Diritti e permessi d’autore

Da FrontiereDigitali.

Premessa

Coordinatori: Lorenzo De Tomasi, Ermanno Pandoli

L’uso del computer sta rivoluzionando il concetto di condivisione del sapere. Le nuove tecnologie, infatti, non sono soltanto un nuovo mezzo di comunicazione, ma rappresentano una rivoluzione dell’informazione tanto grande quanto il passaggio dall’oralità alla scrittura. Non bisogna guardare al contenuto del medium, a quello che il medium offre, ma anche alle conseguenze della capacità di utilizzo di tale medium. Le caratteristiche del computer connesso in rete disegnano la nostra vita non solo fornendoci dei nuovi strumenti da usare, ma modificando la nostra coscienza a livello profondo. Questi importanti i cambiamenti sono stati messi in atto dall’invenzione tecnologica di Internet. Internet ha reso possibile l'applicazione su scala globale di quello che negli ambienti scientifici si è sempre fatto: condividere la ricchezza della scoperta per rendere più agevole il cammino e lo sviluppo della scienza.

Trasportando questo concetto dall'ambiente scientifico a quello più comune quale quello della società in cui viviamo, si può affermare che la condivisione della conoscenza non prettamente scientifica possa aiutare ad arricchire l'umanità? Arricchire l’intelligenza dell'umanità, la memoria, l’immaginazione e le forze mentali e spirituali? Secondo il nostro parere questo è possibile e auspicabile. Ma c’è un ma...

Per arricchire l’intelligenza, la memoria e l'immaginazione servono informazioni. Un’informazione può essere un numero, una parola nuova, una nuova sensazione così come suscitata da un racconto, un romanzo, una canzone. È qui che i problemi sorgono. Il passato, tuttora presente, ci ha fossilizzato in un sistema che risulta difficile da innovare. La proprietà del sapere (cioè di dati e informazioni) è privata ed esclusiva. È privata in quanto appartiene a chi la crea, esclusiva perché chi se ne appropria può escluderne gli altri dal godimento. Proprietà del sapere, protezione del diritto d’autore. In un contesto in cui internet non esiste, la possibilità di veicolare l’opera dell’ingegno è legata a una struttura complessa e costosa.

La protezione del diritto d’autore è un mezzo per tutelare il diritto dell’autore alla protezione degli interessi morali e materiale derivanti da ogni produzione artistica e proveniente dal diritto riconosciuto di prendere parte alla vita culturale della società. La necessità di una garanzia dei diritti e della loro organizzazione in diritti materiali e morali ha un senso perché la veicolazione delle idee ha bisogno di una struttura in grado di portare l’idea artistica presso il maggior pubblico. L’autore ha l’idea e i mezzi necessari e sufficienti per realizzarla (per uno scrittore basta carta e penna), ma non per moltiplicarla. Con l’atto creativo l’idea si materializza e diventa prodotto, meccanicamente riproducibile tramite attrezzature che solo pochi possono avere. L’editore è il soggetto che ha i mezzi necessari per moltiplicare il prodotto che ha assunto un valore economico certo o accertabile. L’editore non ha l’idea ma ha il know-how necessario per la commercializzazione del prodotto. Il distributore costituisce il supporto logistico per la distribuzione presso il pubblico. Il negozio è il luogo, distribuito su tutto un territorio, che raggiunge l’utente finale, l’acquirente. Internet sta tentando di cambiare le regole del gioco.

L’utilizzatore medio del computer, completo di masterizzatore, programmi di videoscrittura e connessione a internet è un soggetto diverso dall’acquirente di supporti contenenti musica o di letteratura. Mentre questi rimane l’utente finale di un prodotto che ha avuto una distribuzione verticale basata su rapporti materiale e giuridici tra autore-editore-distributore-negozio, l’utilizzatore delle tecnologie digitali si veste di due facce: quello dell’utilizzatore e quello del distributore. L'uomo si innalza al livello delle sue possibilità tecnologiche.

Soprattutto in seguito all’avvento e alla crescente diffusione capillare delle nuove tecnologie, la legislazione sul diritto d’autore attualmente vigente in Italia e in Europa sembrerebbe mostrare dei vistosi segni di vecchiaia e d’inadeguatezza. È importante iniziare una riflessione su come questo strumento potrebbe evolversi per avvicinarsi in modo equo alle esigenze spesso contrastanti dei vari attori coinvolti nell’economia della conoscenza. È ancor più fondamentale valutare quanto alcuni ingranaggi ferraginosi stiano rallentando il nostro sviluppo e la crescita dell’economia nazionale ed europea.

Tutti noi dovremmo sentire il dovere di avanzare proposte su come aggiornare, evolvere o addirittura rivoluzionare le leggi attualmente vigenti. Al fine di favorire la crescita del sistema produttivo nazionale e di rafforzare le azioni dirette a promuovere un’economia basata sulla conoscenza, in primo luogo sarebbe necessario chiarire in modo inequivocabile quali sono i principi ispiratori e gli obiettivi dei diritti d’autore, evitando che i vari attori li possano traviare a loro specifico vantaggio. Questo lavoro andrebbe svolto in un’ottica di apertura al confronto con le esigenze e le necessità di tutti gli attori coinvolti nell’economia della conoscenza.

In base a questi principi e obiettivi, occorrerebbe quindi stabilire con assoluta chiarezza i diritti dei singoli attori in relazione con gli altri. Preparato questo substrato culturale e legislativo, sarebbe auspicabile la realizzazione di validi strumenti che favoriscano il raggiungimento degli obiettivi e il rispetto dei diritti.

I principi ispiratori e gli obiettivi dei diritti d’autore

Nell'articolo 27 comma 1 e 2 della Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo è scritto:

  1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
  2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore".

Nell’Articolo I, Sezione 8 della Costituzione degli Stati Uniti d’America del 14 Maggio 1787 è scritto che l’intento è quello di “Promuovere il progresso della scienza e delle arti utili assicurando agli autori e agli inventori per un tempo limitato il diritto esclusivo sui loro rispettivi scritti e scoperte.” In un’ottica di comunione della conoscenza finalizzata al progresso, i diritti d’autore sono limitazioni delle modalità di utilizzo concesse dalla società con lo scopo specifico di avvantaggiare la società stessa più che gli autori. I diritti d’autore, stimolando gli autori alla produzione di opere attraverso un beneficio economico, dovrebbero funzionare come incentivi al progresso, dovrebbero incoraggiare l’originalità e portare beneficio sociale. Se tramite i diritti di sfruttamento economico delle loro opere e idee per un periodo di tempo limitato gli autori e gli inventori possono guadagnarsi da vivere più facilmente, possiamo sperare che realizzino più opere a beneficio di tutti. Un incentivo economico agli autori dovrebbe incrementare il numero di libri, musiche, film ecc. disponibili per essere letti, ascoltati, visti ecc., che possano essere distribuiti liberamente nelle librerie, nelle biblioteche e nelle scuole, e che in futuro possano essere modificati liberamente; dovrebbe permettere la nascita e la diffusione di un maggior numero di idee su cui discutere per contribuire al miglioramento della società. Per incoraggiare l’originalità. Per il beneficio sociale.

Verso un accordo comune

Una delle principali cause del mancato accordo tra gli attori dell'economia della conoscenza potrebbe essere un modello errato a partire dal quale traiamo le nostre considerazioni. É necessario prendere atto che lo scenario che i media e le lobby provano a descrivere é un'eccessiva semplificazione della realtà. Ci vengono quasi sempre descritte due fazioni estreme e contrapposte che lottano tra loro come due serpenti che si mordono reciprocamente la coda: ciascuna fazione non vede rispettati i propri diritti da parte dell'altra e, per questo motivo, si sente legittimata a non rispettare i diritti della rispettiva controparte.

Da un lato sembrerebbe esserci il "popolo contro il copyright", che crede di perseguire i propri interessi lottando per un mondo in cui la conoscenza possa circolare liberamente, in cui la copia, facilitata dalle nuove tecnologie, sia libera e gratuita e in cui gli autori e gli editori siano tenuti a innovarsi, trovando e seguendo le nuove vie di guadagno offerte dalle nuove tecnologie. I consumatori, scoraggiati dai prezzi elevati delle opere protette, non intravvedendo soluzioni per contrastare il potere delle lobby di autori e editori, si sentono legittimati ad agire nell'illegalità effettuando copie non autorizzate.

Dall'altro lato sembrerebbero esserci gli autori e gli editori, che, forti dei loro diritti sanciti dalla legislazione in materia di diritto d'autore, in un'ottica di incentivazione al progresso, credono di perseguire i propri interessi lottando per ottenere un compenso per ogni copia dell'opera che viene usufruita da ciascun consumatore, a prescindere dalla funzione, dalla motivazione e dagli scopi. Non intravvedendo soluzioni alla copia non autorizzata si sentono legittimati a sottrarre diritti ai loro stessi clienti per aumentare le proprie possibilità di guadagno.

Ricapitolando, se, a causa dei prezzi effettivamente troppo elevati o per semplice taccagneria, i consumatori copiano le opere i cui diritti patrimoniali sono in mano ad autori ed editori, i quali non vedendosi corrisposti i compensi dovuti, hanno reagito chiedendo e ottenendo dai governi leggi che tolgono a tutti i cittadini dei diritti ormai consolidati e fondati su principi etici e sociali; ora i cittadini cercano di riappropiarsene anche con mezzi illegali. Gli editori, a loro volta, cercheranno di combattere queste illegalità facendo approvare leggi sempre più severe e cercando sempre più di farle rispettare con la forza del governo.

Ecco i due serpenti che si mordono reciprocamente la coda: é un circolo vizioso a cui occorre porre fine.

Siamo convinti che il problema che sta alla base della questione sul diritto d'autore sia proprio la convinzione di queste due fazioni di essere rivali incompatibili tra loro e il conseguente atteggiamento reciproco di intolleranza e attacco. Occorrerebbe trasformare questa guerra in un dialogo civile, in un confronto di opinioni che sia costruttivo e porti ad un comune accordo.

Crediamo che la soluzione, in realtà, possa venire dal fatto che nessuna delle due fazioni si rende conto che, nel mordere la coda alla altra, sta mordendo anche la propria. Infatti tutti i fruitori sono potenzialmente autori e tutti gli autori sono potenzialmente fruitori. Un diritto tolto alla fazione opposta equivale quindi ad un diritto tolto a sé stessi. La potenziale appartenenza contemporanea di ogni persona a entrambe le fazioni rende insensata l'esistenza di estremismi opposti.

Il compito istituzionale dei governi é trovare le regole che consentono la legittimazione dei diritti di contribuire alla cultura e, contemporaneamente, di usufruirne (Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo, Art. 27 comma 1); degli autori di vedersi equamente retribuiti (ibidem, art. 27 comma 2); di stabilire conseguentemente le adeguate regole per lo sviluppo di un libero mercato.

Lo stesso Lawrence Lessig, dopo aver perso la sentenza che ha legittimato l'estensione ad oltranza del diritto d'autore, ha moderato notevolmente le proprie posizioni e richieste, adottando un punto di vista che tenga più in considerazione le esigenze (e non i vizi) degli autori. Lessig ha anche ammesso che probabilmente una delle principali cause della sconfitta é stata la descrizione che i media hanno dato dell'evento, sempre ritratto - e quindi percepito dalla maggioranza delle persone - come una sfida tra estremisti per l'abolizione o il rafforzamento del copyright, come una battaglia contro e per la proprietà.

Crediamo che la colpa sia si in parte dei media, ma che principalmente il problema stia nel fatto che nessun noto esponente delle due fazioni abbia mai voluto o provato a ragionare e descriversi come autore e consumatore allo stesso tempo.

Sebbene, all'interno delle due diverse fazioni, i veri estremisti siano una minoranza e le posizioni siano notevolmente variegate e a volte vengano quasi a coincidere, i leader non hanno voluto o non sono riusciti moderare gli estremismi portando invece a galla e valorizzando le proposte che avrebbero potuto condurre a un accordo reciproco.

Un accordo che dovrebbe portare all'approvazione nazionale e internazionale di una legislazione che chieda che, da una parte, il diritto d'autore venga regolamentato in un'ottica orientata a principi etici e sociali e non solo agli interessi delle multinazionali dell'editoria e dell'intrattenimento - come finora é stato.

Dall'altra parte, una volta stabiliti questi principi etici e sociali nell'ottica di un bilanciamento equo tra la diffusione libera della conoscenza e l'incentivo economico agli autori e al progresso, occorre approvare una legislazione che combatta con ogni mezzo lecito la copia a questo punto stabilita illegale.

Proposte per un nuovo diritto d'autore.

Proposte complementari al diritto d'autore attualmente vigente.

Modifiche alla legge vigente sul diritto d'autore

= Maggiore definizione dei diritti degli autori sugli editori

  • Riconoscere agli autori maggiore potere contrattuale nei confronti degli editori. L’autore dovrebbe avere di diritto e di fatto il potere di controllare i diritti patrimoniali anche dopo la stipula di un contratto con un editore.
  • Riconoscere una maggiore libertà agli autori sulle opere di altri autori, al fine di garantire la contaminazione di idee finalizzata al progresso. Partendo dal presupposto che non può essere creato nulla di nuovo senza partire da ciò che già esiste, occorre stabilire maggiori libertà (e regole di attribuzione della paternità e di citazione delle fonti) per la citazione, la contaminazione, il remix di opere esistenti.

Maggiore definizione dei diritti dei fruitori su autori ed editori

ossia dei diritti di giusto utilizzo (fair use statunitense), in particolare quelli che riguardano gli scopi divulgativi e formativi.

Integrazione del Diritto di panorama

Adozione da parte della legislazione italiana del panorama freedom (libertà di panorama), vigente in molti altri paesi, che permette a chiunque di fotografare e riprodurre quanto pubblicamente visibile senza preoccuparsi di dover trovare il progettista e pagargli i diritti d'autore. Attualmente gli Artt. 2 e 13 della Legge 633/1941 dichiarano che anche le opere dell’architettura (come quelle della pittura, del disegno, della fonografia…) sono protette dalla legge sul diritto d'autore e, di conseguenza, solo gli autori originali avrebbero il diritto esclusivo di riprodurle, in qualsiasi forma (inclusa quella fotografica). La violazione vera e propria (l’uso per scopo personale è consentito), nasce nel momento in cui la fotografia viene caricata su un sito ad accesso pubblico e dotata di una licenza libera, diventando potenzialmente riproducibile anche con fini commerciali. Per questo motivo Wikipedia Italia è stata costretta a eliminare tutte le fotografie rappresentanti l’intera architettura contemporanea e moderna italiana. Così, mentre la Germania finanzia lo sviluppo di Wikipedia, l’Italia la diffida dall’uso di fotografie di quadri presenti nei propri musei e si trova senza le immagini di tutte le opere architettoniche moderne presenti nel proprio territorio. L’Auditorium Parco della Musica di Roma, la Fiera di Milano, la Stazione Centrale, il palazzo del rettorato de La Sapienza di Roma, le stazioni della metropolitana di Napoli, il Pirellone, la nuova chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo… scompariranno a breve dalle Wikipedie internazionali: per la gioia del turismo italico, della promozione dei beni culturali, e di quei 60 milioni di utenti che ogni giorno visitano Wikipedia nelle varie lingue. L’ironia maggiore sta nel fatto che un’opera di un architetto italiano collocata, ad esempio, in Germania, può tranquillamente essere riprodotta, poiché la legge tedesca - come la maggioranza degli stati europei - prevede la succitata “libertà di panorama”. Maggiori informazioni su Punto Informatico.

Ridurre il numero di opere non più accessibili

Stimolare l’economia della conoscenza e ridurre il numero di opere non accessibili perché non più in commercio e non condivisibili legalmente a causa del diritto d’autore, attraverso:

        • l’adozione del Public Domain Enhancement Act proposto da Lawrence Lessig;
        • il permesso di libera copia, diffusione ed esecuzione per fini non commerciali delle opere non più in commercio da almeno 6 mesi, anche se ancora protette da diritto d’autore;
        • il permesso di libera copia, diffusione, esecuzione e modifica, anche per fini commerciali, delle opere non più in commercio da almeno 1 anno, anche se ancora protette da diritto d’autore.
  • Riforma della Siae:
    • Modifica dello statuto Siae affinché sia garantita agli autori la possibilità di rinunciare liberamente ad alcuni diritti sulle proprie opere, ad esempio attraverso l'adozione di licenze con "alcuni diritti riservati" come la Gnu-Gpl e le Ccpl (Creative Commons public license). In particolare sarebbe opportuno che la Siae riconosca nel proprio statuto il diritto degli autori di consentire la copia, la distribuzione, l'esecuzione e/o la modifica libere e gratuite di alcune loro opere, per tutti i fini o solo per alcuni fini. Ad esempio, un musicista iscritto alla Siae, per quanto riguarda un proprio brano, dovrebbe essere libero di consentirne la copia, la distribuzione e l'esecuzione per scopi esclusivamente non commerciali. Nei casi in cui un privato lo copi per uso personale o un'associazione no profit lo esegua durante una campagna di raccolta fondi, gli ispettori Siae dovrebbero riconoscere la legittimità di queste azioni e non perseguirle. Invece, nel caso in cui una multinazionale utilizzi il suddetto brano per una pubblicità commerciale, gli ispettori Siae dovrebbero riscuotere le royalties a favore del proprio iscritto.
    • Fine del monopolio della Siae e libera concorrenza tra associazioni di autori ed editori. Gli autori dovrebbero essere liberi di associarsi, così come gli editori e i fruitori delle opere (che ora sono i meno rappresentati).
    • Valutare l'abolizione dell'obbligo del bollino Siae.
    • Eliminazione o modifica del compenso per "copia privata" che "si applica a tutti i supporti di registrazione vergini, analogici e digitali, dedicati (audio e video) e non dedicati comunque idonei alla registrazione di fonogrammi e videogrammi" . Questa tassa, in quanto generalizzata a tutti i supporti vergini, si applica ingiustamente anche alle copie di opere di pubblico dominio, a opere per le quali é liberamente consentita la copia (ad esempio il software libero), a copie di backup o archiviazione consentite dai diritti di giusto utilizzo (fair use), alle copie di opere di effettuate dallo stesso autore dell'opera (che ne detiene i diritti patrimoniali) ecc.
    • Permettere l'esecuzione di opere di autori non iscritti alla Siae in trasmissioni della Rai.
  • Modifica sostanziale della Legge Urbani:
    • ritorno al concetto di non punibilità penale per azioni eseguite non a scopo di lucro (ricambiando il concetto di "scopo di profitto").
    • Eliminazione delle conseguenze penali (e amministrative?) per il File Sharing non a scopo di lucro (a uso personale).
  • Abbassamento dell'Iva e dei prezzi delle opere intellettuali.
  • Biblioteca universale. Incentivazione statale alla digitalizzazione ad alta qualità del patrimonio storico e culturale italiano di pubblico dominio, con lo scopo di renderlo liberamente e gratuitamente accessibile. * abolizione dell'obbligo di deposito del 'sito web' presso le biblioteche nazionali. L'obbligo di deposito potrebbe essere obbligatorio solo per i siti di interesse che stanno per essere chiusi definitivamente, con l'obiettivo di creare un archivio storico.
  • Adozione di licenze con "alcuni diritti riservati" (come la Gnu-Gpl e le Creative Commons) per i dati, le informazioni e le opere realizzate interamente (o principalmente) attraverso soldi pubblici. Discussione sulle proposte del progetto Scarichiamoli!. Un esempio di tipologie di dati, informazioni e opere a cui potrebbe essere applicato questo principio sono gli Archivi audiovisivi della Rai.
    • Geodati. Libero accesso e distribuzione attraverso formati aperti (ad esempio svg e xml) dei dati cartografici aggiornati e in generale ai dati raccolti dalle amministrazioni pubbliche. Si pensi ad un database liberamente aggiornabile di mappe in formato svg (nazioni, regioni, province, città ecc.), di foto satellitari ecc. Le Università posseggono questi dati, ma spesso l'ultimo aggiornamento é obsoleto. La libera collaborazione basata sul modello del software libero potrebbe incentivare l'aggiornamento di questi dati. Sostegno al progetto Accesso libero ai dati cartografici raccolti dallo Stato.
    • Dati pubblici aggiornati. Ad esempio basi dati xml strutturati dei nomi e dei dati delle regioni, dei comuni e dei cap, ufficialmente aggiornati e garantiti per la correttezza delle informazioni contenute, liberamente accessibili e copiabili per fini anche commerciali. La piattaforma ideale per ospitare alcune informazioni potrebbe essere il Progetto geografia di Wikipedia. Si osservi la tabella a destra della pagina di Wikipedia riguardante il Comune di Roma.
    • Pubblicazioni per la promozione turistica. La copia, la distribuzione e la modifica libere anche per fini non commerciali oltre a incrementale il patrimonio culturale libero potrebbe favorire la promozione turistica a vantaggio delle economie locali. Si osservi a tale proposito il progetto Wikitravel.
  • Incentivare la promozione “commerciale” delle opere rilasciate sotto licenze libere o opensource (Flos). Le opere flos vengono sviluppate da singoli, gruppi o comunità, frequentemente per passione, e divengono un patrimonio comune, spesso di qualità che, per sua natura, ha meno possibilità di trovare vie di finanziamento rispetto alle alternative commerciali. È bene che i cittadini siano informati riguardo all’esistenza di queste opere e alle libertà connesse ad esse, affinché siano liberi di operare le scelte migliori in base alle loro possibilità ed esigenze. Purtroppo la natura spesso non commerciale delle opere flos non permette di raccogliere i fondi necessari alla loro pubblicizzazione sui media tradizionali (tv, radio, riviste ecc.). Sarebbe opportuno che lo stato finanzi la promozione delle opere più meritevoli (scelte, ad esempio, sulla base di premi e concorsi nazionali e internazionali) e, in generale, dei principi che stanno alla base della condivisione della conoscenza (ad esempio “La copia non è sempre un reato”, “Copiami e condividimi con i tuoi amici” ecc.).
  • Promuovere l’utilizzo nella pubblica amministrazione di opere rilasciate sotto licenze libere o opensource (Flos). Le opere flos già sviluppate sono gratuite e quindi, dal punto di vista dei costi, estremamente competitive rispetto a quelle commerciali. Per quanto riguarda opere flos già sviluppate, l’adozione dovrebbe essere basata su un confronto esclusivamente qualitativo con le opere commerciali equivalenti. Nel caso in cui le opere flos siano qualitativamente inferiori alle rispettive versioni commerciali, la scelta dovrebbe prediligere la soluzione che offre un migliore rapporto qualità/prezzo. Nel caso in cui l’opera flos sia priva di una funzione ritenuta fondamentale o prioritaria, la pubblica amministrazione dovrebbe confrontare i costi dell’acquisto delle licenze proprietarie preventivate con quello dello sviluppo ex-novo della funzione richiesta. È importante comprendere che, per quanto riguarda le opere flos, il costo dello sviluppo ex-novo della funzione richiesta viene sostenuto una sola volta, mentre il costo delle singole licenze è nullo; invece, nel caso di opere proprietarie, anche nel caso in cui la funzione richiesta sia già stata implementata o venga implementata gratuitamente, il costo della licenza deve essere pagato ogni qualvolta si acquisti una nuova copia dell’opera.
  • Incentivazione della creazione di accessi pubblici al sapere gratuito e condiviso (biblioteche, portali web ecc. a gestione pubblica e/o privata) attraverso i quali siano possibili la libera copia, distribuzione ed esecuzione delle suddette opere prodotte con soldi pubblici e delle opere di pubblico dominio, ormai libere da diritto d'autore. Diffusione di "Punti per la libera copia legale", ossia di totem dotati di masterizzatore che incentivino la copia legale di contenuti liberi, di pubblico dominio o con "alcuni diritti riservati". Si vedano, ad esempio, i Freedom toaster.
  • Sostegno alla campagna Non pago di leggere, contro il prestito a pagamento nelle biblioteche pubbliche.
  • Istituire una commissione per valutare le implicazione dell'uso delle tecnologie di Digital restriction management (Drm) nel software libero e opensource. Bibliografia sul Digital restriction management

Proposte di metodo

  • Costituzione di una commissione sulla riforma del diritto d'autore, dei regolamenti applicativi della legge sul diritto d'autore da parte della Siae, della stessa Siae e della legge Stanca. La commissione sarà istituita presso il Ministero dell'innovazione tecnologica, di concerto con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e con il Ministero dell'istruzione, Università e Ricerca (Miur). Sarebbe auspicabile la presenza all'interno della commissione sia delle associazioni che negli ultimi anni hanno assunto un ruolo determinante sui temi dell'accesso libero alla cultura (ad esempio associazioni sindacali, Associazione software libero, Creative Commons, Electronic Frontier Foundation, Free software foundation, Il secolo della rete, iQuindici, Liber Liber, Linuxclub, Wikipedia, ecc.) che dei rappresentanti di autori, editori, distributori e fruitori delle opere intellettuali.
  • Istituzionalizzazione del modello multi stake-holder. Gli stake-holder sono tutti i possibili portatori di interesse. La commissione dovrebbe dotarsi di una struttura multi stake-holder (ad esempio un tavolo cooperante) che accompagni in tutte le fasi il processo di revisione e implementazione delle proposte.
  • Gruppi di lavoro partecipati. La struttura multi stake-holder dovrebbe a sua volta relazionarsi con dei gruppi di lavoro aperti che usfruiscono di una piattaforma web per la discussione, la redazione e la revisione dei contributi finalizzata alla realizzazione di un documento condiviso.
  • La piattaforma web. Tutti i documenti prodotti dalla commissione, in tutte le diverse fasi, dovranno essere pubblicati in tempo reale sulla piattaforma web, in modo da assicurare la massima trasparenza assicurando adeguate regole di approvazione e rifiuto dei contributi pervenuti e garantendone la libera copia, distribuzione e modifica. Il modello wiki rappresenta l'applicazione pratica di questi principi.

Bibliografia

  • Uk vicino alla svolta sulla copia privata, Punto Informatico, 31 ottobre 2006. Lecito pensarlo dopo il clamoroso rapporto di un importante istituto britannico che invita il Legislatore a consentire ai consumatori di far ciò che vogliono dei cd e dvd che acquistano.
  • Opendocument conquista la Malaysia, Punto Informatico, 1 agosto 2006. Il formato Odf fa breccia in Asia: l’amministrazione pubblica malaysiana lo adotterà a partire dal 2007. Odf avanza anche a Bristol, nel Regno Unito.
  • Un ebook contro la cultura del drm, Punto Informatico, 19 luglio 2006. Nasce per contrapporsi al libro di Captain Copyright che in Canada vogliono diffondere nelle scuole. Per ricordare ai bimbi che condividere e partecipare è una bella cosa.
  • Microsoft apre le porte a OpenDocument, Punto Informatico, 7 luglio 2006. Con mossa del tutto inattesa, il big di Redmond ha annunciato la creazione di un progetto open source che portera' in Office il supporto al formato dei documenti OpenDocument, noto rivale del formato made in Redmond Open Xml.
  • La Francia ha deciso: il Drm sarà blindato, Punto Informatico, 27 giugno 2006. Nessun obbligo di rendere interoperabili i sistemi anticopia. Apple tira un sospiro di sollievo e spera in ulteriori modifiche. Il controllo del DRM viene affidato in toto ai detentori del diritto d'autore. Mano morbida per P2P e pirati.
  • Musica e film su file, troppi profitti, Punto Informatico, 27 giugno 2006. Lo sostiene un lettore che spiega: oggi chi compra opere via internet lo fa mettendo a disposizione la propria banda. E chi le distribuisce azzera, o quasi, le proprie spese. Questo deve avere delle conseguenze.
  • Bruxelles baratta l’equo compenso col Drm, Punto Informatico, 25 giugno 2006. La Commissione Europea vuole spingere i paesi membri a eliminare l’equo compenso su dispositivi e supporti multimediali. Prezzi al dettaglio più bassi? Sì, ma solo per i prodotti che incorporano tecnologie Drm.
  • Gli studenti italiani: p2p forever, Punto Informatico, 25 giugno 2006. Un nuovo rapporto basato su interviste ai maturandi di quest’anno evidenzia non solo l’ampio uso della rete ma anche le convinzioni dei giovani utenti: non basteranno le leggi a fermare condivisione e download illegali.
  • Patto di Sanremo, produttori vs Isp, Punto Informatico, 25 giugno 2006. Il codice di condotta Aiip e Asstel secondo discografici e produttori audiovisivi italiani non ha nulla a che vedere con il Patto, che prevede la messa in atto di strumenti contro la pirateria, in particolare quella via Internet.
  • Sì, ma Mpaa ha fatto pressioni su Stoccolma, Punto Informatico, 25 giugno 2006. In una lettera i discografici avrebbero intimato al Governo svedese di oscurare The Pirate Bay, il celeberrimo sito BitTorrent vittima nei giorni scorsi di un blitz della polizia.
  • Creative Commons, patto con Microsoft, Punto Informatico, 22 giugno 2006. Lessig e' entusiasta: l'integrazione delle CC in Office porterà lontano le celebri licenze aperte. Un tool garantirà agli autori la possibilità di inserire con un clic le licenze scelte all'interno dei propri documenti. Microsoft? Gongola.
  • P2p, affonda il patto di Sanremo?, Punto Informatico, 22 giugno 2006. Chiedono lumi in una interrogazione al ministro dei Beni Culturali due deputati della maggioranza che vogliono sapere, tra l'altro, a quale titolo parteciparono al Patto i rappresentanti dell'industria dell'audiovisivo.
  • Drm e copyright, Wipo ci riprova, Punto Informatico, 15 giugno 2006. I sostenitori dei diritti digitali temono il peggio: in Spagna i

grandi broadcaster organizzano il colpaccio. In vista contenuti blindati, divieti di riproduzione e nuove forme di copyright esteso.

  • Grillo a Prodi: ecco le proposte della rete, Punto Informatico, 9 giugno 2006. Il grillo nazionale ha presentato al premier le proposte elaborate sul suo celebre blog insieme agli utenti e agli esperti. Le Primarie dei Cittadini hanno gia' fatto breccia nel Governo. Chiesta l’abolizione della Urbani.
  • Copia privata, parte la campagna italiana, Punto Informatico, 9 giugno 2006. La lancia Scarichiamoli.org con una lettera aperta ad una parlamentare che già aveva agito su questo fronte. Per obbligare i produttori a consentire la copia privata dei contenuti legalmente acquistati. Un’idea che sta affermandosi in Uk.
  • Il nuovo copyrigt americano, Punto Informatico, 7 giugno 2006. L’ombra delle major dietro una riforma alle legge sul Copyright che impone una marea di nuove licenze, ad esempio sull’utilizzo della cache. Scatta l’allarme di Eff, parte la mobilitazione. Ma forse è tardi.
  • Parigi: ecco il drm alla francese, Punto informatico, 12 maggio 2006. Il Senato approva nuove modifiche alla legge sul diritto d'autore: il codice del drm dovrà essere svelato per garantire la possibilità di convertire i file da un formato all'altro. Pene leggere per chi scarica file protetti.
  • P2p, un abbonamento legale è possibile, Punto Informatico, 30 maggio 2006. Uno dei massimi esperti francesi di diritto privato e questioni legate al copyright. Nessuna norma internazionale o locale vieterebbe la creazione di un abbonamento mensile flat per chi scarica e condivide su Internet. Una speranza?
  • La scure Siae cala sui podcast, Punto informatico, 11 aprile 2006. Solleva qualche attenzione tra gli utenti italiani la decisione della SIAE di introdurre una nuova licenza: chi vorra' usare musica in gestione SIAE nei suoi podcast dovra' pagare. Ecco come e quanto
  • Australia, lecito registrare programmi e musica. Per uso esclusivamente privato: il paese si avvia ad un allargamento delle maglie delle attuali leggi sul diritto d'autore. Per compensare gli autori si parla di tassa sull'iPod. Un articolo con spunti positivi e negativi, di sicuro interesse per un confronto internazionale.
  • Francia, Legale l'uso del p2p.Una sentenza francese crea un precedente inaudito in Europa: sfruttarea fini personali le piattaforme di scambio non puo' essere considerato un reato. Clamore su tutta la rete. L'industria: ricorreremo in appello.
  • Gli artisti scomunicano Riaa e soci. Clamorosa sortita in Canada di molti protagonisti della scena musicale: Quello che dicono le major su DRM, pirateria e P2P non è quello che pensiamo, ne' ci sentiamo da loro rappresentati. E mettono su un sito per dirlo.
  • La fine del freeloading digitale Il Senato degli Stati Uniti sta valutando una nuova legge che obbliga radio digitali e satellitari ad utilizzare sistemi DRM per evitare il fenomeno del freeloading, la libera registrazione di brani in formato digitale.
  • La Carta Adelphi sulla creatività, l’innovazione e la proprietà intellettuale