FPML - Parte Quarta

Da FrontiereDigitali.

PARTE QUARTA

Prospettive per il Futuro (Autunno 2006)

L'Associazione "LIBERALARTE"

Uno dei punti del Terzo Programma Esecutivo del Maggio 2006 parla della "creazione di un'associazione culturale che si chiamerà "Liberalarte" e che costituirà il volto "istituzionale" del FPML".

Questa idea, cui daremo sicuramente concretezza nei prossimi mesi, nasce dall’esigenza di dotare il movimento di una componente "legale", ossia riconosciuta anche dalle altre realtà con cui desideriamo entrare in contatto, come ad esempio le istituzioni. L’associazione "Liberalarte" avrà l’aspetto di una normale associazione culturale e gestirà sotto il suo nome alcuni progetti concepiti in seno al movimento e che necessitano di un riconoscimento formale, più consono ad un’associazione che non ad un movimento nei fatti non "riconosciuto", a cui si possono destinare fondi o attenzioni o che può avanzare richieste e proposte.

La prospettiva confederata

Ma come può evolvere un progetto e un’idea come quella del Fronte Popolare? Ci siamo più volte ritrovati a riflettere su di un fatto: posto su questi binari il progetto non può ingrandirsi all’infinito. Esso finirebbe per perdere quelle caratteristiche che lo hanno reso importante. Cosa resterebbe della dimensione umana o dell’importanza dei rapporti personali in un Fronte allargato a 50 o più elementi?

Come sarebbe possibile mantenere un forte elemento solidale tra persone che, data la vastità del bacino che le ospiterebbe, si conoscono appena? Come perpetrare nell’utilizzo del mezzo della democrazia diretta o del semplice accordo informale tra così tante soggettività? Il FPML uscirebbe snaturato, deformato e impoverito da un simile "accrescimento" e finirebbe probabilmente per essere vittima della sua stessa capacità di raccogliere consensi e energie.

La soluzione più semplice per garantire evoluzione e tenuta dell’essenza stessa del FPML è quella di appoggiare non l’ingrandimento di un unico grande Fronte Popolare su scala nazionale, bensì sviluppare una rete di tanti piccoli punti associativi che agiscano nel nome dell’idea e con gli strumenti del Fronte Popolare, sviluppando anche soluzioni individuali. Il sistema dei vari circoli, ben radicati sul territorio e sparsi un po’ ovunque, troverebbe una coordinazione superiore in una possibile confederazione, dove avrebbe modo di riunirsi una rappresentanza di tutti i circoli con scadenza regolare. La confederazione avrebbe un organo centrale incaricato di coordinare le iniziative su scala nazionale o di importanza maggiore, ma a ogni "fronte popolare" resterebbe la massima libertà di iniziativa, proprio come il modello della "rete" di cui abbiamo parlato prima. Essendo il Fronte Popolare un movimento e non un partito, va da se che nei suoi obiettivi non dovrà mai trovare posto quello di creare una struttura centralizzata, burocratica e piramidale. A guidare il Fronte Popolare sarà l’idea che lo ha generato, non una presidenza, un vertice o un leader. L’unico modo per impedire l’affermazione di una figura simile è quello di frammentare il movimento in tante piccole cellule prive di vertici. Solo in questo modo uguaglianza e democrazia, che del movimento sono l’albero maestro, potranno evolversi fino a coinvolgere migliaia di persone senza perdere nessuna delle loro caratteristiche.

Il ruolo dello Stato e il ruolo dell'informazione libera e indipendente

Il Fronte Popolare per la Musica Libera continuerà nella sua battaglia, continuerà nel suo paziente lavoro, nella costruzione di un luogo ideale creato appositamente per permettere l'espressione artistica, svincolandola e liberandola da tutti i problemi che la schiacciano. A costruire questa alternativa saranno gli stessi artisti e gli stessi uomini interessati alla circolazione culturale, che poi sono coloro che dovranno viverci dentro. Sarà un po' come una casa costruita da chi andrà ad abitarla.

Nel compiere questa operazione sarà immerso nella rete di soggetti e realtà che, su strade parallele, portano avanti la stessa esigenza di libera condivisione, accesso e produzione di quel bene massimo che è il sapere.

Nel cammino su questa lunga e appassionante strada dovranno svolgere un ruolo importantissimo due soggetti di cui ancora non si è parlato in maniera esaustiva: il mondo dell'informazione indipendente e lo Stato.

All'informazione indipendente ci siamo rivolti e torneremo a rivolgerci con insistenza sempre maggiore.

L'alternativa potrà e dovrà viaggiare attraverso i canali delle migliaia di piccole e medie radio, siti e riviste indipendenti che vivono nel nostro paese. La capacità ricettiva di questo mondo è davvero notevole e sarà un preciso obiettivo del movimento quello di cercare di sfruttarla. L'intelligenza e la capacità di comprendere le reali esigenze culturali espresse in questi tempi sono doti che si possono spesso incontrare in queste redazioni che scelgono come politica editoriale quella di rigettare gli "input" del mainstream, preferendo concentrarsi su realtà più piccole, ma sicuramente più originali e propositive. Siamo certi che l'offerta artistica che si è sviluppata e che si svilupperà attorno al Fronte Popolare potrà e dovrà incontrare queste energie. Entrare in contatto con questa costellazione sarà l'imperativo che permetterà al FPML di battere in maniera sistematica gli antri più nascosti dello stivale alla ricerca di orecchie che possano ascoltare e amplificare la sua voce.

"La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".

Queste belle parole non sono frutto dei nostri migliori sogni, ma esistono realmente. Le potete trovare scritte nero su bianco sotto il nome di "'articolo IX" di un libricino tanto importante quanto spesso dimenticato che si chiama "Costituzione della Repubblica Italiana".

Ma sì! Chi se non lo Stato può davvero permettersi di "investire" risorse ed energie senza davvero tener conto immediato del ricavato economico che un tale investimento può raggiungere? Chi se non lo Stato può fare un investimento per fini "morali" e non strettamente monetari?

Se l'arte non è una merce e l'arte è davvero parte di quella cultura che la Repubblica si è solennemente impegnata a "promuovere", allora è evidente come il primo soggetto che dovrà smettere di essere un "mercante" sarà proprio la collettività, ossia lo Stato.

Lo Stato non solo potrebbe, ma dovrebbe finanziare dei progetti volti ad arricchire la collettività di sapere, volti a creare una conoscenza che sia di tutti e non solo dei privati che la mercificano. Lo Stato, inoltre, non si comporta come un investitore capitalista privato, in quanto può anche permettersi di andare in perdita economica. Può farlo per due motivi: il primo è che dispone di risorse tali da non poter essere intaccate da piccoli esperimenti culturali, per altro a basso costo; il secondo è che il profitto che lo stato deve trarre da un suo investimento non è il capitale, ma il benessere e il miglioramento della comunità, e cosa c'è di migliore se non la formazione di un bacino di cultura liberamente accessibile a tutti, di pubblico dominio, se non la promozione di forme "moderne" e pubbliche di cultura?

Il FPML, quindi, per mezzo della sua futura associazione, presenterà progetti e chiederà finanziamenti per poter divulgare e diffondere la conoscenza e l'utilizzazione degli strumenti propri di quella cultura aperta che sta contribuendo a costruire.

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