E-Governance

Da FrontiereDigitali.

Coordinatrice: Oriana Persico

La diffusione di Internet, e con essa del paradigma della rete, modifica e ridefinisce i termini e le pratiche della rappresentanza. Il voto, i partiti, lo stesso parlamento, fondati sul modello della delega (in sintesi il sistema di intermediazione fra stato e società civile ereditato dal Novecento) non sono da considerare come un dato, ma come il risultato di un processo storico che si evolve attraverso contaminazioni nei settori più diversi (economico, sociale, politico, culturale, tecnologico).

E-Governance significa affrontare il tema ICT nell'ottica della partecipazione, ovvero reinventare la forma della politica attraverso la rete. A partire dalle leggi Bassanini, in Italia si é andato affermando il principio di sussidiarietà (orizzontale e verticale): un numero sempre maggiore di funzioni é stato trasferito verso le istituzioni locali, con un'attenzione crescente verso il coinvolgimento dei cittadini (un esempio per tutti, le agende 21). E' questo il terreno su cui partecipazione e innovazione si incontrano. Sono le ICT a rendere possibile un nuovo e allargato processo di inclusione dei cittadini, singoli ed associati, a partire dalle prassi decisionali consolidate.

L'approccio multi-stakeholder

Multi-stakeholder é un termine anglosassone che indica i cosiddetti "portatori di interesse". Il termine in questi anni ha visto una sempre maggiore diffusione e viene utilizzato negli ambiti più diversi, dall'economia alla politica. La sua applicazione più coerente si può riferire alle attività di decision making. Il Wolrd Summit on Information Society ha segnato il riconoscimento da parte della comunità internazionale (l'ONU) dell'approccio di quest'approccio: per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, soggetti diversi da quelli istituzionali (cariche elettive) sono stati riconosciuti all'interno di un Summit. Associazioni, università, ONG, amministrazioni locali, oltre ovviamente al mondo dell'impresa, sono stati "accreditati" e muniti di cartellino. Cartellini di colori diversi, per diversi livelli di accesso: ma non c'é da stupirsi. D'altronde é necessario trovare metodi e regole di partecipazione, perché essa abbia veramente luogo, mentre il dato storicamente rilevante é la legittimazione dell'ingresso di nuovi soggetti nelle attività di decisione pubblica.

Ogni decisione é un processo

E' questo il punto di partenza logico di ogni politica di e-governance: la decisione é un processo, il processo di può suddividere in fasi, all'interno di ogni fase é possibile includere un numero maggiore di cittadini (teoricamente anche tutti) attraverso il supporto delle ICT.

E' possibile identificare alcune fasi essenziali:

1. identificazione del problema 2. identificazione delle possibili soluzioni 3. scelta della soluzione 4. implementazione 5. monitoraggio.

Per ognuna delle fasi bisogna consentire la possibilità di accedere alla documentazione (trasparenza) e di inserire i contributi (dialogo e partecipazione): le fasi sensibili di una decisione sono quelle grigie, nascoste fra una fase e l'altra, ma non totalmente impermeabili all'apertura.

Come si costruisce una politica di e-governance

In primo luogo é necessario partire da processi di partecipazione già esistenti (si pensi ad esempio alle sperimentazioni di un bilancio partecipativo), per supportarli attraverso specifiche piattaforme, posto che é logicamente possibile partire anche dalle piattaforme e dalla comunicazione per stimolare e avviare i processi. Il secondo passo é individuare i "portatori di interesse" che supporteranno e alimenteranno la piattaforma: a questo proposito il processo ha le migliori possibilità di riuscita se esiste un coinvolgimento diretto di "personale politico" (gli eletti: assessori, sindaci, parlamentari, ministri perché no!). A questo scopo risulta utilissimo il coinvolgimento di tutti i livelli amministrativi possibili.

Il passo successivo é la costruzione di una piattaforma che riesca a riprodurre il processo partecipativo, che rispetti almeno le seguenti regole minime:

  • Ogni processo partecipativo deve avere un referente esplicito. Il referente sarà incaricato di rispondere ai cittadini che inviano i contributi.
  • Dovranno essere predisposte precise regole di accettazione e rifiuto dei contributi. Nello specifico, il minimo sarà motivare la scelta di accettazione o rifiuto del contributo da parte dell'amministrazione.
  • Dovranno essere chiariti i tempi limite dell'invio dei contributi per evitare un'eccessiva dilatazione dei tempi decisionali.
  • Dovrà essere predisposto un vero e proprio programma di formazione degli attori coinvolti nei processi partecipativi, sia verso le istituzioni, sia verso la società civile.
  • Dovranno essere predisposte adeguate misure di pubblicizzazione del programma (piano di comunicazione integrata).

Il presupposto di una politica di e-governance é una politica di riduzione della frattura digitale che consenta a tutti i cittadini di conoscere e utilizzare internet e le Ict.

Un'ampia documentazione sull'e-governance é disponibile presso il sito dei Centri regionali di competenza (Crc) (vedi bando e-democracy emanato dal Mit nell'aprile 2004).

Il programma può orientarsi a uno sfruttamento delle reti civiche (previste dalla legge 150/2001). Questo tavolo potrebbe essere la sede opportuna per avviare una riflessione su uno strumento di auto-organizzazione della società civile (immaginare le regole e i contenuti di una piattaforma di partecipazione proprio a partire dalle politiche dell'innovazione).