salaria 113, Roma


www.iquindici.org


COPYLEFT - ragioni e spiegazioni di una scelta

L'uso del computer sta rivoluzionando il concetto di proprietà del sapere. Le nuove tecnologie, infatti, non sono soltanto un nuovo mezzo di comunicazione, ma rappresentano una rivoluzione dell'informazione tanto grande quanto il passaggio dall'oralità alla scrittura. In altre parole non bisogna guardare al contenuto del medium, a quello che il medium offre, ma anche alle conseguenze della capacità di utilizzo di tale medium. Le caratteristiche del computer connesso in rete disegnano la nostra vita non solo fornendoci dei nuovi strumenti da usare, ma modificando la nostra coscienza a livello profondo.

L'utilizzatore medio del pc, completo di masterizzatore, programmi di word processing e connessione ad internet é un soggetto diverso dall'acquirente di supporti contenenti musica o letteratura. Mentre l'acquirente rimane l'utente finale di un prodotto che ha avuto una distribuzione verticale basata su rapporti materiali e giuridici tra autore-editore-distributore-negozio, l'utilizzatore delle tecnologie digitali si veste di due facce: quello dell'utilizzatore e quello del distributore, andando a scardinare completamente il corpus giuridico che cerca di organizzare la struttura che, fino ad oggi, ha permesso alla conoscenza di raggiungere il maggior numero di utenti. La relativa modernità di questa costruzione economico-giuridica ha portato nuovamente a ridiscutere, da parte degli utilizzatori di internet, la giustificazione standard che viene data all'esistenza dell'odierna disposizione legislativa relativa ai diritti di proprietà intellettuale. Per le istituzioni la giustificazione di tale meccanismo economico-giuridico rappresenta la risposta ad un fallimento del mercato, in quanto, in mancanza di tale organizzazione, si dice, non ci sarebbe un adeguato incentivo alla produzione e pubblicazione delle idee. In breve, gli argomenti in favore di tale organizzazione si poggiano sul fatto che il monopolio legale riconosciuto agli autori rappresenta l'incentivo alla creazione e alla pubblicazione delle opere dell'ingegno. Il riconoscimento dei diritti esclusivi in capo all'autore porterebbe ad assicurare all'autore lo stimolo alla creazione, il monopolio sull'opera, e le relative royalties, assicurerebbero la spinta a che l'idea venga condivisa con l'intera società, con la garanzia che nessun atro possa appropriarsi dell'idea altrui.

In teoria le istituzioni, per raggiungere un generale arricchimento della conoscenza, che per natura é pubblica e collettiva, promuovono la produzione di nuove idee e forme espressive. Per far questo, le istituzioni hanno creato un sistema economico giuridico che trasforma l'opera dell'ingegno in un valore economicamente e commercialmente valutabile, trasformando la sfera culturale, che ha un valore d'uso non economicamente valutabile, nella sfera commerciale dove il valore di scambio può invece essere economicamente valutabile.

In realtà, l'assunto implicito secondo cui gli autori creano l'opera per assicurarsi un rientro economico, risulta non soltanto non provato, ma ampiamente contraddetto da studi antropologici, etnici, storici e scientifici. Infatti l'arte, nelle sue più disparate forme, é sempre esistita in vari contesti culturali. La creazione artistica é così profondamente radicata nella natura umana e sociale, che la continua creazione di opere con alto valore d'uso sarà sempre assicurata, nonostante lo scarso valore di scambio necessario per il mercato dell'opera. Ed invece, risulta sotto gli occhi di tutti che tale organizzazione economico giuridica ha fallito nel suo scopo di elevare il livello della conoscenza dell'intera società e questo per una serie di motivi.

In primo luogo perché la natura economica del mercato delle idee stimola la creazione di idee orientate alla massimizzazione del profitto (economico, e non culturale), preferendo le pubblicazioni che, pur non avendo un alto valore d'uso, abbiano un alto valore di scambio, lasciando da parte quelle opere che non riescono a far riconoscere il proprio valore d'uso come un giusto valore di scambio. In questo contesto, il ragionamento commerciale, favorisce quel tipo di prodotto che può avere maggior successo commerciale, con un generale impoverimento della conoscenza diversa. Ed infatti, si può notare come il prodotto dell'industria culturale, tenda ad appiattire la conoscenza, creando spesso un prodotto che, dietro ad una facciata di originalità minima, in realtà é conforme allo stato della società. Il prodotto culturale corre dietro ai bisogni indotti degli individui, ed ha tralasciato invece la funzione di scoperta e comunicazione di nuovi modi di guardare alla società, suggerendo strade e soluzioni diverse per un diverso sviluppo culturale.

Ma il fallimento di questa organizzazione economica e giuridica non é relativo soltanto al mancato raggiungimento dell'obiettivo di accrescere la conoscenza della società nella sua interezza, ma anche, nell'immediato, nell'errata pratica applicazione dell'originario assunto secondo cui l'autore é stimolato alla creazione per motivi economici.

Sia chiaro: nel mercato dell'arte chi guadagna di meno (o non guadagna affatto) é l'artista. Ed infatti l'artista generalmente opera fuori dal mercato o, in ogni caso, non é perfettamente informato del meccanismo economico che lo muove, mentre, quando sottoscrive un contratto, si trova di fronte a soggetti che del mercato hanno le informazione necessarie per valutare, con anticipo, il probabile successo dell'opera d'arte. In questa situazione asimmetrica, dove gli artisti mancano dei mezzi di analisi del mercato e sono quindi svantaggiati nei confronti degli editori, il corretto funzionamento dell'incentivo alla creazione viene meno, in quanto gli stessi, spesso, vendono sottocosto le proprie opere d'arte e pertanto gli incentivi vengono in realtà versati ad altri soggetti (le case editrici o i produttori musicali). Tutto ciò rappresenta una applicazione distorta di una teoria che nei fatti si rivela errata. La realtà di internet e della rete permetterebbe un giusto riequilibrio tra il valore d'uso ed il valore di scambio dell'opera d'arte, permettendo di raggiungere l'obiettivo di un vero innalzamento della conoscenza e della condivisione della stessa. Ma questo processo é quotidianamente ostacolato da chi, invece, dovrebbe garantire un giusto equilibrio tra condivisione della cultura ed incentivo economico, attraverso una produzione legislativa che fa della condivisione un reato e della cultura una merce per soli abbienti.

Ci sono associazioni, come la nostra, che tentano, in ogni modo, di instillare negli autori e negli editori, la cultura dell'economia del dono, attraverso soluzioni contrattuali, scelte di condivisione quali il copyleft, che possano indicare un nuovo modo di intendere la condivisione della conoscenza, dimostrando nei fatti come un prodotto editoriale, gratuitamente scaricabile da internet, non escluda un ritorno economico effettivo non soltanto per la casa editrice ma anche per l'autore. Ma nonostante questi sforzi da parte della base civile, la risposta dell'ordinamento é quella di soffocare ogni tentativo di ridisegnare l'attuale sistema. Per esempio, solo per citare l'ultimo atto di arroganza istituzionale, é l'imposizione del bollino Siae, con conseguente aumento del prezzo, sulle fotocopie. La situazione é critica: da un lato esistono degli autori e degli imprenditori che liberamente hanno deciso di permettere la libera fruibilità dell'opera, dall'altro una legislazione che, non solo aumenta la tassazione e quindi i costi di quei beni che rappresentano il mezzo tecnico necessario al sistema copyleft, quali cd, hard disk, dispositivi di masterizzazione, ma comprime eccessivamente quella sfera di libertà dell'individuo nell'accedere a questa cultura condivisa.

E' duro dover affermare che le associazioni che fanno della condivisione libera della conoscenza il proprio motore e la propria giustificazione, esistano nonostante le disposizioni legislative, e non grazie a queste.

I fruitori della rete chiedono soltanto che, di fronte alla condivisione della cultura senza che ci sia uno scopo commerciale o di arricchimento economico personale (quale potrebbe essere la vendita sottocosto di un cd copiato), lo stato guardi all'obiettivo di un generale innalzamento culturale della società nel suo complesso, e non alla difesa del monopolio di una parte minoritaria che chiede un prezzo troppo alto per il proprio prodotto culturale, e che, indirettamente, favorisce l'impoverimento culturale di chiunque non possa o non abbia la possibilità di stare al passo con i tempi. La strada é l'apertura allo sviluppo, non la criminalizzazione degli utenti della rete. Le istituzioni devono proteggere ed aiutare, e non soffocare una legittima richiesta di accesso generalizzato alla cultura. Il confronto tra le varie associazioni durante la Settimana delle Libertà Digitali organizzata dal Linux Club di Roma, ha portato a formulare delle proposte concrete che le Istituzioni devono ascoltare:

  1. Maggiore definizione dei diritti degli autori sugli editori, riconoscendo agli autori maggiore potere contrattuale nei confronti degli editori.
  2. Maggiore definizione dei diritti dei fruitori su autori ed editori (diritti di giusto utilizzo). in particolare quelli che riguardano gli scopi divulgativi e formativi.
  3. Modifica dello statuto Siae affinché sia garantita agli autori la possibilità di rinunciare liberamente ad alcuni diritti sulle proprie opere, ad esempio attraverso l'adozione di licenze con "alcuni diritti riservati" come la Gnu-Gpl e le Ccpl (Creative Commons). In particolare sarebbe opportuno che la Siae riconosca nel proprio statuto il diritto degli autori di consentire la copia, la distribuzione, l'esecuzione e/o la modifica libere e gratuite di alcune loro opere, per tutti i fini o solo per alcuni fini.
  4. Eliminazione o modifica del compenso per "copia privata" che "si applica a tutti i supporti di registrazione vergini, analogici e digitali, dedicati (audio e video) e non dedicati comunque idonei alla registrazione di fonogrammi e videogrammi" . Questa tassa, in quanto generalizzata a tutti i supporti vergini, si applica ingiustamente anche alle copie di opere di pubblico dominio, a opere per le quali é liberamente consentita la copia (ad esempio il software libero), a copie di backup o archiviazione consentite dai diritti di giusto utilizzo (fair use), alle copie di opere di effettuate dallo stesso autore dell'opera (che ne detiene i diritti patrimoniali).
  5. Modifica sostanziale della Legge Urbani: ritorno al concetto di non punibilità penale per azioni eseguite non a scopo di lucro (ricambiando il concetto di "scopo di profitto").
  6. Abbassamento dell'Iva e dei prezzi delle opere intellettuali.
  7. Incentivazione statale alla digitalizzazione ad alta qualità del patrimonio storico e culturale italiano di pubblico dominio, con lo scopo di renderlo liberamente e gratuitamente accessibile. Adozione di licenze con "alcuni diritti riservati" (come la Gnu-Gpl e le Creative Commons) per i dati, le informazioni e le opere realizzate interamente (o principalmente) attraverso soldi pubblici.
  8. Incentivazione della creazione di accessi pubblici al sapere gratuito e condiviso (biblioteche, portali web ecc. a gestione pubblica e/o privata) attraverso i quali siano possibili la libera copia, distribuzione ed esecuzione delle suddette opere prodotte con soldi pubblici e delle opere di pubblico dominio, ormai libere da diritto d'autore.

Sono richieste legittime, a salvaguardia di quello che deve essere il vero fine dello Stato: lo sviluppo culturale della società.

Fonti: tutti gli scritti di Wu Ming: www.wumingfoundation.com, Giovanni B. Ramello, "Pelle sub agnina latitat mens saepe lupina. Copyright in the marketplace" (grazie ad Alex Mannaro). Lunghe e costruttive chiacchierate con Monica Mazzitelli, Lorenzo de Tomasi, Roberto "il" Drudo, Giambattista Schieppati. Tutti i forum de iQuindici.org e tutte le persone conosciute alla "Settimana delle libertà digitali" organizzata dal Linux Club di Roma

Intervento di

Ermanno Pandolfi - iQuindici.org